Conferenza stampa sul film tv “Carosello Carosone”

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Renato Carosone: «il Maradona della Musica»

«Torero
Te sì piazzato ‘ncapo stu sombrero»… quanti di noi conoscono i versi di questa canzone? E, forse, tanto più i giovani, non sanno chi li abbia ideati, musicati e cantati. Il film tv Carosello Carosone, diretto da Lucio Pellegrini, è l’occasione per scoprirlo e soprattutto per conoscere un artista poco noto alle giovani generazioni, il quale ha voluto ‘solo’ dare seguito al proprio talento – in questo caso le sudate carte leopardiane si può dire che diventino ‘le sudate dita’ sui tasti di un pianoforte da cui sapeva creare un mondo e divertire. Quest’ultimo termine è una delle chiavi che lo portarono al successo, ma andiamo per gradi.

Carosello Carosone

Eduardo Scarpetta – Ph Andrea Pirrello

Carosello Carosone: sinossi ufficiale

New York, 1958. Le luci si accendono sul palco del Carnegie Hall, dove il Sestetto è pronto a esibirsi. Un sogno che si avvera per Renato Carosone (Eduardo Scarpetta) che arriva in America dopo una lunga tournée di grandissimo successo in giro per il mondo.
Si parte da lì (con le fasi temporali che si alternano l’una con l’altra fino a far prevalere il presente, nda) per ripercorrere a ritroso la vita e l’ascesa ai vertici delle classifiche internazionali di uno dei maggiori autori e interpreti della musica italiana.
Dopo essersi diplomato in pianoforte al Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, grazie all’aiuto e gli sforzi del padre Antonio, Renato parte per l’Africa Orientale Italiana, scritturato come pianista e direttore d’orchestra dalla compagnia di arte varia diretta da Aldo Russo; ma i loro spettacoli non riscuotono molto successo e, mentre la compagnia si scioglie, Renato decide di restare in Africa. Con non poche difficoltà arriva ad Asmara, si esibisce nel night-club del teatro Odeon e lì conosce e si innamora di Lita (Italia Levidi interpretata da Ludovica Martino), ballerina di spicco di origini veneziane. I due si sposano poco dopo formando una famiglia con il figlio di Lita, Pino, che Renato accoglie e ama come suo. Tornato in Italia, finita la guerra, Renato viene chiamato a formare un trio per un nuovo locale a Napoli, lo Shaker Club.

Carosello Carosone

Eduardo Scarpetta – Ph Andrea Pirrello

Con il chitarrista olandese Peter Van Wood (Nicolò Pasetti) e il batterista-fantasista napoletano Gegè Di Giacomo (Vincenzo Nemolato), che diventa presto suo inseparabile compagno, Renato forma il Trio Carosone, il quale ottiene subito un clamoroso successo, riproponendo brani noti in vesti sonore inedite e conquistando il pubblico con esibizioni originali e carismatiche.
Ma è dall’incontro con il paroliere Nisa (Flavio Furno) che nascono alcuni dei brani più famosi e di successo di Renato che scalano le vette delle classifiche italiane e internazionali come ‘Tu vuò fà l’americano’, ‘Torero’, ‘Pigliate ’na pastiglia’, ‘Caravan Petrol’, ‘O’ sarracino’… il resto scopritelo guardando il film (inutile cercare prima notizie biografiche, magari da fonti non sempre super attendibili, nda).

Riflessioni sul film tv

Carnegie Hall, il tempio della musica classica e leggera a livello mondiale, Renato Carosone (visibilmente emozionato come probabilmente lo stesso attore che lo fa rivivere) col suo amico Gegè entrano dalle quinte e si trovano un’immensa platea vuota. La scena è da pelle d’oca sia perché fa davvero immaginare col cuore e di pancia cosa possano aver provato, sia – pensando all’oggi – la mente va a come si sentirà un artista quando potrà ricalcare un palco e magari anche quello per eccellenza. Questo è l’incipit, d’impatto, di Carosello Carosone, per poi andare a ritroso e ritornare al presente, coi piani temporali che si intersecano. La macchina da presa di Pellegrini coglie i dettagli e asseconda questa natura così genuina dell’uomo-dell’artista e di un percorso così sudato e meritato sul campo.

Carosello Carosone

Eduardo Scarpetta – Ph Andrea Pirrello

Ascoltando l’intervento di Scarpetta durante l’incontro stampa, ha colpito l’umiltà con cui parlava di un gigante (poco noto ai giovanissimi) e del suo approccio, «a testa bassa», ha ripetuto più volte. Ecco, si potrebbe dire che lo stesso Carosone abbia affrontato così le prime difficoltà, alzando la testa (non nell’accezione arrogante del termine) quando ha deciso di salutare i concerti dal vivo per dedicarsi al suo amore ‘parallelo’, la famiglia.
Note di merito vanno, oltre al cast (bravissimo Nemolato nel non andare mai troppo oltre le righe), alla fotografia curata da Marco Bassano e alle musiche così rispettose e coinvolgenti del maestro Stefano Bollani.

Carosello Carosone: le dichiarazioni dei protagonisti

Eduardo Scarpetta: «Il mio mestiere si fa con lo studio e con la preparazione (ha affermato emozionatissimo, trasmettendo un profondo amore per l’arte della recitazione, nda). Ho avuto la fortuna e l’onore di aver lavorato con Ciro Caravano, il mio insegnante di canto al Centro Sperimentale. Naturalmente è stato impegnativo non essendo un cantante – le contaminazioni africane con la voce sono complicate, c’è stata anche tanta rabbia e frustrazione perché ce la mettevo tutta, ma il risultato non era sempre quello desiderato. Inoltre non avevo mai messo mano nella mia vita ad uno strumento musicale. Un mese e mezzo prima dell’inizio delle riprese, con il maestro Caravano, ci siamo messi a studiare piano e voce e ho fatto esercizi di articolazione delle dita. È stato comicissimo il momento in cui ho messo due mani sul pianoforte, poi abbiamo perfezionato il canto e abbiamo registrato le canzoni con Stefano Bollani, che per me è un mito.

Carosello Carosone

Stefano Bollani e Eduardo Scarpetta – Ph Andrea Pirrello

Sono felice di aver avuto l’opportunità di interpretare il ‘Maradona della musica’. Renato Carosone è stato un mito italiano e mondiale e credo si debba imparare tanto da lui e debba essere conosciuto da tutte le generazioni. Era un sanissimo esempio di altruismo artistico, non pretendeva tutte le luci su di sé, ma era molto generoso prima con il suo terzetto, poi con il quintetto e infine con il sestetto, infatti ha lasciato tutto nelle mani del suo amico fraterno Gegé Di Giacomo, il quale riusciva a rendere il suo gruppo ancora più empatico. Nutro profonda stima verso l’artista, ma anche verso l’uomo, il quale ha deciso di lasciare la musica al culmine della propria carriera. L’amore che provava per Lita è qualcosa d’insolito oggi: si innamora, si dichiara, ne riconosce il figlio e diventa la sua donna per tutta la vita.

Carosello Carosone

Ludovica Martino e Eduardo Scarpetta – Ph Andrea Pirrello

La porta con sé a Napoli e ha questo confronto con il padre così toccante. Nella biografia Carosone dice che in Africa erano diventati in tre, non parla di Pino come un figlio riconosciuto, ma come figlio suo. Mi metto anche nei panni del Carosone ragazzo che a 17 anni, nel 1937, si è trasferito in Africa a suonare e la sua prima esperienza non è andata bene perché c’era un gruppo di trasportatori bergamaschi che non voleva la musica napoletana, eppure non si è arreso e alla fine è diventato l’artista che tutti conosciamo. Non ho avuto modo di incontrare suo figlio Pino vista la sua età e la situazione in cui si girava (non lo si voleva mettere a rischio essendoci il covid, nda). So che durante le riprese ha visto il mio provino e ha dichiarato che nella mia interpretazione ha rivisto quell’ironia che aveva suo padre. Quindi abbiamo avuto la sua benedizione e ne sono felice».

Carosello Carosone

Eduardo Scarpetta – Ph Andrea Pirrello (backstage)

Un punto ci sentiamo di sottolineare ulteriormente dell’intervento del protagonista: «C’è un aspetto che nel girare durante la condizione di pandemia si è rivelato in qualche modo ‘positivo’: è stato bellissimo stare tutti insieme in un albergo a Napoli perché, per tutelarci, dovevano tenerci in una bolla e ci siamo sentito come se fossimo una compagnia teatrale, facevamo colazione con la troupe, andavamo sul set, giravamo e poi cenavamo insieme».

Ludovica Martino: «Questo è stato un ruolo molto diverso da quelli che ho interpretato finora perché è un personaggio realmente esistito. Su Lita si sa molto poco e grazie al lavoro con Lucio, gli sceneggiatori, i produttori abbiamo costruito il personaggio.

Carosello Carosone

Eduardo Scarpetta e Ludovica Martino – Ph Andrea Pirrello

Mi piace pensarla come una donna che è sempre stata accanto al proprio uomo, indipendente anche per i tempi – infatti faceva la ballerina di swing in Africa, ha lasciato la terra d’origine da giovane e si è spostata con lui in tutto il mondo, camminando l’uno al fianco dell’altra. Anche l’accoglienza che Renato ha per il figlio di Lita, Pino, è un gesto di un gentiluomo di un’altra epoca».

Vincenzo Nemolato: «Nella preparazione del personaggio c’era l’evidente scoglio tecnico di affrontare la batteria che non avevo mai avuto il coraggio di imparare a suonare e dovevo interpretare uno dei più grandi virtuosi di questo strumento. Tutto questo è stato possibile grazie a Mariano Barba junior, il quale mi ha aiutato a coprire questo gap e anche a concepire un modo d’intendere la vita diverso. Il batterista riesce a vedere le cose in base ai suoni che può dare qualsiasi tipo di oggetto – ad esempio c’è questa scena del provino di Gegè in cui suona i bicchieri. Nei due mesi di preparazione ho avuto la disponibilità della produzione per imparare anche a fingere di saper suonare la batteria e non maneggiare le bacchette come se fossero quelle del sushi e poi c’è stata la preparazione canora con il maestro Caravano».

Carosello Carosone

Vincenzo Nemolato – Ph Andrea Pirrello

Com’è nata l’idea di Carosello Carosone?

Lo rivelano Matteo Rovere e Sydney Sibilia di Groenlandia: «Per noi è stata una gioia immensa produrre questo film e anche una grande responsabilità verso un personaggio così importante a livello internazionale. È un progetto che ti mette di buonumore. Eravamo in un bar ed è partita ‘Tu vuo’ fa’ l’americano’ e ci siamo chiesti come mai non fosse ancora stato realizzato un film sulla vita straordinaria di Carosone. È sempre stato dietro alle sue canzoni, alcune non le cantava nemmeno ma le faceva interpretare alla band, condivideva il successo con tutti, noi invece abbiamo cercato di omaggiare lui. Da ‘artisti’ ci emozionava molto una persona che ha questo approccio rispetto al proprio mestiere».

Carosello Carosone

Marianna Fontana e Eduardo Scarpetta – Ph Andrea Pirrello

Il lavoro sulle musiche curato da Stefano Bollani

«Non ho mai incontrato Carosone di persona ma a undici anni gli scrissi una lettera e lui rispose. Ringrazio Rai Fiction e Groenlandia che sono riusciti a raccontare una storia chiara, limpida, il percorso di una persona che crede nel proprio talento e il mondo lo sostiene. Il cast è stato preparato dal maestro Ciro Caravano e sono stati tutti bravissimi. Ho realizzato le musiche di Carosone come dovevano essere, fedeli alla versione originale. Certo è stato divertente avere la possibilità di immaginare la musica che questo immenso artista creava e suonava negli anni Trenta in Africa non avendo delle documentazioni a riguardo. Noi conosciamo il suo repertorio grazie al libro di Vacalebre (il film tv è tratto dal libro ‘Carosonissimo’ scritto da Federico Vacalebre, edito da Arcana Editore, nda). Non va dimenticato che la musica di Carosone è un antidoto contro la tristezza».

«Se puoi fare la musica invece della guerra sei un uomo fortunato»… è qualcosa che dovremmo ricordarci più spesso, trasponendola certo sui nostri talenti/desideri.

Appuntamento giovedì 18 marzo, in prima visione, su Rai 1.

Maria Lucia Tangorra

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