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Disco Boy

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VOTO: 8

Combattenti

Cosa vuol dire dover combattere ogni giorno per la propria libertà, per la propria patria o anche semplicemente per difendere la propria identità? Soltanto chi ogni giorno vive determinate situazioni può realmente capire. E, spesso, condividere determinate esperienze può farci sentire indissolubilmente legati. Persino quando ci si trova a migliaia e migliaia di chilometri di distanza. Ne sanno qualcosa Aleksei (impersonato dal bravissimo Franz Rogowski) e Jomo (Morr Ndiaye). Sono loro, dunque, i protagonisti della pellicola Disco Boy, diretto dal giovane Giacomo Abbruzzese, nonché unico film italiano in corsa per l’Orso d’Oro alla 73° edizione del Festival di Berlino.

Aleksei, dunque, viene dalla Bielorussia e, durante un breve permesso per poter assistere a una partita di calcio in Polonia, decide di scappare in Francia con il suo amico Michał (Michał Balicki), in modo da poter iniziare una nuova vita. Durante la fuga, tuttavia, il suo amico ha un incidente e muore, lasciando Aleksei da solo. Una volta in Francia, il giovane deciderà di arruolarsi nella legione straniera. Qui, dopo un po’ di tempo, avrà la possibilità di diventare cittadino francese a tutti gli effetti, potendo addirittura cambiare nome. Dall’altra parte del mondo – e, nello specifico, in Nigeria – Jomo combatte per difendere la sua patria dalle potenze mondiali che altro non fanno che sfruttare il suo territorio. In che modo i due personaggi sono legati tra di loro?
Aleksei e Jomo non si conoscono, vivono lontano, eppure, in qualche modo sono fortemente connessi. La sorella di Jomo, giunta in Francia come clandestina e che lavora come ballerina in un night club, fa da trait d’union tra i due. Nei sogni, al contempo, i due protagonisti finalmente si incontreranno e, magicamente, gli occhi di Aleksei diventeranno come i singolari occhi di Jomo (ognuno di un colore diverso dall’altro).
In Disco Boy, dunque, Giacomo Abbruzzese non ha avuto paura di osare, di tentare nuove strade, di far sì che reale e onirico si incontrassero, si fondessero, si confondessero fino a non far più capire allo spettatore dove finisca l’uno e inizi l’altro. Nei boschi, di notte, ma anche sui campi di addestramento o per le strade di Parigi un approccio prettamente realistico fa da protagonista assoluto. Eppure, esso non è destinato a durare a lungo. E infatti, ben presto, ecco che l’onirico prende prepotentemente il sopravvento, spiazzandoci e confondendoci, fino a rendere i due magnetici protagonisti quasi la stessa persona.
Disco Boy è decisamente un lungometraggio sorprendente, un lungometraggio che non ha paura di osare o di sperimentare con nuovi linguaggi. Malgrado le tematiche più e più volte affrontate, negli ultimi anni, da parte di registi da tutto il mondo. Immagini astratte occupano uno spazio sempre maggiore, luci soffuse e dai colori caldi accompagnano corpi sinuosi che danzano liberi, ora in un remoto villaggio nigeriano, ora in un piccolo night club. Due identità hanno molte più cose in comune di quanto inizialmente possa sembrare. E Giacomo Abbruzzese – qui al suo primo lungometraggio di finzione dopo numerosi cortometraggi e documentari – ha messo in scena tutto ciò rivelando una grande maturità registica. Una piacevole sorpresa all’interno del concorso di questa 73° Berlinale.

Marina Pavido

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