Downsizing

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Ambiente e umani: la (dura) convivenza

«Volete costruire una società in cui gli uomini non si nuocciano più reciprocamente? Lasciateci entrare soltanto degli abulici». Guardando Downsizing di Alexander Payne vengono in mente queste parole di Emile Cioran, maestro – in un certo senso – del disincanto. Vanno fatte le dovute differenze, anche perché i protagonisti dell’ultimo lavoro del regista americano non si possono definire delle persone indolenti, scoprono, però, una possibile direzione da dare alla vita un po’ utopica, senz’altro coraggiosa sotto certi punti di vista.
Quando tutto ha inizio, all’istituto scientifico di Bergen, forse non si pensava di poter arrivare a quel punto: rimpicciolire la massa cellulare. Eppure è proprio a questa “vittoria” che si assiste nei primi minuti, con medici e scienziati che propongono una soluzione di sostenibilità a misura d’uomo (e il gioco di parole è dietro l’angolo), con l’inventore che mostra i primi trentasei uomini che si sono prestati a questo esperimento. Anni dopo, siamo a Omaha (nel Nebraska e città natale di Payne) la voce si è diffusa ed è lì che cominciamo a conoscere chi ci rilancerà delle domande esistenziali. Paul Safranek (Matt Damon) è completamente immerso nella routine quotidiana, che comprende anche l’accudimento di sua madre. Quando intercetta per caso la scoperta, viene allettato dall’idea, coinvolgendo anche la giovane moglie (Kristen Wiig) sperando che questo porti alla risoluzione della crisi coniugale.
Il regista di Election (1999) punta proprio su un desiderio che sarà balenato a tutti prima o poi: voltare pagina, magari con una decisione istintiva, per alcuni inspiegabile, ma che può apparire l’unica possibile. Il momento della preparazione a una trasformazione che sarà fondamentale può risultare molto angosciante e questo viene enfatizzato anche dalla scelta di rendere tutto asettico, con un bianco accecante e futuristico. Uomini e donne vengono rasati, pure in volto, c’è un “metodo” in tutto il procedimento a cui ci si deve sottoporre prima del “dowsizing”. La speranza che muove tutti è una vita migliore, qualcosa, però, va storto nel nostro caso particolare: sua moglie si tira indietro all’ultimo momento, ma l’uomo lo scopre a conti fatti, quando lui non può più tornare indietro semmai ci avesse ripensato. Safraneck si unisce così a una piccola comunità di suoi simili, con tutte le annesse difficoltà che derivano dalle nuove misure ridotte.
Downsizing vuole sicuramente farci riflettere sulle questioni ambientali, su come noi trattiamo il pianeta occupandolo senza preoccuparcene troppo e prova a farlo volendoci far “simpatizzare” col nostro protagonista. I presupposti c’erano tutti e l’incipit è un ottimo decollo; da metà in poi, ci duole riconoscerlo, è come se alcuni pezzi si perdano per strada, nonostante l’opera si sia arricchita della presenza di Christoph Waltz (la durata di 135′ non aiuta la fruizione a causa dei cali di ritmo). Il cinismo che incarna non riesce a dar una scrollata di ritmo a una storia che, si perde, nei meandri di un paesaggio – ora ideale ora fisico (si ritorna ai fiordi norvegesi) – che può arrivare a inghiottire. Dall’altro lato, sempre nell’ottica di mettere tanta carne al fuoco, nello sviluppo drammaturgico ci viene palesato il rimpicciolimento umano anche come punizione da parte del governo – ma non vogliamo rivelarvi troppo. Ciò che resta, post visione, è un luogo comune quantomai vero: si è artefici del proprio destino, anche quando si è alti solo 12cm. Non per guardare al passato, ma forse con un piglio più politicamente scorretto – ricordando appunto Election – l’opera avrebbe avuto ancora più mordente anche su temi scottanti che ci riguardano molto da vicino. In fondo una critica alla società americana c’è (vedi l’idea degli esseri umani presentati in serie – sia i pazienti che chi se ne occupa), com’è nel suo stile, e sembra proprio il consumismo, mixato coi desideri più inconsci, a dar vita a un’utopia mostrata come parco giochi, con edifici che ricordano le case giocattolo della nostra infanzia. Peccato per un’occasione non totalmente riuscita, una domanda però resta e potrebbe rimanere insoluta: qual è la cosa giusta da fare per salvarsi e salvare il pianeta? Downsizing è stato scelto come film di apertura della 74esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e dovrebbe esser distribuito in sala da Universal Pictures il 21 dicembre.

Maria Lucia Tangorra

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