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L’amica geniale – Storia del nuovo cognome

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Piccole donne crescono

Lenù e Lila sono cresciute. E lo è anche insieme a loro, attorno a loro, l’Italia post-bellica, entrata ormai prepotentemente negli anni del boom economico. Così come ogni esperienza di crescita individuale è la cronistoria di un ampliamento continuo degli orizzonti, parimenti L’amica geniale – Storia del nuovo cognome allarga progressivamente l’obiettivo fino ad includere, di fronte allo sguardo ancora guardingo delle protagoniste, delle loro famiglie e dello spettatore stesso, un proliferare di nuove realtà e di possibilità per molti quasi impensabili, in tempi neanche troppo lontani; quelli, tanto per dire, affrescati da Saverio Costanzo con tocchi di rara sensibilità e ancor più ammirevole precisione ambientale nella prima stagione de L’amica geniale, prodotto televisivo che è senz’altro approdato oltre il forse riduttivo concetto di “serie”, diventando vero e proprio fenomeno di costume.

Con apprezzabile tempismo gli episodi di questa nuova stagione, andati in onda in Italia tra febbraio e marzo 2020 (ma da poco in programmazione anche negli Stati Uniti: ricordiamoci sempre che vi è pure HBO tra gli artefici della serie), vengono ora distribuiti in edicola con cadenza settimanale: un’occasione davvero ottima per recuperarli, rivederli la seconda volta o comunque collezionarli, riflettendo così su un passato della nostra nazione che rischia di apparire ancora più distante, adesso che l’emergenza coronavirus ha avuto un impatto a dir poco drastico sul nostro stile di vita.
Parlavamo poc’anzi di un ampliarsi delle prospettive singole nonché collettive in Storia del nuovo cognome: gioie e dolori del matrimonio con Stefano Carracci per Lila Cerullo, l’aprirsi del mondo accademico a Pisa per la titubante Elena Greco, volendo ridurre all’osso i temi privati di un racconto molto più ricco di sfumature, di momenti topici, di confronti anche aspri tra le due co-protagoniste.

L’Italia sapientemente descritta da Saverio Costanzo è un paese in cui le distanze tra città e regioni differenti si accorciano, in cui è una fascia sempre più ampia della popolazione (soprattutto giovane) a beneficiare dell’istruzione di base e di efficienti canali d’informazione, in cui gli elettrodomestici entrano nelle case assieme a quelle discussioni accanite su politica e società, che prima erano patrimonio esclusivo del ceto abbiente. O meglio, non funziona così ancora per tutti, ma le evidenti mutazioni sociali subentrate nel corso degli anni ’60 acquistano visibilità e spessore di episodio in episodio.
La grazia del regista nel rivelarci le scelte e il carattere degli interpreti, a partire dal fantastico duo composto da Gaia Girace (Lila) e Margherita Mazzucco (Lenù), per lambire poi i sentimenti di ogni altro personaggio, compresi quelli che hanno a disposizione poche scene per conquistare l’attenzione del pubblico, è anche qui qualcosa di encomiabile. Si continua pertanto ad empatizzare in profondità con le figure create dalla penna di Elena Ferrante e portate sullo schermo da Saverio Costanzo con tanta schiettezza, ancorandole peraltro a uno sfondo che – si tratti del rione napoletano da cui si è partiti o della gaia Pisa universitaria esplorata da Lenù nei nuovi episodi – non è mai solo calligrafico né di segno minimalista, bensì costantemente vivificato da un’approccio savio, calibrato e pienamente cosciente alle dinamiche (anche scenografiche) del set. Se in Storia del nuovo cognome vogliamo trovare una pecca, la si può rinvenire a nostro avviso in certi cambi stilistici e di tono un po’ urticanti, dovuti all’estemporaneo cambio di regia del 3° e 4° episodio, intitolati rispettivamente Scancellare e Il bacio: laddove la “vice” Alice Rohrwacher tenta un approccio indubbiamente più fresco e quasi “espressionista” ai turbamenti post-adolescenziali di Lila, di Lenù e dell’ineffabile Nino Sarratore, quasi il prototipo quest’ultimo di una certa sinistra italiana, nella sua perpetua oscillazione tra l’aderire a grandi cause e il ripiegare poi nel privato su atteggiamenti di gran lunga più superficiali e meschini, l’estetica generale dell’opera pare sgranarsi un po’ troppo. Coi suoi piccoli svolazzi autoriali questa “gita al mare” tanto gravida di conseguenze, per i protagonisti, è causa, stilisticamente, di una frattura non del tutto giustificata. Purtuttavia, anche quei momenti si riveleranno poi funzionali al maturare di una stagione, in cui l’accumularsi di tensioni intime, private, è destinato a sedimentarsi nella coscienza critica ed emotiva dello spettatore, dando vita a un affresco collettivo di tutto rispetto.

Stefano Coccia

L’amica geniale – Storia del nuovo cognome è disponibile in visione gratuita, assieme a molti altri contenuti, sulla piattaforma RaiPlay.

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