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In utero Srebrenica

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VOTO: 8.5

Nature morte

Ci sono documentari davanti ai quali è impossibile rimanere impassibili e distaccati, documentari che colpiscono lo spettatore di turno per quello che raccontano e per come lo raccontano. Casi in cui alla potenza delle parole e delle storie narrate corrispondono immagini e fotogrammi carichi e intrisi della medesima forza. Uno di questi è In utero Srebrenica di Giuseppe Carrieri, vincitore tra gli altri del premio di categoria al Bellaria Film Festival e di quello della Giuria Giovani al Festival dei Diritti Umani di Napoli, che Cinemaitaliano.info distribuisce in Dvd, nella collana dedicata al cinema indipendente nostrano, a due anni di distanza dalla sua realizzazione. Purtroppo la versione in home video curata dal noto portale internet non contiene al suo interno alcun contenuto extra, ma se non avete avuto modo di vedere l’opera candidata ai David di Donatello nel circuito festivaliero o nelle proiezioni sul grande schermo, questa è l’occasione giusta per farlo, perché si tratta di un film che lascia un segno profondo nella memoria e nel cuore di chi lo guarda.
La pellicola firmata dal prolifico regista partenopeo ci riporta indietro nel tempo, riavvolgendo le lancette sino al 1995, anno in cui in una Bosnia-Erzegovina profondamente segnata dalla guerra si consumavano stupri etnici di massa e brutali mattanze per mano delle milizie serbe. Carrieri costruisce un “ponte” che collega il passato al presente, con il secondo che porta addosso le ferite mai cicatrizzate inflitte dal primo senza alcuna pietà. Vittime di questo assurdo “gioco” al massacro che ha segnato in maniera indelebile le esistenze di migliaia di persone sono le madri, donne che oggi più di ieri continuano a fare i conti con l’orrore delle violenze subite, con i segni che portano sui propri corpi violati, ma soprattutto con l’assenza dei figli strappati al loro affetto e alla vita. Ed è a queste donne, al loro coraggio e al ricordo dei loro figli che il regista dedica uno dei film più emozionanti e strazianti dell’ultimo decennio. In In utero Srebrenica sono loro le uniche e sole protagoniste, con le testimonianze raccolte che diventano il tessuto orale e mnemonico attraverso il quale prende forma e sostanza un racconto orale dal forte impatto. Qui madri anziane e ferite si mettono continuamente in cammino con la speranza che anche un minimo frammento di ciò che hanno creato possa riemergere, ridando loro il senso della vita. Tra queste c’è Munira che nel buio della notte, scavando in silenzio, ricerca le ossa del figlio ucciso nel genocidio di Srebrenica. A volte, ancora oggi, in mezzo a un campo di patate, queste vengono fuori come oggetti misteriosi a cui ogni madre si lega per trovare finalmente pace, nell’orrore infinito di una guerra che, per quanto finita, continua nei cuori e negli occhi dei sopravvissuti. Aida è stata stuprata e d’allora non può più diventare madre, Hajra, sfidando le mine, ha ritrovato un teschio e d’allora crede che appartenga al figlio. Storie tremende e dolorose le loro, raccolte e restituite sullo schermo da Carrieri con rispetto e senza alcuna morbosa intenzione di spettacolarizzare la sofferenza altrui. Questo è uno dei grandi meriti dell’opera e di colui che l’ha concepita. E la mente non può non tornare a Madri di Barbara Cupisti o al recente A tiro de piedra de la carcel di Raquel Castells (fresco vincitore del premio Amnesty e della Giuria Giovani alla prima edizione di Diritti a Todi) , opere con le quali condivide non poche affinità elettive sul versante drammaturgico. Con entrambe, infatti, ha in comune il punto di vista, vale a dire quello materno di un gruppo di madri private del diritto di essere tali (uccisi nel primo e imprigionati nel secondo).
In utero Srebrenica è un film sulla maternità negata e sul devastante potere della memoria; un film che prima di essere tale è un documento a nostro avviso importante di cosa è accaduto e sulle sue conseguenze passate, presenti e future, consegnato alla platea non solo cinematografica per fare in modo che le atrocità perpetrare in quelle terre non vengano mai dimenticate. Un contributo alla causa fra i tanti, ma a differenza dei tanti realizzati negli anni sulla materia è sicuramente tra i più efficaci e meritevoli di attenzioni, molto di più di quello offerto dall’opera prima di Giovanni Virgilio dal titolo La bugia bianca.
Tra le cose colpiscono di In utero Srebrenica è la ricchezza dell’immagine e di soluzioni visive che sfiorano la poesia senza scivolare mai nel lezioso. Il regista napoletano disegna una serie di ritratti che straordinaria bellezza, avvolti in un bianco e nero catarticamente intriso di dolore che, privando il quadro del coloro, lo priva allo stesso tempo della speranza di una rinascita. Ciò che ne scaturisce è una “natura morta” impietosa e cristallizzata, che mette anche il fruitore più distaccato e passivo al cospetto di ciò che è stato.

Francesco Del Grosso

In-utero-Srebrenica-dvd-cover  In utero Srebrenica

 Regia: Giuseppe Carrieri  Italia, 2013 Durata: 53′

 Lingue: Bosniaco surround 2.0   Sottotitoli: Italiano, Inglese

 Formato: 16/9

 Extra: non disponibili

 Distribuzione: Cinemaitaliano.info

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