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Il Naso o la Cospirazione degli Anticonformisti

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VOTO: 9

Requiem per quei geni fagocitati dall’URSS

Si era già affacciato nelle sale italiana in primavera, il film di Andrey Khrzhanovskiy candidato alla selezione per l’Oscar nella categoria “lungometraggio di animazione”, finalista ai Premi EFA e Premio della Giuria al Festival Internazionale del Film d’Animazione di Annecy. Tante note di merito, tutte sacrosante. E lode quindi non soltanto alla Double Line, la distribuzione che da noi ha puntato su questo titolo orgogliosamente “d’essai”, ma anche al Detour, lo storico cineclub romano che a maggio ce lo aveva fatto scoprire. Quantunque tale ricordo abbia assunto una dimensione crepuscolare, quasi quanto quella dei grandi artisti schiacciati dal totalitarismo sovietico cui si allude nel film, alla notizia che il Detour proprio in queste settimane ha dovuto abbandonare a malincuore la sede di Via Urbana e cessare temporaneamente la programmazione, in attesa si spera di una prossima resurrezione altrove. Non saranno terrificanti come i tempi di Stalin, ma anche i giorni che stiamo vivendo riservano al mondo della cultura non poche miserie. Eppure, tanto per inserire almeno una nota di speranza, ci piace rimarcare il fatto che Il Naso o la Cospirazione degli Anticonformisti dovrebbe fare nuovamente capolino sul grande schermo agli inizi del 2023, sempre nella capitale, quale Evento Speciale dell’autarchico Indiecinema Film Festival

All’orizzonte una gran bella occasione di rivedere sul grande schermo questo piccolo capolavoro dell’animazione russa, cui vogliamo pertanto associare qualche breve notazione critica, sulla nostra rivista sempre sensibile a certe proposte cinefile. La raffinata arte di Andrey Khrzhanovskiy si pone qui al servizio della rievocazione di parabole artistiche e soprattutto umane tanto eccezionali quanto tristemente inermi, votate al martirio, di fronte alla spietata repressione che l’Unione Sovietica staliniana avrebbe posto in atto con ancor più vigore negli anni ’30. Navigato e coltissimo Maestro dell’animazione russa, Khrzhanovskiy ha scelto un registro onirico, eccentrico, surreale, allegorico, filologicamente irreprensibile e assai fecondo sul piano creativo, per far riemergere tali storie dalle nebbie del Tempo. Il risultato è un gioco di scatole cinesi dal fascino pressoché unico.

Immaginifico caleidoscopio in vui vengono rivoltati a turno temi e personaggi delle arti, della letteratura, della storia e della politica russa, Il Naso o la Cospirazione degli Anticonformisti si apre con la straniante apparizione di personaggi in carne ed ossa su un aereo, potenziale “arca” (l’approccio non poteva che ricordarci Sokurov) in volo verso chissà quali riflessioni sulla cultura della grande nazione slava. Da tale cornice si diramano ben presto i diversi “sogni”, predisposti sovente a trasformarsi in incubi, che attraverso un’animazione impostata come ardito collage (e nella quale fanno capolino spesso e volentieri filmati d’archivio o altre composite derive dell’immaginario) puntano i riflettori su biografie e singoli episodi di immenso valore. Epicentro tematico del così rapsodico racconto cinematografico è naturalmente la grottesca, pungente opera letteraria di Gogol’, Il naso, alla cui trasposizione teatrale e in musica puntarono altri due intellettuali di primo piano, molto amici tra loro, il sublime compositore Šostakóvič e il geniale innovatore della scena teatrale – non solo russa – Mejerchol’d. Col risultato però di creare scontento nei vertici della dirigenza comunista, sempre più incline a formulare sui giornali e nelle assemblee di partito quelle accuse di “formalismo” che, nel clima di terrore generatosi in URSS, potevano col tempo tradursi in vere e proprie sentenze di morte. Lo avrebbe scoperto a sue spese proprio Mejerchol’d, genio del teatro di livello mondiale cui non venne però risparmiata, al pari della moglie, una fine orribile…

Ad ogni modo Andrey Khrzhanovskiy non si limita a ripercorrere la vita culturale e politica dell’URSS anni ’20, ’30 e ’40 seguendo il tracciato di un’oscura, spaventosa fiaba, ma vi infila di continuo notazioni ironiche, allusioni colte rivolte ad esempio all’estetica cinematografica di Ėjzenštejn, parentesi non meno rivelatrici come quella dedicata a Bulgakov e al suo controverso rapporto con Stalin. Quest’ultima è senz’altro la miccia dalla cui accensione derivano le conseguenze più rilevanti, graffianti, a livello satirico, allorché a scaturirne è un ritratto del dittatore sovietico e dei suoi meschini tirapiedi, da Ždanov a Vorošilov, da Jagoda a Molotov, così impietoso e sulfureo da stare al passo di un cult movie come Morto Stalin, se ne fa un altro. Altro titolo divenuto a nostro avviso imprescindibile. Similmente ne Il Naso o la Cospirazione degli Anticonformisti farsa e tragedia si mescolano di continuo. Ciò avviene attraverso una ricchezza di riferimenti iconografici difficile da riassumere in poche righe. Facendo cioè volare sia l’immaginazione che le stesse note musicali dell’ardita, complessa fantasmagoria verso vette inusuali; fino a comporre un Requiem per l’Unione Sovietica e per i tanti artisti che ne vennero brutalmente traditi, tale da lasciare un brivido profondo sotto la pelle.

Stefano Coccia

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