Hochwald

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5.5 Awesome
  • VOTO 5.5

Il sopravvissuto

Se c’è una cosa che va riconosciuta a Hochwald, al di là dalla positività o dalla negatività dei risultati raggiunti, è il coraggio dimostrato nel decidere di affrontare una serie di temi controversi e scivolosi come il radicalismo religioso e l’omofobia, senza cadere nelle sabbie mobili del pregiudizio e della retorica a buon mercato. Merito che va riconosciuto e sottolineato, a maggior ragione se emerso dalla visione di un’opera prima, quella firmata da Evi Romen, montatrice e sceneggiatrice nativa di Bolzano passata dietro la macchina da presa per raccontare la storia di Mario, un ragazzo che ama ballare, per il quale la danza però non potrà mai diventare un lavoro, a causa della tossicodipendente e delle condizioni di povertà in cui versa con la madre. Mentre si trova a Roma, viene coinvolto con l’amico Lenz in un attacco terroristico: Lenz muore, Mario resta illeso. Tornato al paese, viene accolto con indifferenza dai compaesani. Questa reazione finisce per destabilizzarlo ulteriormente. Quando incontra Nadim, un ragazzo che distribuisce il Corano e che insieme ai suoi fratelli lo aiuta a combattere la propria dipendenza, decide di convertirsi all’islamismo. Per il paese è un affronto. Dietro a tutte le sofferenze, il cuore di Mario batte ancora per la danza.
Ma a un film come Hochwald purtroppo, indipendentemente dalle buonissime intenzioni che ne hanno mosso la realizzazione, non basta una buona dose di coraggio per strappare una sufficienza in pagella. Per quello ci vuole ben altro, a cominciare da una scrittura in grado di sostenere sulle spalle l’enorme peso specifico delle argomentazioni sollevate. Troppe sono infatti le incertezze, i passaggi a vuoto, i punti di stallo e le ridondanze di un’opera che ha nello script il tallone d’Achille. Un’architettura nella quale si intravedono delle radici narrative e drammaturgiche potenzialmente interessanti, ma dalle fondamenta non abbastanza solide da reggere i “muri portanti” di un romanzo di formazione scavato all’interno di un dramma esistenziale dai registri cangianti. I spunti di riflessione sono tanti, così come tante sono le emozioni che si affacciano sullo schermo prima, durante e soprattutto dopo la scena dell’attentato terroristico, che non può non riportare la mente dello spettatore al Bataclan e ai fatti sanguinosi accaduti la sera del 13 novembre 2015 in quel di Parigi. Un incubo ad occhi aperti che emerge prepotentemente, rispecchiandosi in quella manciata di immagini con la quale l’autrice incide sulla timeline il punto di non ritorno del protagonista, qui interpretato da un Thomas Prenn alle prese con una perfomance incerta e discontinua, nei panni di un personaggio le cui evoluzioni gli sfuggono spesso di mano.
Con Hochwald, presentato nel concorso lungometraggi del 38° Torino Film Festival, la Romen invita a una riflessione a voce alta sulla condizione, sociale e umana, di una piccola realtà altotesina, la stessa che fa da meravigliosa cornice naturale alla vicenda e che presta il nome al film. Una realtà dalla quale Mario vorrebbe fuggire, ma che lo tiene circoscritto in una gabbia invisibile che lo soffoca, ne frena le aspirazioni e in primis il percorso di ricerca della propria identità. Un vero peccato che il tutto si perda tra i fumi provocati dalla tantissima carne messa al fuoco, purtroppo non gestita con sufficiente attenzione ed equilibrio nella cottura.

Francesco Del Grosso

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