Insidious 3

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8.0 Awesome
  • voto 8

La paura è un mestiere

Ho paura della paura; paura degli spasmi del mio spirito che delira, paura di questa orribile sensazione di incomprensibile terrore. Ho paura delle pareti, dei mobili, degli oggetti familiari che si animano di una specie di vita animale. Ho paura soprattutto del disordine del mio pensiero, della ragione che mi sfugge annebbiata, dispersa da un’angoscia misteriosa”, scrisse Guy de Maupassant. La citazione, naturalmente, non si inserisce per caso: lo stato d’ansia e perpetua angoscia che si cela in queste poche righe, ricorda l’atmosfera che da 3 capitoli ormai accompagna la saga di Insidious firmata Leigh Whannell. Il regista contravviene ad ogni timore del pubblico, confermando incredibile abilità nel creare, con pochissimi elementi, il ritmo della paura, o forse dovremmo parlare di rito della paura. Questo terzo episodio esplora nuovamente “l’altrove”, tornando indietro nel tempo e raccontando stavolta la terrificante storia di una teenager e della sua famiglia.
Quinn è un’adolescente che di recente ha perso la madre. Data la sua giovane età, sente il bisogno di ritrovare un collegamento con la madre defunta e per questo si rivolge a Elise, sensitiva. L’adolescente, senza alcuna consapevolezza, attira le attenzioni di un demone che, come una larva, desidera l’anima di Quinn. Il sostegno di Elise sarà fondamentale in quest’avventura nell‘altrove, già esplorato nei precedenti due capitoli di Insidious. Questo film, come i due capitoli precedenti, funziona perfettamente: il film inchioda lo spettatore alla poltrona, mantenendo l’atmosfera tesa e ricca di suspense fino alla fine. Ma qual è il segreto del metodo infallibile di  Leigh Whannell? Di certo non è la storia originale, perché tra case infestate e demoni alla ricerca di giovani anime, le sceneggiature non brillano certo di originalità. In fondo sono già tre capitoli che sentiamo parlare di “Altrove”, ovvero quel luogo oscuro dove dimorano le anime più torbide e che ormai ci sembra quasi familiare. La vera arma del regista è invece la sorpresa: qualsiasi storia di fantasmi, anche quella più banale, può diventare davvero un incubo se raccontata con i giusti tempi della suspense e se progettata per cogliere in “contropiede lo spettatore”.  Il genere horror è un bacino enorme di cliché funzionali alla paura e  lo spettatore sa cosa aspettarsi ad ogni angolo, Insidious 3 invece risulta uno studio meticoloso dell’alternativa all’ovvietà e se lo spettatore si aspetta il mostro sotto il letto, quello piomberà all’improvviso dal soffitto. Un altro elemento infallibile è l’ironia. Insidious 3 si prende sul serio, certo, ma al momento giusto il regista riesce a sdrammatizzare con stile, intromettendo nella sceneggiatura parentesi davvero esilaranti, calzanti. Infine, non bisogna dimenticare l’impeccabile maestria dell’autore nella resa dell’inquadratura, del racconto per immagini. La distorsione, così vicina all’horror anni ’80, viene rivisitata e potenziata come arma infallibile di un professionista e fuori classe dell’horror come Leigh Whannell . “L’horror è così banale quanto difficile, ci vuole un attimo per piombare nel ridicolo” dice un giovane regista pugliese, Ivan Saudelli. Tuttavia, Whannell, è per il momento un marchio di garanzia che gli amanti del genere auspicano non si esaurisca per molto tempo ancora.

Federica Bello

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