La corrispondenza

0
4.5 Awesome
  • voto 4.5

Tracce di noi nello spazio profondo

Invitati caldamente – e come noi tutti coloro che hanno assistito alle proiezioni stampa del film nei giorni scorsi – a non rivelare tutta una serie di snodi chiave presenti nella trama de La corrispondenza, non possiamo che accogliere la gentile richiesta fatta recapitare per conto del regista, della produzione e della distribuzione, limitandoci a riportare in maniera fedele la sinossi ufficiale dell’ultima fatica dietro la macchina da presa di Giuseppe Tornatore, che si riaffaccia nelle sale nostrane (con 01 Distribution in 400 copie), senza alcuna anteprima festivaliera nel cassetto, a tre anni dal pregevole La migliore offerta. Il tutto, non per una questione di spoiler, ma per non togliere il gusto della scoperta allo spettatore di turno che dal 14 gennaio sceglierà di andare a vederlo, poiché il solo rivelare quanto accade nei frangenti iniziali rischia in effetti di privare la fruizione di un possibile motivo di interesse. Di conseguenza, ci atteniamo alle disposizioni fornite e ci scusiamo in anticipo se l’analisi che segue non sarà esaustiva e approfondita quanto invece avremmo voluto. Ciò che possiamo dirvi è che la protagonista della pellicola è una giovane studentessa universitaria fuori corso di nome Amy Ryan, che impiega il tempo libero facendo la controfigura per la televisione e il cinema. La sua specialità sono le scene d’azione, le acrobazie cariche di suspense e le situazioni di pericolo che nelle storie di finzione si concludono fatalmente con la morte del suo doppio. Le piace riaprire gli occhi dopo ogni decesso, perché la rende invincibile, o forse l’aiuta a esorcizzare un antico senso di colpa. Ma un giorno il professore di astrofisica, tale Ed Phoerum, di cui è profondamente innamorata da anni, sembra svanire nel nulla. È fuggito? Per quale ragione? E perché lui continua a inviarle messaggi in ogni istante della giornata?

Con queste domande, le stesse dalle quali partiamo anche noi per dare forma e sostanza alla recensione, che conducono la ragazza lungo la strada di un’indagine molto personale, inizia la storia de La corrispondenza. Lette le poche righe di sinossi è però facile individuare come primo ingrediente base nell’architettura drammaturgica dell’opera, una linea mistery piuttosto accentuata, che servirà come già in passato al cineasta siciliano per alimentare il plot e per disegnare le figure che lo popolano. Come ne La sconosciuta o nel già citato La migliore offerta, infatti, a un iniziale tentativo di depistaggio in termini di genere segue a pochi minuti di distanza un cambio piuttosto drastico di pelle, che trascina il tutto nella sfera del thriller più o meno cervellotico. Nel caso de La corrispondenza, il caro vecchio Peppuccio passa nell’arco di una manciata di scene da un incipit melò con un dialogo consumato in una stanza d’albergo degno di una soap opera sudamericana old style (il doppiaggio ci mette il suo nel peggiorare le cose), a quella che si rivelerà ben presto la sua vera natura, transitando persino per un tentativo anche piuttosto intrigante di pseudo-fantascienza. Purtroppo, questa volta il meccanismo innescato non sortisce gli stessi esiti, al contrario si inceppa clamorosamente dando origine a un effetto domino che spazza via l’interessante idea che vi è alla base. La suspense che rappresenta la colonna portante di ogni mistery che si rispetti, qui fa fatica a crescere e a generare aspettative capaci di tenere incollati gli spettatori agli eventi che si susseguono sullo schermo. Gran parte dello soluzioni trovate da Amy per andare avanti nella sua indagine e dipanare la matassa sono di fatto sbrigative e fin troppo facili, in certi casi persino troppo fantasiose.
Il risultato è una boriosa odissea amorosa la cui esistenza viene messa ancora più in discussione dall’infame destino, ma che per quelle dinamiche che non possiamo rendere note riesce comunque a sopravvivere oltre il tempo e lo spazio. In soccorso della coppia e del loro sentimento, a colmare in parte quel vuoto legato a una distanza fisica che si fa sempre più abissale, arrivano le moderne tecnologie di comunicazione ed è su e con quelle che Tornatore e i suoi protagonisti (interpretati dagli spaesati Olga Kurylenko e Jeremy Irons) affrontano la sfida. Così tra una mail, un collegamento skype, un video-messaggio, un pacco, una lettera, un biglietto, un sms e un vagare tra i luoghi della memoria (bellissime le location, in particolare quella di Borgoventoso), la noia prende ben presto il sopravvento, raggiungendo inevitabilmente il punto di saturazione.

Il Tornatore de La corrispondenza è il cugino lontano di quello che anni or sono aveva portato a casa un meritatissimo Oscar con quel capolavoro che risponde al titolo di Nuovo Cinema Paradiso, ma anche la copia sbiadita del regista che non più tardi di qualche anno fa aveva messo la firma su un film riuscito come La migliore offerta. Qui annaspa letteralmente e si intestardisce nel tentativo laborioso di far convivere simbolismi ed elementi magici alla cruda realtà, ma anche nel provare a dare forma e sostanza, riuscendoci solo in minima parte, a un contrappunto che pone la perfezione tecnologica (i mezzi di comunicazione) al cospetto dell’ineffabile che avvertiamo, ma che non riusciamo il più delle volte a cogliere sino in fondo. A nulla servono le note di un Morricone che, oltre alle solite e riconoscibili sontuose musiche orchestrali, si misura con sonorità elettroniche a lui sconosciute. Queste si sposano e accompagnano immagini belle da vedere, ma che sono il frutto di quel manierismo esasperato che caratterizza il Tornatore di opere come L’uomo delle stelle, Maléna o Baarìa.

Francesco Del Grosso

Leave A Reply

tredici − nove =