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E la festa continua!

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VOTO: 7.5

«Niente è finito, tutto comincia»

Improvvisamente un terribile fracasso. Inquadratura fissa sulla zona colpita e le immagini di archivio dell’avvenimento realmente accaduto si alternano con la realistica ricostruzione. E la festa continua! di Robert Guédiguian comincia da un evento che ha colpito tutti coloro che lo hanno appreso dagli organi d’informazione e, ancor più, la città di Marsiglia (dove il regista è nato nel dicembre 1953). Due edifici di 5 piani si accartocciano, sprofondano. 8 inquilini morti. La macchina da presa riprende il vuoto lasciato da quelle costruzioni che non ci sono più per poi iniziare a farci entrare nella vita di Alice (Lola Naymark) mentre dirige, nella chiesa occupata (utilizzata come centro di permanenza per migranti), un gruppo di persone affermando: «Voglio vedere il sole nei vostri occhi». Attraverso la giovane donna entriamo nella vita del suo compagno, Sarkis (Robinson Stévenin), e soprattutto di Rosa (Ariane Ascaride), una futura suocera e una donna non catalogabile nei soliti schemi. Spesso abbiamo visto come i francesi cerchino di far valere i propri diritti con scioperi, manifestazioni e il cinema ha sempre avuto un occhio di riguardo nel rappresentare queste tematiche. Guédiguian ha uno sguardo incisivo e al contempo delicato e poetico, manifestato anche in quest’ultima opera. Una chiave vincente nel rappresentare come la politica possa entrare nella vita quotidiana. Rosa è il cuore e l’anima del suo quartiere popolare nella vecchia Marsiglia. Divide la sua energia strabordante tra la sua famiglia numerosa e unita, il lavoro da infermiera e il suo impegno politico a favore dei più svantaggiati. La pensione si sta avvicinando e con essa si manifesta qualche disincanto, ma anche il desiderio di liberarsi dal barattolo in cui si è rinchiusa. L’incontro con Henri (Jean-Pierre Darroussin) si rivelerà determinante nel riaprire alcune ‘porticine’ sentimentali e non.
Già ne La villa Robert Guédiguian aveva saputo rappresentare i rapporti tra le persone, con quell’humour che sa smascherare le relazioni umane, le fragilità di ognuno di noi. Questo tono lo ha mantenuto ne E la festa continua!, partendo da un fatto realmente accaduto. «Penso che se non ci fosse stata la mobilitazione popolare dopo la tragedia di Rue d’Aubagne, la sinistra non avrebbe vinto le elezioni. Quindi gli abitanti di Rue d’Aubagne erano parte attiva nella politica, a modo loro, senza saperlo, senza, in ogni caso, affermarlo… e questo ha portato a delle vittorie nella politica elettorale tradizionale», ha dichiarato Guédiguian. «Detto questo, non è nemmeno un film su rue d’Aubagne. Ma, di certo, ne è il suo baricentro. I personaggi ruotano attorno a questo crollo e a questo spazio, vuoto e bianco come un sudario, come gli elettroni intorno a un nucleo che, casualmente, è occupato da una statua di Omero, il ‘padre’ di tutte le storie… Come si sopravvive al collasso e al vuoto, nel senso più astratto e teorico del termine… Il crollo delle nostre grandi narrazioni e il conseguente vuoto dei nostri stili di vita. Come Omero può raccontarci nuovi poemi epici. Sotto che forme».
Proprio questo ci rilancia E la festa continua! insieme a spiragli per cui si possa pensare che anche la vita continua dopo un vuoto, nonostante l’età, …continuate voi con la vostra personale suggestione post visione. In più quest’opera è un atto politico (nell’accezione più alta del termine) perché «è un film “Agitprop”. Mi piace molto questa forma estremamente popolare e creativa che gli artisti hanno adottato all’inizio della Rivoluzione russa per partecipare alla dinamica del cambiamento, alla sua velocità. Mayakovsky, Vertov, Meyerhold, poi, in Germania, Piscator, Karl Valentin, Brecht…
In poche parole, consiste nel parlare di tutto ciò che stiamo vivendo allo stesso tempo, saltando da una cosa all’altra, utilizzando tutti i mezzi possibili per interrogare e comprendere lo spirito del tempo, approfittando delle esitazioni, delle certezze e dei dubbi degli esseri umani, in modo che lo spettacolo sia piacevole. Ho sempre adorato questa libertà formale gioiosa, che stuzzica i nostri sensi e le nostre menti. Uccellacci e uccellini è un meraviglioso film agitprop di Pasolini. […] In questi strani tempi di regressione e di egoismo che colpiscono tutte le nostre società, un regista non può limitarsi a descrivere la miseria del mondo… deve anche mostrare nuovi modi in cui le idee di condivisione e di democrazia possono prevalere… dall’Armenia sotto attacco a SOS Méditerranée, dallo status di rifugiato all’edilizia popolare, dalla difesa degli ospedali alla difesa delle scuole, dalla reinvenzione della sinistra all’orizzontalità delle lotte di quartiere.
E tutto questo con l’urgenza di essere ascoltato. In altre parole, un regista che crede che il cinema d’autore e il cinema popolare non siano opposti l’uno all’altro» (dalle note di regia).
Dopo essere stato presentato nella sezione Grand Public alla Festa del Cinema di Roma 2023, il lungometraggio è nelle nostre sale distribuito da Lucky Red.

Maria Lucia Tangorra

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