Intervista a Francesco Picone

0

Il cineasta italiano ci racconta la realizzazione di Dead Bride

In un concorso lungometraggi rivelatosi, come negli anni più recenti, qualitativamente apprezzabile, fa piacere che fosse presente anche un film italiano: Dead Bride di Francesco Picone. Al Nuovo Cinema Aquila la proiezione di tale opera è stata poi accompagnata da un’atmosfera vivace, partecipe, persino un po’ pepata, come avrebbero confermato le domande giunte dal pubblico durante il Q&A conclusivo.
Noialtri, però, con Dead Bride avevamo già avuto occasione di prendere confidenza; sfruttando al meglio, in quanto addetti ai lavori, la possibilità di visionarlo, eccezionalmente, un po’ prima di altri amanti dell’horror. E quindi, prima ancora che il film sbarcasse alla quarantaduesima edizione del Fantafestival, ci era stato possibile intervistare il peraltro disponibilissimo regista italiano, mettendo a fuoco assieme a lui gli spunti più rilevanti e l’ispirazione stessa di tale lavoro…

D: Innanzitutto, Francesco, vorrei da te qualche considerazione sulla difficoltà di realizzare film indipendenti in Italia. Dal tuo precedente lungometraggio, Anger of the Dead – The Movie, è già trascorso qualche anno… ora poi che anche Covid e lockdown vari c’hanno messo lo zampino, quanto c’è di eroico o comunque di molto impegnativo nel continuare a girare film di genere, in una situazione complessiva che non pare certo facile da gestire?
Francesco Picone: In questi anni il mercato cinematografico è profondamente mutato per vari fattori. L’AVOD (Advertising Video on Demand, N.d.R.)  poi, ha raccolto parte del gioco, è un mondo diverso là fuori. Se fino a qualche anno fa era possibile finanziare un film indie tramite prevendite ai distributori, adesso è praticamente impossibile, a meno che tu non abbia qualche nome davvero importante nel cast. Per Dead Bride, più di una casa di produzione italiana aveva opzionato i diritti dello script per realizzarlo. Una volta scaduto l’ultimo contratto ho deciso di non perdere più tempo prezioso e di fare il film insieme al produttore Giancarlo Freggia. La sua entrata in scena è stata fondamentale. Grazie a lui, nel gennaio 2021, in piena pandemia, abbiamo girato per 3 settimane consecutive, con precauzioni anti covid e infermieri sul set per i tamponi. Girare un basso budget è un atto di coraggio, farlo durante una pandemia è una follia. Ma è una follia di cui andare orgogliosi.

D: Dall’epidemia zombi di Anger of the Dead – The Movie ai demoni, gli spiriti furenti e le possessioni di Dead Bride: l’impressione è che tu stia affrontando i filoni classici del cinema horror, ma con una maturità crescente. Quali sono ad esempio gli stilemi, le pellicole e nel caso gli autori che hai sentito maggiormente vicini, nel girare Dead Bride?
Francesco Picone: Pensa, ho girato una scena, ma poi l’ho tagliata al montaggio perché assomigliava troppo a quella di un horror recente. Ho cercato una mia strada, non volevo scimmiottare altri autori. Ho messo un po’ di me in scrittura, ho cercato di avere il massimo rispetto per il genere e per la storia, di essere il più onesto possibile verso me stesso e verso il pubblico. È una pellicola realizzata con amore, da parte di tutta la troupe e il cast, e spero davvero che questo traspaia dalla visione. Poi ovvio che Dead Bride possa avere alcuni semi provenienti da horror del passato, degli anni 80 per esempio, ma senza fare battutine o ammiccamenti nerd.

D: Un occhio al cast di Dead Bride: internazionale e comunque spiccatamente anglofono, vista la decisione di non fare le riprese in italiano. Dalla lanciatissima Jennifer Mischiati al veterano David White, sono scelte fortemente caratterizzanti, per gli amanti del genere. Cosa puoi dirci riguardo agli interpreti arruolati per questa tua nuova opera cinematografica?
Francesco Picone: Spesso il punto debole dei film indipendenti è proprio il cast. Invece quello di Dead Bride è stato il miglior cast che potessi avere. Ho cercato ognuno di loro per mesi. Hanno creduto tantissimo al progetto, hanno dato il massimo e si sono fidati ciecamente di me. È stata un’esperienza magnifica e spero davvero di ripeterla con ognuno di loro.

D: L’ambientazione per un film come Dead Bride è senz’altro una base importante da cui partire. Come ti sei mosso per trovare le location adatte? E per quanto riguarda i momenti di tensione, le scene spaventose e inquietanti che hanno luogo nella grande casa, vero e proprio epicentro tematico del filone che affronti, quali atmosfere hai voluto ricreare, anche attraverso la colonna sonora, e quali altri accorgimenti stilistici hai posto in essere?
Francesco Picone: Ho cercato a lungo la casa giusta, altra grande protagonista del film. Ovviamente occorreva un immobile dal design il più possibile internazionale, e alla fine l’ho trovato qui in Toscana, non troppo lontano da dove vivo. Dead Bride ha un’atmosfera claustrofobica, una prima parte di racconto, molto europea se vogliamo, e una seconda parte più dinamica e orrorifica. Pochissimi movimenti di macchina, perlopiù MDP fissa. Al compositore Alessandro Moro, ho dato delle indicazioni su quello che volevo. In alcune scene la musica è straniante, soprattutto nella prima parte, quando si delineano le psicologie dei personaggi. Non voglio aggiungere altro, se non che Alessandro ha realizzato una colonna sonora eccezionale e che la musica della scena finale ogni volta mi fa venire la pelle d’oca.

D: Due parole sul Fantafestival: in un’edizione già emotivamente così carica, per varie ragioni, che sensazioni t’ha dato vederti selezionato quale unico italiano in concorso?
Francesco Picone: Una sensazione meravigliosa. Gli organizzatori del Fantafestival hanno selezionato opere di altissimo livello, quindi essere in mezzo a loro è già una vittoria. Non vedo l’ora di presentare il film insieme al cast.

D: Per concludere: all’orizzonte c’è qualche nuovo progetto cinematografico, cui stai già lavorando?
Francesco Picone: Sto sviluppando nuove idee e rimettendo mano ad un trattamento che ho scritto tempo fa. Inoltre mi hanno offerto la regia di un horror, di cui devo ancora valutare lo script. Ho bisogno di innamorarmi per buttarmi in queste avventure.

Stefano Coccia

Leave A Reply

quattro − uno =