I dolori del giovane Alighieri: intervista a Valerio Bergesio

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Conversazione con il regista della serie web 140 secondi, in concorso all’undicesima edizione di Cortinametraggio

La presentazione nel concorso dedicato alle web series edite all’undicesima edizione di Cortinametraggio si è trasformata nell’occasione giusta per parlarvi di 140 secondi, la serie scritta, diretta e interpretata da Valerio Bergesio. È chi meglio di lui può raccontarci la genesi, i segreti e il dietro le quinte di questo divertentissimo e tragicomico “mosaico esistenziale”, che ha dato vita a una prima stagione di grande successo in onda sul piccolo schermo e su Ray.
Il risultato è una short comedy dalla durata di 2 minuti e venti secondi che racconta le peripezie di un quasi trentenne, Jacopo Alighieri, alle prese con i problemi di tutti i giorni. Ogni episodio, dei 15 che vanno a comporre la prima stagione, è autoconclusivo, ma anche connesso con tutti gli altri. La particolarità della serie è la voce off del protagonista che racconta ogni cosa in modo didascalico; condensando eventi, momenti e istantanee di una storia che corre in modo frenetico. 140 secondi come i 140 caratteri di Twitter, non c’è molta differenza tra la maniera in cui Jacopo Alighieri racconta la sua vita, e il linguaggio veloce, sintetico e ipertestuale dei social network di oggi.
In questa intervista concessa in esclusiva a Cineclandestino, Bergesio racconta la lavorazione della prima serie e le sue peculiarità, le difficoltà che ha incontrato nel realizzarla, come ha disegnato il profilo caratteriale del protagonista e la sua one line, per poi soffermarsi sulla situazione e lo sviluppo del genere in Italia, chiudendo in bellezza con qualche succulenta anticipazione sulle novità della seconda stagione, attualmente in post-produzione.

D: Dove, come e quando è nata l’idea di 140 secondi?

Valerio Bergesio: Lavoravo per Current tv, il canale d’informazione di Al Gore, era il 2008, e realizzavo reportage su tematiche come prostituzione minorile in Brasile, estremisti tedeschi, anarchici francesi, ma quando il canale chiuse i battenti mi ritrovai senza lavoro e iniziai considerare altre opzioni. In quel periodo vidi per la prima volta uno short format francese chiamato Bref, un prodotto che mi colpì molto, e che ho ripensato di scrivere in un nuovo format originale. Così nel 2013 realizzai un episodio pilota, nel frattempo lavoravo anche per La7 come inviato, ma alla fine decisi di dedicarmi totalmente a 140 secondi e ho convinto la mia casa di produzione, la Cross Productions, e la Rai, a credere in questo progetto!

D: Come descriveresti il personaggio di Jacopo Alighieri?

Valerio Bergesio: Jacopo è un personaggio rocambolesco: corre, inciampa, resta in bilico, cade, ma si rialza sempre. Gli episodi seguono il ritmo forsennato dei suoi pensieri in un equilibrio precario. Come molti di noi, Jacopo lotta contro le avversità della vita in modo maldestro. In questo suo continuo incespicare c’è qualcosa di comico, e di epico, che mi diverte molto.

D: È stato difficile stare dietro e davanti la macchina da presa? Come hai diviso il lavoro?

Valerio Bergesio: È stato molto difficile, perché il tempo per preparare tutto è stato davvero poco. La cosa importante in questi casi è trovare dei professionisti di cui ti puoi fidare. Sono molto orgoglioso delle mie scelte. Un bel prodotto si basa principalmente sul capitale umano su cui hai deciso d’investire. Ho scritto tutti gli episodi, ed essendo sempre in scena, mi sono fatto aiutare dai miei collaboratori.

D: Nella creazione del plot della serie, delle varie puntate che la compongono e del disegno del protagonista, a cosa ti sei ispirato? C’è qualche riferimento o fonte d’ispirazione che ha guidato la tua mano in fase di scrittura e di messa in quadro?

Valerio Bergesio: Sul piano formale la principale fonte d’ispirazione è stata la serie Bref, però mi sono rifatto anche a serie come Scrubs e How I Met Your Mother. Per il personaggio di Jacopo ho pescato molto dalla mia vita personale: i miei complessi, le mie paure, e quel senso di inadeguatezza che ha caratterizzato tutti i miei 20 anni. Non è stato facile mettersi a nudo, ma sono felice di averlo fatto, ho esorcizzato tutto con una risata.

D: Quali sono state le difficoltà che hai incontrato durante la lavorazione?

Valerio Bergesio: Difficoltà di ogni tipo, ordine e grandezza. Ma la difficoltà più stimolante riguardava trovare il ritmo giusto del racconto. Il processo comico su cui abbiamo puntato non è basato sulle “battute”, o sull’uso del dialetto. Il processo comico di 140 secondi si basa sul ritmo del montaggio, della musica, e sulla mimica facciale. Sulle contraddizioni, sui rovesciamenti e sui cambiamenti repentini di struttura. La difficoltà più grande è stato trovare il giusto equilibrio tra tutti questi elementi.

D: Quali sono secondo te le peculiarità e le caratteristiche di 140 secondi che le differenziano dalle altre web series in circolazione?

Valerio Bergesio: Sicuramente il ritmo elevato del racconto. Il nostro scopo era creare una storia simile a un trailer cinematografico dove in pochi secondi ti fanno vedere di tutto. La nostra peculiarità? proponiamo storie complesse condensate in poco più due minuti.

D: Qual è secondo te la ricetta perfetta per dare vita a una buona web serie?

Valerio Bergesio: Difficile dirlo. Le ricette possono essere molte, basta guardare i prodotti di successo: I Pills hanno un linguaggio graffiante con esilaranti accenti psichedelici; Edoardo Ferrario, con Esami, ha costruito dei personaggi seguendo lo stile di Verdone. I Jackal invece hanno un linguaggio più televisivo: sono immediati, e veloci nel preparare video sul fenomeno del momento (vedi quello che hanno fatto con Gomorra). Come vedi le ricette per creare un prodotto di successo sono molte, ma tutti hanno un comune denominatore: fanno ridere. Per fare una web serie di successo occorre essere brevi, sintetici e fare ridere.

D: Come spieghi il boom di questo genere?

Valerio Bergesio: Forse parlare di “boom” è eccessivo. Quello delle web serie è un fenomeno di nicchia. Serve a mettere in luce nuovi talenti, ma fare una web serie -ancora oggi- non è una forma di business molto redditizia. La verità è che molti sognano di arrivare in tv o al cinema, per ragioni di soldi, ma forse anche per status. Le web serie sono un fenomeno importante, ma devono evolversi. Sono una straordinaria fucina di idee. Forse chi le guarda è curioso di trovare prodotti coraggiosi, diversi, e originali, e difatti qualcosa in questo senso c’è.

D: Ci puoi dare delle anticipazioni sulla seconda stagione?

Valerio Bergesio: La seconda stagione di 140 secondi conta 55 episodi. Sono davvero tanti. Abbiamo fatto di tutto per essere ogni volta diversi e originali. In questa stagione Jacopo vive la sua storia d’amore con Marta, ma qualcosa va storto per colpa di un’altra donna che entrerà a far parte della sua vita . Infine, scopriremo una cosa sul passato di Jacopo che condizionerà la serie per almeno 15 episodi. Un twist pazzesco che sconvolgerà tutto, una cosa che manco a Lost avrebbero mai pensato (ovviamente si scherza, ma non troppo!).

Per vedere tutte le quindici puntate della prima stagione basta cliccare su http://www.rai.it/dl/siti/Page-7d33631c-7ed6-48f4-ae4a-e4e65cec233b.html

Francesco Del Grosso

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