Here I Am, Again

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

Un inaspettato gioco del destino

La vita è imprevedibile e ce lo dimostra ogni giorno. Ne sa qualcosa il protagonista di Here I Am, Again, il documentario di Polly Guentcheva, vincitore della Genziana d’oro per il miglior film di esplorazione o avventura alla 69esima edizione del Trento Film Festival, laddove è stato presentato in anteprima italiana nella competizione della kermesse trentina. Si tratta dell’alpinista d’alta quota e ricercatore di zoologia Boyan Petrov. Chiunque altro al suo posto si sarebbe arreso, ma non lui. Appena un mese dopo essere stato investito da un’auto, inizia il recupero e la lunga preparazione per inseguire il suo sogno: scalare tutti e quattordici gli ottomila, senza ossigeno supplementare. Sopravvissuto per tre volte al cancro, ne ha saliti 10 su 14, e ora è il momento del gigante del mondo: l’Everest. A questo scopo, Boyan inizia il suo “riscaldamento” con la cima più bassa tra gli ottomila, il cosiddetto “nano” Shishapangma, il numero 11 della sua lista.
E fin qui tutto sembra suggerire l’approdo sul grande schermo del classico biopic a sfondo sportivo, che mescola senza soluzione di continuità dinamiche esistenziali, umane e agonistiche. Ma un inaspettato gioco del destino ha cambiato le carte in tavola e di conseguenza la pelle del progetto diretto dalla cineasta bulgara. Quel qualcosa è la scomparsa del protagonista a pochi metri dalla vetta del Shishapangma, che attiva immediatamente una missione di salvataggio internazionale con ricerche in elicottero senza precedenti, in collaborazione tra Nepal, Cina e Bulgaria.
La cinepresa della Guentcheva passa così dal filmare la presenza a documentare l’assenza del connazionale in un’opera che drammaturgicamente muta il suo DNA. La tragedia legata alla scomparsa di Petrov, alle fasi che l’hanno preceduta e alla chiusura delle ricerche, crea una seconda linea narrativa nella timeline che scorre parallelamente al racconto biografico. Queste due linee convergono in un racconto sempre più straziante, nel quale le emozioni cangianti e le speranze sempre più esigue relative alla missione di salvataggio coinvolgono attivamente lo spettatore.
Nel corso della visione di Here I Am, Again, quest’ultimo verrà travolto da una valanga di sentimenti che lascerà il segno. Un flusso che passa attraverso il pedinamento e il racconto in prima persona di Petrov che precedono la scomparsa, seguite dalle commoventi interviste a coloro che hanno partecipato alle operazioni di salvataggio. Operazioni che purtroppo verranno sospese nel momento in cui sembra ormai impossibile il ritrovamento del protagonista vivo o morto. Un momento fortissimo, che toglie il fiato come un pugno assestato alla bocca dello stomaco.

Francesco Del Grosso

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