Conferenza stampa “La notte è piccola per noi”

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Alla Casa del Cinema un incontro col cast decisamente vivace

All’anteprima di mercoledì 27 febbraio alla Casa del Cinema di Roma de La notte è piccola per noi, film di Gianfrancesco Lazotti distribuito da Distribuzione Indipendente, è seguita una interessante conferenza stampa con la presenza dello stesso regista e di gran parte del cast. Il film, come sottolineato dal presidente di Distribuzione Indipendente Giovanni Costantino, segna un ritorno al personaggio, al dialogo; l’attenzione si concentra sui singoli protagonisti e si dà valore ai rapporti. Non è tanto lo svolgersi della trama ad essere protagonista, quanto piuttosto l’importanza dei rapporti umani. E anche l’intervista seguita alla proiezione è risultata quasi corale. Ne riportiamo uno stralcio significativo.

D (per il regista): Parlaci di questo film. Hai riportato una tua esperienza personale? Come si è creato questo feeling tra gli attori? E come mai la dedica ad Ettore Scola?
Gianfrancesco Lazotti: Il film è nato per caso. Una sera sono finito in una sala da ballo e sono rimasto colpito dalla varietà della gente presente, diversa per età ed estrazione sociale. È una zona franca, un luogo dove le differenze non contano. Ho cercato di captare frammenti di frasi e poi ci ho costruito una storia intorno. È un film dove sono importanti gli attori perché sono importanti i personaggi. Ogni attore è anche coautore del suo personaggio. Il film è dedicato a Scola non per una analogia con Ballando ballando, che era teatro al cinema, ma a Scola dobbiamo l’attenzione all’umanità che lui ha messo in tutti i suoi film.

D (per Thony): Tu sei un’attrice e una cantante e ti vediamo spesso in questa doppia veste. Cosa ci hai messo di tuo nel personaggio di Naomi, con questo passato?
THONY: Avevo incontrato la produttrice Elda Ferri, che mi ha raccontato l’idea del personaggio: non la tipica cantante di balera, ma una donna che aveva altri sogni e si trova ad affrontare questa realtà. Non sapevo esistessero le balere. Mi ha portato il regista alla Balera Romana, abbiamo ascoltato la cantante e riarrangiato i brani. Io ci ho messo la mia eleganza e la propensione per le storie finite male. Per quanto riguarda il marito manesco, quando abbiamo girato 4 anni fa non era così attuale la socialità di questa situazione. Lei non ha armi contro di lui perché lo ama e si sente amata.

D (per Michela Andreozzi e Francesca Reggiani): Sono due personaggi diversi, la prima simpatica e leggera, l’altra severa, ma entrambi fanno emergere la solitudine. Quanto ha influito l’impostazione e il lavoro teatrale nel personaggio?
Michela Andreozzi: Ogni volta faccio un lavoro diverso secondo il personaggio che devo interpretare. Mi chiedo sempre: COSA il regista vuole raccontare? Il mio personaggio è una bugiarda patologica, io l’ho fatto diventare patetico, che suscita empatia. Ho sottolineato la drammaticità del personaggio: la paura della solitudine, di invecchiare, di perdere la bellezza. Ghega è molto vera, è vera la storia.
Francesca Reggiani: Ad essere determinante è chi ti dirige. L’empatia E come il regista riesce ad intonare sé e i colleghi. Il presupposto era la commedia, poi la storia ti porta. Questa sceneggiatura ti fa entrare dentro subito, è già scritta perfettamente. Io sottolineerei l’importanza del provino: per capire se vai bene per la parte ma anche per te, per capire che regista hai davanti e cosa vuole. Il mio personaggio è quello di una preside cerbera, antipatica. Non amo questi ruoli, ma si vede l’autenticità del personaggio.

D (per Andrea Sartoretti). Tu ami metterti in gioco in film dove non sei protagonista assoluto e con registi giovani. Come ti sei trovato in questo film e con questi attori?
Andrea Sartoretti: Mi ha convinto lui (il regista, ndr), che mi ha raccontato la realtà delle balere, dove ci sono persone che possono giocare ad essere altre persone e l’unica cosa è il ballo. C’è anche dell’agonismo. Io ho portato i ricci. Non ho voluto fare la permanente perciò tutte le mattine dovevamo farli con i ciuccietti 4 ore prima. Questo film mi ha trasmesso una allegra malinconia alla ricerca della felicità. C’è chi la trova, chi no, chi fa finta, ma il percorso è quello. La storia di Naomi e Ruby è l’unica che finisce positivamente. Grazie a Sant’Onofrio.

D (per Elda Ferri): Lei ha prodotto Benigni, Faenza, Ponti. Questo film, per quanto sembri semplice nel risultato, non lo è affatto da dirigere e gestire.
ELDA FERRI: Anch’io non conoscevo la realtà delle balere; ma ho pensato che potesse essere interessante. Ho scoperto che ci sono oltre 500 balere solo in Lombardia. Solo al sud non risultano. Ringrazio tutti quelli che hanno fatto il film perché sono stati generosi ed hanno instaurato dei rapporti tra loro. Poi ringrazio il proprietario della Balera Romana, che ci ha permesso di girarlo. Ho lottato per tre anni per trovare la distribuzione. Grazie a Distribuzione Indipendente che ha creduto nel film.
Mi ha colpito la malinconia che ci regala il film, di valori, rapporti, relazioni che abbiamo perso. Il film ci restituisce una identità di questi valori.

D (per il regista): Qual è stata la difficoltà tecnica di girare un film con musica dal vivo e le scene che si alternano e si susseguono?
Gianfrancesco Lazotti: il primo problema è il linguaggio: il tempo reale della canzone e il tempo della realtà cinematografica. Gli Stag ci hanno dato le basi e poi hanno eseguito i brani in presa diretta. Il problema è nel montaggio, è stato il lavoro più complicato tecnicamente.

D: Nel film ogni personaggio ha qualcosa di universale; vuole dare voce a questa Italietta, anche razzista?
Gianfrancesco Lazotti: Nel film ci sono dei tipi umani. Devi voler bene al tuo personaggio, ognuno ha luce ed ombra. La natura umana è complessa, non possiamo sapere cosa c’è dietro ogni storia. Ad esempio, Naomi e Rudy sono una droga reciproca. C’è poi Giselda Volody che interpreta una donna che ha paura di essere felice: non compie il passo per esserlo.

D (per gli STAG): Come si approccia un musicista a suonare live in un film? Quali sono le indicazioni registiche?
STAG: È un lavoro sul COLORE da dare a questa musica. Perché gli arrangiamenti da balera sono trash. Noi abbiamo voluto dare malinconia, una via di mezzo tra la troppa eleganza e il trash. Ci abbiamo messo tristezza, malinconia, poesia. La musica è il raccordo tra tutti i personaggi. La difficoltà tecnica è stata mantenere la presa diretta dal vivo. Abbiamo registrato prima tutto dal vivo, poi sul palco abbiano cantato di nuovo seguendo l’interpretazione del film.

D (SU LA BALERA ROMANA): Dov’è? Il repertorio è lo stesso del film? La gente corrisponde?
Gianfrancesco Lazotti: Abbiamo girato di giorno e apriva la sera. Fanno musica pop anni 70-80 e liscio, merengue. In digitale il pubblico della Balera è moltiplicato. Ma i ballerini usati li abbiamo reclutati tra i frequentatori della Balera, che ci hanno consigliato anche su come vestirsi.

D (per Elda Ferri): Come avete gestito i diritti delle canzoni?
Elda Ferri: Se ne sono occupati i produttori esecutivi. Ci sono delle licenze che vanno comprate. Ci sono regole precise, se paghi ti danno la licenza, ma devono accettare il progetto. Noi abbiamo trovato disponibilità.

Michela Aloisi

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