Il ricco, il povero e il maggiordomo

0
5.0 Awesome
  • VOTO 5,5

Comicità a singhiozzo

Natale si avvicina e i cinepanettoni incombono. Il plurale è d’obbligo, visto che rispetto a un paio di decenni fa sembra essersi affermata una tendenza diversa: non più uno o due titoli, messi in cantiere dalle solite menti non particolarmente fantasiose (Vanzina, Oldoini e Neri Parenti, a rotazione) per accalappiarsi quel pubblico massificato che, solamente sotto le feste, sembra uscire dal proprio letargo, diventando così consumatore di un cinema pensato per palati decisamente poco raffinati. Oggi, contrariamente al passato, la ricetta classica del cinepanettone pare così stantia che in tanti provano a realizzare qualche variazione sul tema, proponendo quindi una serie di sottoprodotti che solo in rari casi riescono a risultare più brillanti del prototipo. Ma l’assalto al botteghino delle feste, nel 2014, vede ai blocchi di partenza un terzetto di concorrenti, cui valeva la pena di prestare maggior attenzione: Aldo, Giovanni e Giacomo.

Rispetto a film come l’impresentabile, triviale e fondamentalmente idiota Ma tu di che segno 6?, sfornato per l’occasione dal fin troppo prolifico Neri Parenti, il ritorno del popolarissimo trio con Il ricco, il povero e il maggiordomo offre sicuramente qualche spunto in più. Innanzitutto la storia. Sebbene minato da un buonismo di fondo a tratti indigesto, il plot del loro film tenta di giocare in modo ovviamente leggero sulle reazioni di tre differenti caratteri, posti di fronte allo stesso attualissimo problema: non avere più una lira (anzi, un euro) in tasca. Da un lato c’è il personaggio del buon Giacomo Poretti, questa volta nei panni di un (apparentemente?) cinico e arrogante industrialotto, la cui improvvisa crisi finanziaria getta nei guai se stesso ma anche gli altri. Poi c’è lo stralunato Giovanni, maggiordomo tuttofare che nella sua naïveté oscilla tra una cieca fedeltà al padroncino Giacomo, il culto ossessivo della figura del samurai (torna qui l’abitudine del trio di parodiare la cultura giapponese, insieme ad altre componenti etniche) e un’aurorale ribellione al proprio ruolo, dovuta peraltro a questioni di cuore. Infine c’è Aldo, il “povero” in questo “triello” di quasi leoniana memoria, che si arrabatta come può ed esibisce a ogni occasione un carattere generoso e volitivo, ma anche parecchio sconclusionato, specie con le donne. Attorno a loro si muovono diversi altri personaggi, da una sensualissima e pimpante Francesca Neri ai vari caratteristi: nota di merito per Massimo Popolizio a.k.a. Padre Amerigo e per l’esuberante presenza latinoamericana incarnata da Guadalupe Lancho, capaci entrambi di concedersi alla cinepresa con un certo brio.

Ecco, rispetto ad alcune delle ultime uscite cinematografiche, come La banda dei babbi natale (2010) e ancor più il pessimo, in certi momenti inguardabile Il cosmo sul comò (2008), si percepisce una maggior accuratezza nel delineare i personaggi e le tracce fondamentali del racconto. Insomma, a sprazzi si può piacevolmente sorridere delle disavventure dei tre. Ciò che latita, invece, è la comicità pura. Se in tal senso si prendono come termine di paragone le pellicole degli esordi (da Tre uomini e una gamba a Chiedemi se sono felice, per intenderci), l’accostamento è davvero inclemente. Quell’impasto scoppiettante formato dal nonsense, dai giochi di parole, dalle gag corporali e da una vera e propria escalation di situazioni palesemente assurde, che aveva caratterizzato in positivo le prime apparizioni di Aldo, Giovanni e Giacomo, si ripresenta qui in forma troppo diluita e sconnessa, dando vita a pochi sketch realmente trascinanti e ad altri alquanto prevedibili, ripetitivi. Potrà essere Il ricco, il povero e il maggiordomo un punto di partenza per recuperare parte dello smalto di un tempo, o è destinato a rimanere un timido segnale di ripresa e nulla più? L’impressione è che lo scopriremo in qualche prossimo Natale. Intanto si vedrà se quello ormai imminente, economicamente parlando, premierà più loro o altri contendenti, nella folle (e spesso scialba) corsa dei cinepanettoni.

Stefano Coccia

Leave A Reply

10 + diciotto =