Er

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

La donna del ritratto

Ritratto di donna. Ritratto di artista. Ma se la figura cui si allude è Ermanna Montanari e il “ritrattista” si chiama Marco Martinelli, siamo già in un’atmosfera magica: la magia del Teatro delle Albe.
Tra il 26 novembre e il 6 dicembre si è svolto in streaming il milanese Filmaker Festival 2020, nel cui variegato palinsesto, incline a valorizzare la contaminazione dei diversi linguaggi, anche un doc come Er ha trovato la giusta collocazione. Lì lo avevamo mancato. E ci troviamo a scriverne ora, ai primi di gennaio, dopo averlo recuperato per vie traverse; il che, volendo, ha senso, perché in fondo questo mese è consacrato a Giano, divinità dei Romani dalla doppia faccia, capace di guardare contemporaneamente al passato e al futuro, raffigurato già da Varrone quale padre del creato e custode della città in tempo di guerra. Allo stesso modo il lavoro cinematografo di Marco Martinelli ci pare concepito come un “Giano bifronte”: duplice sguardo rivolto sia all’indietro, dove il percorso artistico dell’attrice Ermanna Montanari rifulge in straordinari filmati d’archivio, sia in avanti, come simboleggiano eloquentemente le riprese più recenti, che ne seguono di spalle il cammino spavaldo lungo un viottolo della campagna romagnola.

Per capirne di più aggrappiamoci però alle note di regia redatte dallo stesso Martinelli: Il film nasce dal desiderio di rendere grazie all’arte straordinaria di Ermanna, volto e voce, ricambiando il dono che mi ha fatto in quarant’anni di vita e teatro insieme.
La chiave del film è il cammino di Er, raccontato da Platone nel X libro della Repubblica: Er è un guerriero che, morendo, scende agli inferi insieme alle altre anime e là gli viene detto che tornerà alla vita, non senza aver prima viaggiato in quei mondi ultraterreni, per descrivere ai viventi il destino che li attende. Ho trovato il mito perfetto per significare lo sprofondare dell’attrice nell’inconscio, nel farsi visitare da demoni e angeli, quelli che Ermanna chiama “il mio condominio”. Ermanna, raramente nome di donna, deriva da Hermann, che in tedesco significa “guerriero”.

Insomma, una guerriera anche sul palco, la cui fierezza intrisa di umanità trapela sia dagli sguardi intensi che da quell’eloquio, che a nostro avviso incanta ancora di più lo spettatore quando è la musicalità del dialetto a evocare pulsazioni ancestrali. Ermanna Montanari attrice, anche in opere audiovisive firmate da altri, Ermanna Montanari partner creativa di Marco Martinelli e perciò faro di quel Teatro delle Albe alla cui ricca storia si rende trasversalmente omaggio. Da Siamo asini o pedanti? a Pantani, passando magari per personali rivisitazioni de L’avaro di Molière o dell’Ubu re, emerge tutta la spigolosa ma al contempo accogliente genuinità di un teatro che nel corso degli anni ha saputo farsi sperimentazione, epos popolare, divertita aneddotica, collegialità di intenti, dialogo schietto con la dimensione sociale del paese. Per essere del tutto onesti, non ci sembra che Marco Martinelli in Er abbia cercato la stessa raffinatezza di Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi e The Sky over Kibera, nell’ibridare il linguaggio cinematografico e quello teatrale, nel valutarne tutte le possibili intersezioni. Al contrario Er beneficia di una partitura forse più spartana, ma senz’altro funzionale a ciò che ci si era prefissi, nel voler condividere con il pubblico tali esperienze. E quando, interrompendo per un istante il flusso di quell’andare avanti senza smettere mai di osservare le tappe già superate del viaggio, Ermanna si volta gioiosamente verso la videocamera, l’impressione è che l’obiettivo sia stato centrato.

Stefano Coccia

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