“Je suis comme je suis”: incontro con Anna Karina

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Conversazione con Anna Karina in occasione della 34esima edizione del Bergamo Film Meeting

In trent’anni Olivier Séguret, critico cinematografico e giornalista culturale, non aveva mai intervistato Anna Karina. Grazie alla cornice della 34esima edizione del Bergamo Film Meeting è riuscito a realizzare quest’aspirazione dando vita a un incontro molto emozionante e sentito. Il tutto è avvenuto all’interno dell’omaggio a lei dedicato dalla kermesse bergamasca, che comprendeva film più noti (ad esempio Pierrot le fou di Jean-Luc Godard, 1965 e Pane e cioccolata di Franco Brusati, 1974) e vere e proprie chicche come l’opera da lei diretta nel 1973 Vivre ensemble.

L’artista, di nascita danese ma trapiantata in Francia, è nella memoria di tutti per il suo volto in Une femme est une femme di Jean-Luc Godard, di cui divenne musa ispiratrice. Ci sono artisti che restano nel tempo e lei è tra queste, rivelandosi, tra l’altro, una continua sorpresa per la versatilità artistica. Autrice (anche di romanzi), attrice, regista, produttrice cinematografica, traspare dal suo sguardo un amore per il pubblico e per gli incontri che ha avuto.
Ecco a voi il resoconto dell’incontro con domande poste da Séguret e dalla stampa presente.

D: Qual è il suo sguardo su questa storia del cinema e sulla traiettoria presa?

Anna Karina: Non pensavo che sarebbe durata tanto come storia ed è straordinario vedere tutto questo interesse anche verso la Nouvelle Vague. Ringrazio tutti i registi con cui ho lavorato, tra cui figurano anche molti italiani come Luchino Visconti, Franco Brusati e attori quali Marcello Mastroianni e Nino Manfredi.

D: Molti giovani, infatti, continuano ad essere molto affezionati a lei e al periodo che rappresenta. Lei è una testimone e icona di quel tempo e della sua evoluzione

Anna Karina: Quello della Nouvelle Vague era un modo di fare, parlare ed agire e credo che ancora oggi non sia fuori moda. Ho avuto la fortuna di avere molti regali nella mia vita e quest’esperienza è tra questi.

D: Tra le cose di quel tempo di cui si continua a parlare e che resta attuale, seppur con cambiamenti, è la censura. Cosa può dirci a riguardo vista anche la reazione che ci fu quando uscì La Religieuse di Jacques Rivette (1966) (in italiano Susanna Simonin, la religiosa, nda)

Anna Karina: Ero giovane e quando lo portammo in teatro, in realtà era stato molto apprezzato, non c’era stata alcuna polemica sulla pièce, anzi ebbe grande successo. Qualche anno dopo il film, invece, fece uno scandalo spaventoso. Godard si disse costernato a riguardo e lo espresse in una lettera. Non capivamo cosa potesse esserci in una giovane donna che non vuole prendere i voti.

D: Può dirci qualcosa su Rivette tra l’altro, purtroppo, recentemente scomparso (29 gennaio 2016)

Anna Karina: Mi ha molto rattristata la sua perdita. Era una persona abbastanza segreta, sicuramente sapeva bene cosa voleva e cosa no. Ne La Religieuse c’è una grande prevalenza di scene da grande distanza e pochi primi piani, il tutto per privilegiare le scene. A un certo punto, il direttore della fotografia gli fece un’osservazione a riguardo, ma nulla, a un tratto si è rotto il 35 mm e la scelta è quindi caduta, per coerenza con quello che dicevamo prima, su un 28 mm.
Con lui ho realizzato anche un altro film nel ’95, Alto basso fragile, per cui mi aveva chiesto di portare anche degli oggetti personali affinché tutto fosse più autentico. Mi ricordo che lo vedevo di lato alla macchina da presa e mi sorprese, perché, invece, nel nostro immaginario il regista è dietro la cinepresa. Non ho mai saputo il perché di quella posizione, ho supposto che lo facesse un po’ per stare più vicino agli attori e anche per controllare più da vicino i tecnici.

D: Adesso che gusto del cinema coltiva, che spettatrice è?

Anna Karina: Vedo moltissimi film, compresi le commedie musicali americane, non ho un genere prediletto. Ho visto ben cinque volte Bienvenue chez les Ch’tis di Dany Boon (distribuito in Italia con il titolo Giù al Nord, nda).

D: Cosa pensa delle attrici di oggi?

Anna Karina: Oggi fanno molta tv, tra quelle della nuova generazione apprezzo molto la Cottilard, con cui ho anche lavorato in un lungometraggio con la Cotillard diretto da mio marito, Dennis Berry (Chloé, nda).

D: Come vede il mestiere dell’attrice? C’è stata un’evoluzione anche nel rapporto con la pubblicità?

Anna Karina: Adesso sono cambiate molte cose, prima era più complicato tecnicamente parlando. Allora bisognava provare molto anche per rispettare i punti della traiettoria. Resta l’aspetto della qualità della recitazione e quello è un lavoro molto interno all’attore e non credo che sia mutato, bisogna sentire la parte e fare del proprio meglio per non mancare il personaggio.
Rispetto alla questione delle pubblicità, anche io le ho girate, però i media ora sono più pervasivi, allora non esisteva la televisione che questo cambi o meno la natura del mestiere non so dirlo.

D: Oggi si recita molto anche nelle fiction tv

Anna Karina: Gli attori magari si ritrovano ad accumulare ruoli a gran velocità, però quello che posso dire è che tutto quello che si fa velocemente, se ne va altrettanto velocemente. La Nouvelle Vague, invece, ancora adesso ha un pubblico in tutto il mondo.

D: Qual è la caratteristica della Nouvelle Vague che ha permesso di provocare un’impronta così duratura?

Anna Karina: C’est un esprit ed è quello di Godard.
All’epoca molti odiavano quei film; ora molti giovani li amano indipendentemente dalla nazionalità.

D: La retrospettiva organizzata dal Bergamo Film Meeting ha riproposto film come Ce soir ou jamais di Michel Deville (1961) poco visto da noi in Italia. Può dirci se l’avete realizzato come se fosse una pièce?

Anna Karina: Deville non aveva ancora pensato a me. Aveva visto Le petit soldat, che a sua volta era stato censurato, e mi vedeva per un altro ruolo, una giovane attrice che nel film ottiene la parte. La protagonista doveva essere interpretata da Marie-José Nat che però stava lavorando con Henri-Georges Clouzot per La verité. Le riprese di quest’ultimo si protrassero e Ce soir ou jamais doveva esser girato tutto in studio e gli studi erano stati già affittati perciò, anche per le coincidenze del caso, mi sono ritrovata ad interpretare la protagonista. Ho lavorato come una forsennata, è stata una grandissima occasione per me.
Ricordo che quando feci leggere la sceneggiatura a Godard la definì “ridicola” e lui, come sappiamo, non ha mai scritto una sceneggiatura in vita sua. Quando poi, però, ha visto il film, gli è piaciuto moltissimo e lì mi ha proposto Une femme est une femme (tit. it. La donna è donna, nda)

D: Può raccontarci del suo essere anche cantante?

Anna Karina: Avevo già cantato in diversi film prima di Anna per la regia di Pierre Koralnik (1967), oltre ad aver registrato 45 giri come si usava a quel tempo. Ho lavorato molto con Serge Gainsbourg, abbiamo riso moltissimo insieme, ci siamo divertiti nel condividere varie esperienze insieme. Va detto che però Gainsbourg era molto serio sul lavoro, attento ai dettagli.

D: Ha lavorato con così tanti registi, tutti con una differenza nell’estetica. A ciò corrispondeva una direzione diversa degli attori?

Anna Karina: Je suis comme je suis. Io ascolto sempre il regista anche a costo di sbagliarmi se sbaglia lui anche perché credo che non sia possibile che ogni componente si metta a fare il proprio film.

Maria Lucia Tangorra

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