Dolcissime

0
6.0 Awesome
  • VOTO 6

Dulcis in fundo… il fondo della piscina!

Curvy Power. Più o meno un anno fa era stato il turno di Come ti divento bella: commedia americana che ebbe discreto successo anche da noi, incentrata sulle disavventure e sul desiderio di riscatto della bionda Renee, che dopo aver sbattuto accidentalmente la testa si convince di essere diventata bellissima. Evidenziando così un cambio di mentalità che, oltre a motivarla sul privato, la porterà a progredire anche nel mondo del lavoro. Tema centrato brillantemente, sebbene la scrittura del film risulti a tratti facilona e prevedibile.
La novità di Dolcissime sta forse proprio in questo: permettere a un argomento che non è più un tabù, già da tempo, nel cinema stelle e strisce, di prendere piede anche in un contesto squisitamente italico. Sempre con toni a metà strada tra favola metropolitana, spaccato di vita giovanile e commedia rosa. Ma anche, è il caso di dirlo subito, replicandone quelle semplificazioni narrative che non avevamo particolarmente apprezzato nei prototipi statunitensi e che fanno sentire pure qui la loro zuccherosa inconsistenza.

C’è da dire, comunque, che il regista Francesco Ghiaccio era tra i più indicati a fare da apripista. Di lui avevamo trovato notevolissimo l’esordio, Un posto sicuro: durissimo film di denuncia nato dall’urgenza di puntare l’indice contro le storture del sistema italiano, all’interno di un contesto malato (letteralmente e metaforicamente) come quello di Casale Monferrato in cui la gente ha continuato, per anni, ad ammalarsi e a morire di amianto.
Dolcissime, presentato in anteprima al Giffoni Film Festival, vede Francesco Ghiaccio collaborare di nuovo, a livello di sceneggiatura, con Marco D’Amore, che del precedente lungometraggio era stato pure protagonista. L’ambientazione stessa non si è spostata di molto, visto che siamo sempre in Piemonte. Ma quella delle giovanissime protagoniste è qui una sfida dal sapore diverso: tre ragazzine sovrappeso, tre “chiattone” come tra loro autoironicamente si definiscono, dovranno venire a capo dei loro complessi e della sordida ostilità di un ambiente scolastico mai tenero con chi non si presenta omologato, per avere poi la meglio su chi le deride, le umilia, le esclude. Siano essi compagni di classe, professori o genitori con poco tatto, che vorrebbero avere figli perfetti come quelli delle pubblicità, assecondando così i cliché della nostra società sempre più materialista e superficiale.

Singolare è lo scenario in cui le tre agguerritissime ragazze decidono di ribellarsi e far sentire la propria voce: metonimico habitat di fisici scolpiti e longilinei, la piscina diventa il “teatro delle operazioni” in cui Mariagrazia, Chiara e Letizia sfideranno le lingue lunghe delle compagne di classe, mettendo su addirittura una squadra di nuoto sincronizzato! Strappa simpatia e appare di lodevolissimi intenti, l’operazione tentata da Francesco Ghiaccio, sebbene alcune gag volino basso, risultando ripetitive, ed anche le svolte principali del racconto manifestino il rischio di risultare di volta in volta telefonate o persino un po’ incoerenti, a livello psicologico. Di positivo restano comunque la freschezza dell’approccio e l’impegno di un cast visibilmente motivato, in cui attori di notevole presenza scenica come Vinicio Marchioni e Valeria Solarino (una severa ma solo apparentemente distaccata istruttrice di nuoto) hanno fatto in qualche modo da “chiocce” alle giovanissime Giulia Barbuto Costa Da Cruz, Margherita De Francisco, Giulia Fiorellino e Alice Manfredi, la perfettina della classe che andrà incontro nel corso del racconto al cambiamento più forte, importante, schierandosi al momento opportuno dalla parte delle compagne più impacciate, fino ad allora oggetto di sfottò e pessimi scherzi.

Stefano Coccia

Leave A Reply

nove + quattordici =