Intervista a Michał Krzywicki

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Parla il regista di The Day I Found a Girl in the Trash

Primo film in concorso ad essere proiettato al Fantafestival 2022, The Day I Found a Girl in the Trash è stato salutato alla fine dei titoli di coda con un caloroso applauso, cui ha fatto seguito un Q&A in sala particolarmente vivace, intenso. Vi hanno partecipato, assieme allo staff del festival, il regista Michał Krzywicki e l’attrice protagonista Dagmara Brodziak.
Molte le domande anche da parte del pubblico, curioso di conoscere l’ispirazione di un film che pone nell’immediato futuro dell’Europa un’originale visione distopica, affine però a certe privazioni delle libertà più elementari che, in forma diversa ma con modalità non meno sinistre, cominciano ad affacciarsi anche oggi in un Occidente eticamente, politicamente ed economicamente allo sbando. Tanti altri temi e approcci stilistici si intrecciano però nel caleidoscopico lungometraggio giunto dalla Polonia. In quanto media partner della kermesse capitolina, noi di Cineclandestino avevamo già avuto modo di confrontarci con la delegazione del film. Ed è proprio con il regista, Michał Krzywicki, che abbiamo avuto il primo, interessante scambio di vedute…

D: Innanzitutto, congratulazioni per il film, The Day I Found a Girl in the Trash: ci pare che altrove sia stato presentato come tuo lungometraggio d’esordio, in ogni caso lo abbiamo trovato stilisticamente molto curato e pieno di tematiche interessanti, attuali. Quali sono allora i tuoi modelli registici, se è possibile citarne qualcuno?
Michał Krzywicki: Tecnicamente è il mio secondo film. Il primo era completamente diverso ma si configurava comunque come una miscela di generi. Ci siamo innamorati della sperimentazione allora e l’abbiamo portata avanti in The Day I Found a Girl in the Trash. Amo i registi che hanno un loro stile, quelli che sento sforzarsi il più possibile per avere poi una voce riconoscibile, unica, non ostacolata da altro. È estremamente difficile ascoltare se stessi e perdere tutti i dogmi che ti vengono insegnati nel corso della vita e nelle scuole di cinema.

D: Avevamo fatto un’allusione, forse precipitosa, all’eventuale debutto come regista, ad ogni modo ci è noto che tu abbia un’esperienza senz’altro più lunga come attore. Come è nata la tua passione per la recitazione? E come è stato interagire sul set con un’attrice come Dagmara Brodziak, trattandosi per entrambi di ruoli intensi e impegnativi?
Michał Krzywicki: Recitare aiuta la tua immaginazione. Per farlo bene devi vedere tutte quelle cose che non sono realmente là, che non stanno veramente accadendo, spingendoti a sentire cose che sul momento non riusciresti a percepire in modo naturale. Il cinema è qualcosa che riguarda immaginazione ed emozioni, sicché per essere un regista devi aggiungere l’arte dello storytelling a tutto il resto.

D: Il personaggio di Blue, in particolare, sembra alludere con la sua presenza a una nuova, inquietante frontiera dell’alienazione, della disumanizzazione stessa. Che consigli puoi aver dato a un’attrice così brava per portare una sullo schermo una condizione talmente estrema?
Michał Krzywicki: Dagmara ama mettersi alla prova. Blue era la sua idea, tant’è che proprio lei ha dato il via a questo progetto con un’idea personale di come “iniziare a sentire di nuovo” e “rinascere”. Penso che in una certa misura l’abbia sperimentato quando si è liberata dei suoi capelli, completamente, per la prima volta da quando è nata. Ed è stato incredibile poter .testimoniare questo suo momento.

D: Nel vostro film abbiamo notato parecchio pessimismo relativamente a certe nuove forme di controllo sociale o al crescente autoritarismo, nel mondo occidentale di oggi. Che ci puoi dire a riguardo?
Michał Krzywicki: Amiamo usare l’arte per esprimere cosa c’è dentro di noi, persino quando non possiamo raffigurare verbalmente i nostri pensieri. Non abbiamo pensato troppo a perché abbiamo scritto questa storia in siffatto modo. Sembra come se avessimo tanto pessimismo riguardo al mondo in cui siamo vissuti e tutto ciò ha trovato la sua strada verso lo schermo. Eravamo anche consapevoli di volere un barlume di speranza alla fine del film. Abbiamo battagliato a lungo sull’epilogo e quello che possiamo vedere ora è una sorta di compromesso.

D: Le tematiche di The Day I Found a Girl in the Trash sono serie, impegnative, ma l’approccio stilistico è piuttosto vario, eclettico, e s’appoggia a un timbro fotografico decisamente suggestivo sia che vengano riprese le ombre minacciose degli interni sia che ci si trasferisca negli spazi di libertà, cercati dai protagonisti all’esterno. Come hai lavorato su tali elementi?
Michał Krzywicki: Siamo stati talmente fortunati da riuscire a reclutare un team di grandi artisti che hanno compreso il messaggio che volevamo dare e lo hanno poi arricchito con il loro punto di vista. Questo è ciò che penso abbia dato al film ancora più strati. Abbiamo avuto un sacco di fruttuose discussioni artistiche durante la lavorazione.

D: Come è stato accolto finora il tuo film e come commenteresti la partecipazione al Fantafestival in Italia?
Michał Krzywicki: Siamo nel bel mezzo di un percorso festivaliero davvero soddisfacente. Abbiamo avuto la premiere mondiale al Warsaw International Film Festival e a seguire una International Premiere al Raindance Film Festival a Londra. Stiamo per avere poi una premiere americana ad agosto al CINEQUEST di San Jose. Il Fantafestival a Roma è il nostro primo festival di genere, quindi ci rende felici il fatto che, pur essendo il nostro un film di fantascienza, sia stato considerato meritevole di essere mostrato a un pubblico assai diversificato.

D: Più in generale, cosa pensi del panorama del cinema polacco?
Michał Krzywicki: Sono entusiasta del successo dei film polacchi negli ultimi anni. È bello vedere esperimenti innovativi e nuovi punti di vista.

D: Per finire, stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Michał Krzywicki: Certo. Uno di questi è un altro crossover di generi intitolato Naked Coast e non vedo l’ora di girarlo. E’ un neo-western che ha luogo in un mondo immaginario. L’altro invece sarà un dramma close-to-life, ma è ancora allo stadio iniziale.

Stefano Coccia

 

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