L’amour debout

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6.0 Awesome
  • voto 6

Amori che fanno diventare adulti

Léa (Adèle Csech) fa la guida turistica e sembra che svolga questa professione non semplicemente per arrotondare, ma con un gusto per la scoperta e la bellezza. L’amour debout si apre proprio facendocela vedere all’opera ed è interessante notare come il regista, Michaël Dacheux, non opti per i luoghi più celebri e turistici de la Ville lumiere, ma scelga di portarci a spasso nel Parc de la Villette nel diciannovesimo arrondissement. Ad attenderla alla fine del tour c’è Martin (Paul Delbreil), il quale spera di riallacciare la loro relazione – per entrambi è stata la prima storia d’amore. In realtà il venticinquenne coltiva anche un altro sogno: concretizzare la sua passioneper il cinema realizzando un lungometraggio. «Mi interessava raccontare di un giovane che tiene laboratori di cinema, mostrando una realtà sociale che non è spesso rappresentata, come se fosse indecente mostrarla nei film, anche se questa attività fa parte della vita quotidiana di molte persone che conosco. Filmando queste tensioni, gli inizi di un giovane non ancora affermato nell’industria cinematografica ma che desidera fare film, e altri personaggi appartenenti a realtà sociali molto diverse – studenti delle scuole superiori di periferia, un operatore socioculturale e un critico cinematografico – ho posto la questione da un punto di vista più etnografico che non di finzione» (dalle note di regia). L’attenzione a voler narrare tutto ciò senza dubbio deriva dalla stessa esperienza del regista, non un parigino doc, ma proveniente dalle Landes, il quale ha uno sguardo diverso verso la capitale, oltre alla consapevolezza di chi si è dovuto fare le ossa per realizzare la professione desiderata.
L’amour debout ha un sapore che ricorda indubbiamente tinte e umori della Nouvelle Vague (in particolare di Rohmer), ma senza la medesima potenza o lo stesso guizzo autoriale (non è casuale che, tra gli altri, venga citato esplicitamente Jean Eustache, tra gli esponenti più rilevanti della generazione post Nouvelle Vague. A lui è dedicata una delle retrospettive del Torino Film Festival 2018). I due protagonisti provano a diventare adulti facendo i conti proprio con ciò che il primo amore ha provocato in loro. Il regista francese opta per scandire la narrazione nelle stagioni (anche questa non è una soluzione nuova) partendo dall’autunno fino a concludersi in estate e questa decisione è ancora una volta sintomatica delle influenze di un cinema studiato e apprezzato.
Dacheaux ha ricevuto per L’amour debout la nomination per la Queer Palm all’ultimo Festival di Cannes perché, tra le varie sfumature che il lungometraggio affronta, c’è l’amore presentato in tutte le sue diverse declinazioni, in un’ottica di scavo della propria identità. D’altro canto Léa, con tutta la sua freschezza e genuinità di ragazza, deve metabolizzare l’incontro con un uomo più grande.
Il film è stato presentato nella sezione Festa Mobile alla 36esima edizione del Torino Film Festival.

Maria Lucia Tangorra

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