Il primo uomo

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

L’incanto dell’ignoto

«Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?»
Quando si assiste allo sbarco su quel satellite così misterioso (tanto più allora) e, in virtù di questo, attrattivo vengono in mente questi indimenticabili versi leopardiani. Probabilmente chi si approccerà a First Man (nella fedele titolazione italiana Il primo uomo) andrà a vederlo con la curiosità di arrivare al punto cruciale: osservare/vivere il primo passo dell’uomo sulla luna. Il bello, però, di questo lungometraggio consiste nel far vivere tutto ciò che c’è stato prima e durante quel momento passato alla storia, focalizzandosi sull’aspetto più umano di Neil Armstrong (un credibilissimo Ryan Gosling).
Primissimo piano, gli occhi raccontano più di qualsiasi altra parola, un respiro affannoso e nella location dove ama essere. È così che si presenta alla platea di turno l’uomo che ha scritto la Storia, sfidando i propri limiti e non solo. Immediatamente dopo lo osserviamo nel quotidiano, alla dura prova di ciò che un genitore non vorrebbe mai affrontare: la malattia della sua piccolina ed è qui che l’obiettivo della macchina da presa comincia a scalfire la corazza costruita nel nostro immaginario rispetto a chi compie imprese simili.
Ci sono tappe della vita che ci pongono a stretto contatto col dolore e ci costringono o inducono (a seconda dei punti di vista) a nuovi inizi. Il regista di Whiplash, basandosi sulla biografia ufficiale “First Man: The Life of Neil A. Armstrong” scritta da James R. Hansen, riesce a far provare allo spettatore cosa l’astronauta più noto al mondo abbia provato in quanto essere umano, ripercorrendo tutte le tappe dal 1961 al 1969. Sono trascorsi soltanto quarantanove anni dalla fatidica data (21 luglio 1969) eppure osservare quell’impresa sullo schermo ce la fa apparire lontanissima da questo millennio in cui sembra essersi perso il senso di realtà.
Non vogliamo svelare troppo per tutelare chi non è appassionato di Storia e, quindi, non ha mai letto quale sia stato l’intero iter. First Man è un racconto viscerale in cui si riesce a toccare con mano qual è il prezzo da pagare per conoscere ciò che è ignoto, “gareggiando” con la natura e se stessi prima che con gli altri interessati al medesimo obiettivo. Un uomo taciturno e apparentemente ordinario vuole lasciare il segno, al di là di tutto e tutti, ma qual è il limite (se c’è)? Il microcosmo personale di Armstrong ora si sposa, ora si scontra con le tappe per l’allunaggio – una decisione che ha smosso anche manifestazioni pubbliche. La sceneggiatura (curata dal premio Oscar Josh Singer) mostra lo spaccato famigliare che sta alle spalle di una figura “mitologica” qual è l’astronauta (e nello specifico questo), restano impresse, in particolare, la dignità e la forza della prima moglie di Armstrong, Janet Shearon (la brava Claire Foy). Emerge quanto non sia semplice star a fianco di un uomo che mette a rischio la propria vita per un’ambizione enorme e ammiriamo da moglie e madre come la donna riesca a porlo di fronte alle proprie responsabilità.
Una componente fondamentale di quest’opera è la colonna sonora curata da Justin Hurwitz (il quale ha già lavorato nei precedenti lavori di Chazelle), perfetta nell’assecondare gli up and down dell’esistenza, puntellando i momenti topici di questa mission e mettendosi da parte per far posto al religioso silenzioso – è talmente in sintonia col momento da farsi suono, facendo sgorgare naturalmente le emozioni ed è qui che tornano quelle parole di leopardiana memoria.
«Questo è un piccolo passo per l’uomo e un grande balzo per l’umanità». Dove quest’ultima sia arrivata è un interrogativo che sorge spontaneo, fuori da ogni moralismo, e First Man, con l’adrenalina insita nella storia e nel come sceglie di raccontarla, ce lo ricorda.
Si sarebbe potuto optare per il 3D e su effetti speciali all’ennesima potenza, ma si è scelto di dar spazio a ciò che l’uomo e la squadra dell’Apollo11 hanno compiuto, in fondo è già questo qualcosa di straordinario, «fuori dal mondo».
L’ultimo lavoro del giovane e talentuoso Damien Chazelle è stato scelto (a distanza di due anni da La La Land) come film d’apertura della 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è sarà distribuito da Universal Pictures il 31 ottobre.

Maria Lucia Tangorra

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