Kingsman – Secret Service

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8.0 Awesome
  • voto 8

Allevando un super agente segreto

Non date retta a chi vi descriverà Kingsman: Secret Service come un film unicamente finalizzato ad un intrattenimento ludico riservato al solito target di teen-ager. La realtà racconta altro. Poiché Matthew Vaughn, pellicola dopo pellicola, ha affinato una formula vincente capace di mettere d’accordo un pubblico che più trasversale non potrebbe davvero essere: quello degli appassionati di cinema e fumetto. Dopo il già riuscitissimo Kick-Ass (il primo, datato 2010) il “miracolo” si perpetua rafforzandosi anche in questa sua ultima fatica, sempre mescolando con una intelligenza pochissime volte riscontrabile nel panorama contemporaneo sense of humour, dramma, critica sociale, romanzo di formazione sui generis e molto altro ancora. Il tutto scandito da un ritmo irresistibile che riesce a replicare con precisione chirurgica sul grande schermo quel processo mentale tipico del lettore di fumetto cartaceo, in grado di dare libero sfogo a fantasia e immaginazione. Al giorno d’oggi – sovente prigionieri di una tecnologia senz’anima – potrebbe sembrare una contraddizione in termini, quella di guardare e, allo stesso tempo, fantasticare; per fortuna non è (ancora) così, grazie ad opere quali Kingsman: Secret Service che sembrano un viaggio infinito sulle montagne russe, continuamente votato al motto di “aspettarsi l’inaspettato”. E non solo nei virtuosismi di regia ma anche nell’evolversi di una trama in apparenza non troppo originale ma che svela, sequenza dopo sequenza, pure insospettabili spunti di riflessione. Perché alla fine, al pari del già menzionato Kick-Ass e di X-Men – L’inizio (2011) anche Kingsman è un’opera dalle stimmate nemmeno troppo sottilmente politiche, un vero inno alla resistenza umana contro l’omologazione di massa. Osservare, per credere, la descrizione del villain di turno, il Valentine ottimamente interpretato da Samuel L. Jackson, per l’occasione coadiuvato da una letale fanciulla provvista di arti artificiali alla Oscar Pistorius, con evidente richiamo alla nerissima cronaca vera. Fedele alla veritiera teoria che un personaggio negativo denso di sfaccettature aumenta lo spessore del film, Vaughn ne fa un capitalista figlio di multinazionale il cui unico scopo è quello di resettare le menti delle masse globali, operando in loro un condizionamento mentale – tramite, appunto, le nuove tecnologie utilizzabili da cellulare – che le riporti ad uno stato semi-primitivo in cui è impossibile trattenere gli impulsi violenti. Una rivincita del cinema puro sul minaccioso nuovo che avanza nonché una premessa narrativa che da il la a molte situazioni in bilico tra grottesco e satira (ricordate la peculiarità principale di Scanners di David Cronenberg? Ebbene il finalissimo lo cita apertamente, seppur in chiave cartoonesca e priva di sangue…) dove diventa impossibile non parteggiare apertamente, seppur mai in chiave manichea, per i “buoni”. Già, i buoni. Ovvero l’attrezzatissima squadra di controspionaggio del titolo, in perenne lotta contro il crimine planetario. Nella quale non tutti possono però considerarsi integerrimi, senza spoilerare qualcuna delle molteplici sorprese del film. Il quale, in fondo, si rifà apertamente al filone straclassico del pigmalione che prende sotto la sua ala protettiva l’adolescente scapestrato, spunto utilizzato in molteplici pellicole da Sabrina di Billy Wilder a My Fair Lady di George Cukor. Tutto ancora perfetto, nel citazionismo sfrenato di Kingsman; visto che Colin Firth incarna con stile perfettamente british ciò che rimane dell’iconografia tradizionale del vecchio James Bond, passando con disinvoltura dal drink all’azione ipercinetica, mentre il giovane Taron Egerton – nella parte del figlio d’arte Eggsy, predestinato al “mestiere” – ci mette la faccia tosta del ragazzo pronto a tutto le esperienze possibili e oltre con la dovuta dose di incoscienza.
Senza timore di sbilanciarci oltremisura possiamo dunque affermare che il cinema action da comic book – e tale è da considerare Kingman: Secret Service, che si ispira a The Secret Service di Mark Millar (autore anche di Kick-Ass) e Dave Gibbons – nuova e c’è da sperare duratura frontiera del genere, ha trovato in Matthew Vaughn il definitivo profeta, per la soddisfazione di ragazzi e adulti. E quando il cinema riesce a mettere d’accordo generazioni lontane tra loro – nonostante coloro che strepiteranno sull’alto dosaggio di violenza, a parer loro certamente diseducativa presente nel film – c’è solo che da essergli profondamente grati. Anche perché, offrendo ben di peggio la vita reale, una risata liberatoria a bocca spalancata per lo stupore potrebbe davvero ottenere insospettabili effetti sia riflessivi che catartici. E magari aiutare ad acquisire una maggiore consapevolezza, come accade al giovane protagonista di Kingsman – Secret Service.

Daniele De Angelis

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