Ikarie XB 1

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6.0 Awesome
  • voto 6

Fantascienza scientifica pre-2001

Anno zero della fantascienza è stato il 1968, quando sugli schermi cinematografici venne proiettato 2001: Odissea nello spazio (2001 – A Space Odissey). La pellicola di Stanley Kubrick era il primo esempio di Sci-Fi costruito metodicamente dopo lunghi studi scientifici, in cui l’elemento fantasy veniva sovrastato dalle argomentazioni scientifiche. In poche parole è come se si fosse creato un A.C. e un D.C., e da quel momento, anche per lo straordinario incasso ottenuto dalla pellicola, gran parte della fantascienza ha intrapreso quel determinato tipo di approccio, come ad esempio testimoniano opere come Solaris (Солярис, 1972) di Andrej Tarkovskij oppure 2002: la seconda odissea (Silent Running,1972) di Douglas Trumbull (che era stato artefice di gran parte degli effetti speciali di 2001). Anche se la preponderanza delle pellicole post Kubrick tutto sommato non possedevano quella scrupolosa attenzione verso la scienza (ad esempio le navicelle che solcano lo spazio non devono fare nessun rumore), rimane il fatto che le argomentazioni sono più impostate sugli aspetti filosofici, esistenzialisti o umanistici.

Durante la lunga preparazione di 2001 (circa quattro anni), Kubrick oltre ad affidarsi allo scrittore Arthur C. Clark, abile novellatore e conoscitore della scienza, intervistò molti scienziati e si riservò di vedere ogni pellicola di fantascienza realizzata sin dall’inizio del cinematografo, sia per vedere come gli altri si erano approcciati al genere, e sia per valutare cosa fare e cosa non fare per non cadere nel déjà-vu; oltre a carpire qualche artificio tecnico per la propria pellicola. Se è appurato che, tra le miriadi di pellicole Sci-Fi di ogni qualità e longitudine geografica, ha visionato Viaggio nella luna (Le voyage dans la lune, 1902) di George Melies, La vita futura (Things to Come, 1936) di Cameron Menzies, La guerra dei mondi (The War of the Worlds, 1953) di Byron Haskin e Il pianeta proibito (Forbidden Planet, 1956) di Fred M. Wilcox, oltre a un paio di Antonio Margheriti, come ha confermato il regista romano (fu contattato da Kubrick per curare gli effetti speciali), è molto probabile che nel foltissimo gruppo di visioni ci sia anche il cecoslovacco Ikarie XB 1 (1963) di Jindřich Polák. Tratto molto liberamente dal racconto “La nube di Magellano” di Stanislaw Lew, che collabora non accreditato al soggetto, la pellicola di Polák è uno dei primi esempi seri di fantascienza cinematografica, e se sono ravvisabili delle rimembranze con la Sci-Fi americana prodotta negli anni Cinquanta, è anche sorprendente notare alcune concordanze con 2001. In ogni modo, dando per scontato che l’onnivoro cinefilo Kubrick ha visto Ikarie XB 1, sicuramente ha potuto visionare soltanto la copia americana, acquistata dalla AIP che ha tagliato e rimontato il film, aggiungendoci un finale girato ad hoc (che anticipa il finale de Il pianeta delle scimmie).
La pellicola di Polák, presentata al 41º Fantafestival nella retrospettiva “Stelle rosse”, è in pratica un “kammerspiel” fantascientifico, in cui un gruppo di astronauti – uomini e donne – alterna le mansioni scientifiche a quelle di vita quotidiana. Se il robot è una copia di quello già visto ne Il pianeta proibito, in Ikarie XB 1 ci sono momenti poi ripresi e rielaborati da Kubrick per la sua odissea: il lungo viaggio interstellare per scoprire una forma di vita (stesso percorso finale di 2001); gli astronauti che fanno ginnastica (come farà Bowman), mangiano cibo in forma liquida (come faranno Bowman e Poole); due astronauti giocano a scacchi (in 2001 Bowman giocherà contro Hal9000); il Capitano della navicella ha un colloquio video con sua moglie (Bowman parlerà con sua figlia e in seguito visionerà un video-messaggio di compleanno inviato dai suoi genitori). Guardando la pellicola di Polák posteriormente a quella di Kubrick, si rimane sorpresi delle intuizioni visive presenti in quella misconosciuta pellicola cecoslovacca. In particolare è interessante anche notare, in piena Guerra fredda, l’ironica stoccata contro gli Stati Uniti, rappresentati nella scena del ritrovamento di una navicella sperduta – scena che tocca vertici macabri – come viziosi capitalisti capaci solo di auto-distruggersi (e distruggere gli altri). Ikarie XB 1 è chiaramente un frutto produttivo e artistico del suo tempo, non perfettamente scientifico (la navicella solca lo spazio con relativo rumore di motori) ma è visionario in alcune soluzioni visive ed è interessante nel prediligere l’aspetto umanistico, come ad esempio la perdita della ragione dell’astronauta, ormai stanco e straniato (dopo la contaminazione radioattiva) della vita spaziale.

Roberto Baldassarre

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