Janis

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7.0 Awesome
  • voto 7

Urlando contro la vita

Nel 1972 la più grande voce femminile del blues si spegneva. Janis Joplin moriva al  Landmark Motor Hotel di Hollywood. Stroncata da un’overdose di eroina. A soli ventisette anni se ne andava la voce femminile più importante del rock. Ventisette maledetti anni, maledetti come quelli che avevano, tra gli altri, visto troncare le esistenze di Jimi Hendrix, Amy Winehouse, Kurt Cobain, Jim Morrison: coincidenze funeste che consegnano per sempre al mito e alla leggenda la vita di una rockstar.
Una vita, quella di Janis Joplin, vissuta al limite, sempre pericolosamente in bilico tra droghe e alcol: compagni confortevoli, amici sempre vicini nei quali affogare dolori e malesseri di un’esistenza piena di tristezza e dolore, i demoni che fin da piccola Janis si è portata dentro di sé.
Amy Berg, regista e sceneggiatrice di questo sentito documentario, ha impiegato ben 8 anni per portarlo a termine, tra raccolta di materiale e problemi produttivi. Una mole di lavoro imponente, grazie alla quale la documentarista americana è riuscita a dar vita a Janis (nella versione originale Janis: Little Girl Blue), un ritratto autenticamente introspettivo della cantante, una parabola della sua tormentata esistenza che si inserisce in una stagione, musicale e culturale, irripetibile.
Con il volto ricoperto di acne e in sovrappeso, Janis Joplin era una bambina che cercava disperatamente rifugio nella musica per domare le proprie insicurezze. A 17 anni lascia il college e fugge di casa, abbandonando la cittadina di Porth Arthur in Texas nella quale non può che sentirsi stretta, schernita dai compagni e non compresa dai familiari. Un pullman che la porta in California la attende dietro l’angolo: da lì in poi si farà la storia del rock.
Dalla collaborazione coi Big Brother and the Holding Company, all’avventura da solista, la storia di Janis viene ripercorsa dalla cantante stessa, attraverso le decine di lettere inviate ai genitori.
Filmati d’epoca, testimonianze e interviste a parenti e amici, apparizioni in tv e live folgoranti: Amy Berg ricorre a un corposo apparato di repertorio per mettere in scena la donna Janis Joplin, dai suoi primi anni di vita al successo planetario, evitando intelligentemente un’agiografia della cantante: la Berg si sofferma soprattutto sull’universo emotivo della Joplin, un mondo interiore continuamente tormentato da quelle insicurezze che l’hanno messa sempre alla prova contro se stessa, facendola sentire mai adeguata in tutto ciò che faceva/viveva.
Narrata dalla voce di Gianna Nannini (Cat Power nella versione originale), la storia di Janis Joplin scivola via tra le sue portentose canzoni e quell’indole autodistruttiva che l’ha portata alla inevitabile morte. Un racconto onesto, emozionante e doloroso. La musica e il successo l’hanno portata alla distruzione verrebbe da dire: in realtà, fu proprio la musica ad allungarle la vita, a darle quella forza e quella voglia di rivalsa che limpidamente usciva fuori dalla sua voce potente, quella voce capace con un urlo di sgretolare qualsiasi fragilità: quella voce più forte di ogni dolore.

Federica Bello

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