Judy

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9.0 Awesome
  • voto 9

Il mito che incanta

Un’eccezionale ed intensa Renee Zellweger commuove interpretando la grandissima Judy Garland nel film Judy di Rupert Goold, in anteprima alla quattordicesima edizione della Festa del Finema di Roma.

Sono passati trent’anni da quando la piccola Judy incantava le platee con Il Mago di Oz, e la Garland deve fare i conti con una carriera in declino a causa del suo essere inaffidabile, un ex marito, Sydney Luft, che vuole la custodia dei due figli per dar loro la stabilità che non hanno passando da uno show all’altro e vivendo in albergo con una madre che li ama ma non conosce altro modo di prendersene cura, e soprattutto con una vita passata con le pillole: pillole per tirarsi su, pillole per saziare la fame, pillole per dormire, una dipendenza da farmaci che, unita a quella per l’alcool, la porterà ad una morte prematura.
La verità dietro il mito: la Garland vive su un palcoscenico dall’età di due anni, sfruttata dallo show business americano e costretta a sacrifici enormi per essere sempre perfetta e corrispondere alla sua immagine di ragazza della porta accanto, sognando una famiglia e una vita normale ma al contempo non potendo fare a meno di essere una star. La cinica figura del produttore Louis Burt Mayer, incontrastato e dispotico capo del più celebre Studio hollywoodiano, la Metro Goldwyn Mayer, ben incarna l’essenza della crudeltà della “fabbrica del cinema”: dove i suoi attori, per raggiungere è mantenere il successo, vengono trattati come operai schiavi da chi i film li produce. Una esplicita critica dello show business americano, contrapposto nel film all’approccio più umano della vecchia Europa. Siamo nel 1968, e Judy, per riottenere la custodia dei figli, accetta di esibirsi in una serie di concerti a Londra; qui il Mito è sempre vivo, e la Garland viene trattata come la star che è, ma deve fare ancora i conti con le sue ansie e paure. Ansia da prestazione, paura del palcoscenico, sono la norma in chi deve esibirsi davanti ad un pubblico; è anche per provare questa emozione che gli artisti vanno in scena, ma magicamente tutto svanisce in un istante, con la prima battuta per un attore o la prima nota per un cantante. In Judy la sensibilità d’artista è aumentata dallo stress cui è stata sottoposta lungo tutta la sua vita e dalle sue insicurezze come donna. Cinque mariti, tre figli, la maggiore dei quali diventerà a sua volta un mito, la grandissima Liza Minnelli, testimoniano il suo bisogno di essere amata ma anche il suo fallimento in tal senso.
Il film Judy ci mostra con sensibilità e raffinatezza una donna fragile che si trasforma in tigre quando è sul palco per fare ciò per cui è nata: cantare. Il suo incontro con due buffi fans gay lomdinesi saranno l’incontro più vero dell’ultimo periodo della sua vita, regalandole per una sera la possibilità di essere se stessa. Presenti a tutti i suoi concerti perché avevano dovuto saltare il primo in quanto uno dei due era in carcere a causa della sua omosessualità, a testimoniare che anche la civile Inghilterra ha i suoi lati bui, per sostenerla faranno partire il coro di Over the Rainbow che chiuderà la sua ultima esibizione in un tripudio di emozione.

Grande attenzione e cura nella ricostruzione degli ambienti; una fotografia che privilegia l’intensità di storia e personaggi a scenari spettacolari; grandi interpreti anche tra i comprimari, tra cui il volto noto di Sir Michael Gambon, qui l’impresario londinese di Judy ma noto per esser stato per anni il professor Silente della saga di Harry Potter; una protagonista da brividi, una Zellweger eccezionale come attrice e come cantante, che incanta e commuove; un cocktail perfetto che arriva al cuore del pubblico, come la Dorothy di Judy Garland ne Il mago di Oz.

Michela Aloisi

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