Incroyable mas vrai

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Salti temporali

Da Quentin Dupieux non sappiamo mai cosa aspettarci. Questo, ormai, è un dato di fatto. Già, perché il celebre cineasta francese (per chi ha imparato ad apprezzarlo in ambito musicale, conosciuto altresì come Mr Oizo) da ormai diversi anni ci diverte – e fa riflettere – con le sue stravaganti commedie, spesso cariche di una spiccata componente surrealista. Stesso discorso vale per Incroyable mas vrai, presentato in anteprima mondiale alla 72° edizione del Festival di Berlino all’interno della sezione Berlinale Special. Vediamo da vicino di cosa si tratta.

Alain (impersonato da Alain Chabat) e Marie (Léa Drucker) non sono più giovanissimi, stanno insieme da poco e hanno deciso di acquistare finalmente una casa insieme. La casa in questione – una graziosa villetta di campagna – tuttavia, ha una particolarità: scendendo lungo la scala di un condotto in cantina ci si ritrova paradossalmente di nuovo in casa, soltanto che nel frattempo sono trascorse dodici ore da quando si è scesi e – come se non bastasse – si è diventati anche più giovani di tre giorni. Mentre Alain rimane pressoché indifferente alla cosa, Marie ne è entusiasta e continua a scendere incessantemente per la scala – sacrificando il tempo insieme al compagno – al fine di tornare a essere giovanissima e di coronare il suo sogno di diventare fotomodella. Ma a cosa porterà tutto ciò?
Se è passato, dunque, solo poco più di un anno da quando ci siamo divertiti con l’assurda storia della mosca gigante in Mandibules (presentato in anteprima alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2020), in Incroyable mas vrai assistiamo a una storia altrettanto assurda e surreale durante la quale noi per primi, insieme agli stessi protagonisti, ci sentiamo spiazzati, senza sapere con esattezza ciò che sta accadendo. Eppure, ciò che in realtà accade si palesa lentamente davanti ai nostri occhi attraverso una messa in scena sì leggera, esilarante e apparentemente lieve come una piuma, ma anche con un messaggio ben chiaro, per un film che non ha pietà alcuna di chi vuole a tutti i costi “fregare il tempo” rincorrendo invano un’eterna giovinezza (ora scendendo incessantemente una scala, ora – come nel caso del capoufficio di Alain, impersonato da un frizzante Benoît Magimel – facendosi impiantare un pene meccanico).
La messa in scena di Dupieux ci mostra l’inevitabile scorrere del tempo attraverso diversi livelli e prospettive, rivelandosi, così, molto più complessa e stratificata di quanto inizialmente possa sembrare. Scene al limite del paradossale riescono costantemente a sorprenderci. Un gatto sornione sembra saperne più di tutti. Ma, ovviamente, nessuno – a parte Alain – sembra volergli prestare attenzione. Poi, improvvisamente, la parola viene lasciata esclusivamente alle immagini. Ed è qui che l’essenza del film si palesa definitivamente davanti ai nostri occhi, con tanto di risvolti di buñueliana memoria.
Quentin Dupieux colpisce ancora una volta nel segno e fa sì che questo suo bizzarro e intelligente Incroyable mas vrai faccia parlare molto di sé, rivelandosi una delle prime, piacevoli sorprese di questa Berlinale 2022.

Marina Pavido

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