Figli

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

La famiglia si allarga

Una coppia innamorata. Una figlia piccola. Lavori precari e difficoltà ad arrivare a fine mese. Non sono tempi facili, quelli di oggi in Italia, per i giovani genitori. E proprio tale non facile situazione è stata pensata per il grande schermo dal compianto Mattia Torre nel suo Figli – tratto dal suo omonimo monologo – la cui regia è stata affidata a Giuseppe Bonito.

La storia messa in scena, dunque, è quella di Sara (Paola Cortellesi) e Nicola (Valerio Mastandrea), una giovane coppia innamorata e con una bambina piccola. Tra alti e bassi le loro giornate trascorrono (più o meno) tranquille. Le cose, tuttavia, si fanno più complicate nel momento in cui i due scoprono di aspettare un altro bambino. Come fare, però, se il lavoro è purtroppo precario?
Questo ultimo lavoro di Torre è, di fatto, un ritratto – spesso e volentieri semiserio – della società italiana dei giorni nostri, un vera e propria analisi sociale e antropologica, tra giovani genitori con lavori non sempre retribuiti a dovere e pensionati in qualità di uniche persone a potersi dire realmente tranquille dal punto di vista economico. Al punto che un loro aiuto finanziario ai figli in difficoltà è più che mai indispensabile. Un lungometraggio, il presente Figli, che indubbiamente rispecchia una notevole lucidità nel caratterizzare un periodo storico che va avanti ormai da tanti, troppi anni. E Mattia Torre, dal canto suo, verrà ricordato proprio per questo: per la capacità di creare, ogni volta, vivi e pulsanti affreschi dell’Italia di oggi. Un tema, il presente, che – come ben sappiamo – è stato più e più volte trattato quando si pensa alle produzioni nostrane pensate per una grande distribuzione. E Figli, dal canto suo, rientra perfettamente in tale settore, pur tenendo presente il fatto che Torre ha indubbiamente tentato di evitare ogni possibile cliché in merito, dando al suo lavoro anche una forma – pensata per suddivisione in capitoli – a suo modo personale.
Per quanto riguarda, invece, l’approccio registico scelto dallo stesso Giuseppe Bonito, ecco che qui si sperimenta davvero poco. E il problema principale di un lungometraggio come Figli è – come ben possiamo immaginare – quello di presentare un approccio prettamente televisivo, con regia e fotografia tendenzialmente piatte, che tanto lo fanno assomigliare agli innumerevoli prodotti del genere che ogni anno appaiono numerosi sui nostri schermi, dandoci inevitabilmente una sensazione di déjà vu.
Eppure, nonostante tutto, Figli, nel suo complesso, risulta tutto sommato pulito e gradevole. E, in seguito alla visione, si rivela anche al di sopra delle iniziali aspettative. Un ottimo coronamento a una dignitosa carriera di sceneggiatore – quella di Mattia Torre – purtroppo conclusasi prematuramente.

Marina Pavido

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