Gamberetti per tutti

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Palombella rosa

Può capitare, quando in una commedia brillante si toccano temi come l’omofobia e l’intolleranza, che si perdano di vista leggerezza, humour e freschezza dialettica, sostituiti magari da qualche acido e astioso pamphlet ideologico. Succede, anzi, con frequenza sempre maggiore, da quando il politically correct si è trasformato in una nuova forma di conformismo e censura preventiva.
Che gioia, quindi, imbattersi in una ventata di sana euforia come Gamberetti per tutti (titolo originale: Les crevettes pailletées), lungometraggio francese diretto da Maxime Govare e Cédric Le Gallo, che ha trovato ampio spazio nelle sale italiane durante questa strana, ed a tratti irreale, stagione estiva.

Sin dalle prime battute Gamberetti per tutti riesce nel piccolo miracolo di tenere insieme uno sguardo profondamente empatico sui personaggi, inquadrati a tutto tondo con pregi e scogli caratteriali parimenti in evidenza, ed il lodevole intento di raccontare una storia di emancipazione, integrazione e libertà individuale, evitando sia visioni stereotipate che qualsiasi morale a buon mercato.
Lo si capisce già da come il protagonista viene introdotto nel racconto. Il campione di nuoto Matthias Le Goff, messo sotto inchiesta ed escluso dalla squadra olimpica per una rispostaccia, di sapore omofobo, alle domande fuori luogo del pennivendolo di turno, non è di sicuro in partenza un alfiere dei diritti LGBT, ma neanche l’energumeno ostile ai gay che i giornali hanno voluto a tutti i costi sbattere in prima pagina. Sono semmai la federazione e i media stessi ad aver bisogno, cinicamente, di un capro espiatorio, col quale mascherare le proprie ipocrisie a riguardo. Fatto sta che a Matthias, per riavere il posto in squadra, viene proposto di allenare una squadra di pallanuoto gay da tempo a corto di risultati, i “Gamberetti Pailletati”…

Da questo momento in poi Gamberetti per tutti mescola situazioni coloratissime, divertenti e sfrontate, tali da ricordare per certi versi un Priscilla – La regina del deserto a bordo vasca, con l’accurato approfondimento psicologico di ciascun personaggio ed alcune riflessioni sul tema di rara intelligenza e sincerità. Per quanto Matthias prenda all’inizio sotto gamba questo nuovo incarico, il clima di genuina amicizia e di goliardia creatosi all’interno della squadra (che pian piano comincerà a fidarsi del discusso nuotatore) porrà infatti le basi di un confronto schietto e leale. Tanto da condurre, al termine del torneo internazionale in Croazia per il quale i “Gamberetti Pailletati” si erano faticosamente qualificati, verso un epilogo tanto toccante quanto coerente con la maturazione interiore dei protagonisti, Matthias in testa.
Gli stilemi del film sportivo, della commedia picaresca on the road, del cinema d’impegno civile e della comicità transalpina contemporanea si fondono così allegramente, dando vita (grazie anche al montaggio forsennato, alle pittoresche location e alla simpatia degli attori) ad un prodotto spigliato che si segue con piacere dall’inizio alla fine, lasciando anche diversi spunti su cui riflettere.

Stefano Coccia

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