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Corpo e aria

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VOTO: 7,5

AnatoMusical

Una sinfonia dei corpi. Vivi, morti. Ma anche in quelli dei defunti è possibile percepire, forse, un soffio vitale. Un’anima pronta a librarsi leggera, mentre le masse muscolari si apprestano a corrompersi e i fluidi corporei si allontanano grevi.
Presentato anch’esso in concorso al Molo Film Festival 2022, Corpo e aria di Cristian Patanè figura in programma con questa lapidaria (e di lapidi, visto che siamo in tema di esequie, vi è senz’altro bisogno) sinossi: “Gaia lavora nell’impresa di pompe funebri di famiglia e si prende cura dei corpi mentre l’anima se ne va. Ma un giorno accade qualcosa di inaspettato…

In quei puntini di sospensione vi è il succo di questa moderna Dance Macabre, affine probabilmente nell’ispirazione a certi interrogativi esistenziali già in auge nelle composizioni letterarie e figurative del Medio Evo europeo, che in certe sequenze formalmente suadenti sembra oscillare tra musical e videoclip: a contatto con la pesantezza dei corpi, con la gravità del decesso, la protagonista Gaia (una magnetica Selene Caramazza) quasi danza tra le salme, con in testa le cuffiette e una musica d’impronta techno a farle compagnia, nel tentativo di conferire uno scampolo di umanità a quegli uomini e donne che si sono fatalmente spenti. Fino a farsi sorprendere lei stessa dalla “risposta”, inaspettata e di struggente intensità fisica, psichica, che quei corpi sapranno darle.

Qualche spettatore storcerà la bocca di fronte a quella che può apparire mera ostentazione del macabro, siamo pronti a scommetterci. Del resto la stessa camera mortuaria è un “set” che nell’immaginario collettivo rimanda precipuamente a horror e thriller truculenti. Eppure il corto di Cristian Patanè, la cui natura anomala e insolita (che è anche il nome della piccola produzione cinematografica con cui è stato realizzato) ci ha affascinato non poco, viaggia verso tutt’altra dimensione, una dimensione dello spirito che la mirabolante armonia trasmessa dall’epilogo esplica bene. Parafrasando il titolo, prima abbiamo preso confidenza con l’ineluttabile fine dei corpi, poi l’aria si è riempita di una luce particolare, benché per occhi profani irreale. Molto ben accompagnato dalle musiche di Bruno Falanga e Lady Maru, Corpo e aria si avvale anche della fotografia elegante di Daniele Ciprì (ancora una volta lodevole la sua propensione a sostenere il lavoro di cineasti più giovani), per marcare e rendere evidente tale epifania.

Stefano Coccia

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