Criminali come noi

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Perdenti vincenti

L’Argentina è un paese che ha sempre avuto un rapporto di amore-odio con l’industria cinematografica. Lo stato sudamericano si è reso protagonista sia in positivo, proponendo dei lungometraggi di grande spessore, sia in negativo, rilasciando film da scartare irrimediabilmente. Nel caso di Criminali come noi, diretto da Sebastiàn Borensztein, siamo in un centralissimo limbo che punta però verso una sponda positiva. Basato sul romanzo “La noche de la Usina” (La notte degli eroi perdenti), scritto da Eduardo Sacheri che ha rivestito anche il ruolo di sceneggiatore, il film si propone di essere un ibrido tra Ocean’s Eleven di Steven Soderbergh e I soliti ignoti di Mario Monicelli.
Per realizzare questo lungometraggio, il regista si è servito di un cast composto da nomi particolarmente altisonanti nella terra delle pampas ma meno conosciuti nel continente europeo. I protagonisti principali sono Ricardo Darìn e Chino Darìn, padre e figlio nella vita reale così come sul set. Insieme a loro: Luis Brandoni, Verónica Llinás, Daniel Aráoz, Carlos Belloso, Rita Cortese, Marco Antonio Caponi, Andrés Parra e Ailín Zaninovich. Fermin Perlassi (Darìn Sr) è un ex calciatore che vive in piccola realtà locale argentina; assume la decisione di provare a costruire un’azienda per conto suo e della comunità ma la crisi finanziaria del 2001, con la sparizione di tutti i soldi dei contribuenti dalle banche nazionali, metterà il protagonista di fronte ad una scelta difficile. Radunati i suoi soci e con l’aiuto del figlio Rodrigo (Darìn Jr), Fermin proverà a riprendersi i soldi rubati (finiti nelle mani di Fortunato Manzi, avvocato senza scrupoli) mettendo insieme un piano folle il cui svolgimento porterà ad una serie di situazioni divertenti in grado di sciogliere la tensione e regalare sonore risate al pubblico in sala. Seppur confinato nei meandri di una black comedy ricca di ironia e personaggi grotteschi (come nel capolavoro di Monicelli), almeno nella prima mezz’ora il film sembra la proposizione di un dramma esistenziale. Questa divisione del copione, consente di comprendere le motivazioni che spingeranno Fermin e soci ad intraprendere tali azioni ma smonta la struttura del film rendendolo troppo pesante nella prima mezz’ora abbondante. Se la decisione di Borensztein era quella di costruire un prodotto leggero e ironico, ci sentiamo di dire che manca un pizzico di coerenza a lungo andare. La qualità però è piacevole; le disavventure della “squadra” di eroi perdenti pronti a rischiare tutto pur di riavere un pizzico di giustizia, inevitabilmente attraggono gli spettatori che simpatizzano con le scelte dei protagonisti lasciandosi andare anche a diverse risate che alleggeriscono un clima che, altrimenti, risulterebbe teso e snervante.
Criminali come noi perciò assume le sembianze di un film metà dramma metà black comedy, in grado di intrattenere il pubblico in sala in cerca di una ragazzata capace di risollevare l’animo dopo una giornata o un periodo duro. Il film non mancherà di trasmettere un po’ di buon umore congiungendovi anche un impulso a non lasciarsi andare quando le cose sembrano andare tutte storte. Il senso principale del film è proprio questo, ed è questo che gli ha concesso la vittoria del Premio Goya (gli Oscar spagnoli) per il miglior film ispanoamericano

Stefano Berardo

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