Hostile

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

La rinascita

Quale giorno migliore se non il 31 ottobre per portare nelle sale un film horror? Probabilmente nessun altro è in tema e adatto all’occasione come quello di Halloween. E Cineama, infatti, ha colto la palla al balzo, distribuendo in una tre giorni da incubi ad occhi aperti la prima e attesa prova dietro la macchina da presa dell’allora tredicenne Nathan Ambrosioni dal titolo Hostile. Tanti ne aveva il giovanissimo regista francese quando lo ha girato nelle pause scolastiche e in modalità rigorosamente low budget, potendo contare sull’appoggio e la collaborazione di una nutrita schiera di amici e parenti. Quanto basta per farsi attaccare immediatamente addosso dagli addetti ai lavori e da quegli spettatori che ne hanno potuto vedere gli esiti sul grande schermo nel circuito festivaliero, in vetrine di prestigio come il FrightFest, il Fantasia, la Semain du Cinema Fantastique e il ToHorror, l’etichetta scomoda e pesante dell’enfant prodige.
Ora che la pellicola approda nei cinema italiani di anni Ambrosioni ne ha quasi diciassette, qualche cortometraggio molto interessante nel curriculum e un’opera seconda battezzata Therapy pronta a fare la sua prima apparizione pubblica alla 17esima edizione del Sottodiciotto Film Festival di Torino. Probabilmente parte delle  ingenuità e dei limiti presenti nella pellicola d’esordio saranno stati superati e colmati, ma nel frattempo la nostra attenzione è interamente focalizzata su quanto fatto in Hostile. Ovviamente quando ti appiccicano addosso una simile etichetta o ti chiami Xavier Dolan, oppure sei destinato a rimanerne schiacciato, tanto dalle pressioni esterne quanto dalle aspettativi che di default non possono essere che alte. In tal senso, il regista francese ha dimostrato di saperci fare con la macchina da presa e di avere nel proprio Dna una discreta dose di talento, ma ancora acerbo e allo stato embrionale. Il fatto di non avere una formazione accademica, ma completamente autodidatta come  quella del più celebre collega canadese, ha permesso al suo stile di mantenere una certa libertà espressiva e creativa, lontana da qualsiasi tipo di gabbia, impostazione e influenza che possono venire dalle scuole di cinema. Le uniche influenze, abbastanza riconoscibile nell’arco della timeline, semmai sono quelle citazionistiche, riconducibili a quelle cinematografie di genere che hanno fatto da libri di testo dai quali Ambrosioni sembra avere attinto a piene mani, a cominciare dall’horror a stelle strisce targato James Wan o a quello iberico dei vari Paco Plaza e Jaume Balagueró. In Hostile le suddette influenze sono più che evidenti, sia visivamente che drammaturgicamente. Peccato che non siano sufficienti a garantire all’opera quella sicurezza e solidità necessaria a spiccare il volo.
Ciò che frena la rincorsa del film è soprattutto la scrittura ancora troppo ripiegata su se stessa e frammentata, incapace di fare coesistere le diverse anime e sfumature dell’horror. Lo script si presenta come un contenitore dove le varie declinazioni del genere in questione (da quello psicologico al torture porn, dallo slasher allo shocker, dall’home invasion alla ghost story, dal filone demoniaco al mockumentary in stile  POV quando si fa ricorso alle riprese della troupe televisiva) non vanno sempre a braccetto, ma entrano spesso in conflitto.  Basta leggere la sinossi per rendersene subito conto.
Per Meredith Langston il sogno di diventare mamma sta finalmente per avverarsi, o almeno così sembra, quando la donna adotta due orfane, Anna ed Emilie. Le due neo-sorelle fanno fatica ad adattarsi al loro nuovo ambiente e si avvicinano a giochi segreti che solo loro possono capire. L’arrivo in casa coincide con un evento inspiegabile che cambia drammaticamente il modo in cui le due ragazze si comportano. Molto preoccupata, Meredith chiede aiuto a S.O.S. Adoption, un programma trasmesso su una TV locale che segue i bambini durante il periodo di adattamento nelle famiglie adottive. Sicuri di avere in mano uno scoop, due giornalisti decidono di incontrare Anna ed Emilie. I due non sanno che davanti a loro sta per aprirsi una dimensione totalmente nuova e inaspettata…
La sovrabbondanza di citazioni più o meno palesi e di elementi così disparati che fanno capo alle diverse tipologie di horror, non consentono al film di raggiungere il giusto equilibrio, finendo con lo strabordare. Il cambiare ciclicamente pelle e forma alla storia, oppure il mescolare gli ingredienti tipici dei vari filoni, da una parte intriga e non consente al fruitore di prendere le misure spiazzandolo, dall’altra però non contente all’operazione di acquisire una vera identità. Si finisce così con l’essere tutto e allo stesso tempo niente. Fortunatamente, Hostile può contare sul talento visivo del suo creatore e al suo enorme potenziale, al quale basterebbe trovare solo il giusto controllo. La costruzione della suspense è comunque di buonissimo livello ed questo il vero motore portante del film. Detto questo, non ci resta che vedere la seconda prova dietro la macchina da presa del regista francese, perché se il buongiorno si vede dal mattino allora qui siamo in presenza di una grande promessa destinata a fare grandi cose. Speriamo tanto di non sbagliarci e il voto che abbiamo dato al film è un sincero incoraggiamento.

Francesco Del Grosso

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