Diamantino – Il calciatore più forte del mondo

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Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore

Presentato al Milano Film Festival 2018 nella sezione The Outsiders, dopo la prima cannense alla Semaine de la Critique, Diamantino è un viaggio surreale attorno alla figura di un ex-campione di calcio portoghese alla deriva, facilmente identificabile nella figura di Cristiano Ronaldo, sullo sfondo di una crisi europea che coinvolge il Portogallo, come quella che stiamo vivendo anche da noi: forze politiche che vogliono l’uscita dall’UE, sbarchi di migranti provenienti dall’Africa. Diamantino vede insieme due giovani registi, il portoghese Gabriel Abrantes e l’americano Daniel Schmidt.

Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore” cantava De Gregori. Non è così per Diamantino che a fronte del calcio di rigore di una partita decisiva dei Mondiali, vede dei giganteschi cagnolini dal pelo lungo frapporsi davanti alla porta, sbaglia il tiro e la sua carriera cola a picco come la sua vita che cade in disgrazia. Nel frattempo il padre muore d’infarto e vedremo subito dopo il suo funerale. Il film era cominciato con un momento di grande suggestione visiva, la visione dall’alto, della Terra, che andava sullo stadio, usato più volte con giochi di sovrapposizioni di immagini. Dal declino del campione, la narrazione si porta in mille diverticoli che toccano i temi dell’immigrazione, delle derive antieuropeiste, del transgenderismo, con sottotrame di spionaggio ed esperimenti genetici, i personaggi bizzarri come la scienziata dottoressa Lamborghini.
Diamantino è un film bizzarro, che spinge l’acceleratore verso il delirio visivo surreale, ma anche se le invenzioni sono originali, tutto sa di già visto e derivativo, la voglia di stupire risulta forzata e artificiosa. Sono evidenti i modelli di Wes Anderson e di Jaco Van Dormael, con lontani echi buñueliani, ma manca quella freschezza, quel genuino senso della sorpresa, del meraviglioso e del magico. La forza propulsiva immaginifica scema ben presto e il ritmo delle invenzioni visive si appiattisce. Abrantes e Schmidt si permettono di citare anche Shining, nel labirinto e nella stessa musica che Stanley Kubrick ha usato abbinata al labirinto di siepi del giardino dell’Overlook Hotel, la composizione Musica per archi, percussioni e celesta di Béla Bartók. E tra i vari deliri di Diamantino c’è anche quello di un set cinematografico, dove interpreta la figura storica del re Sebastiano I del Portogallo, realmente messo in scena dal grande regista Manoel de Oliveira nel film Il Quinto Impero – Ieri come oggi. Ma non bastano le citazioni colte a salvare quello che è un irrimediabile e insulso pastrocchio kitsch.

Giampiero Raganelli

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