Comedians

0
7.0 Awesome
  • 7

Alla scoperta del ‘cono d’ombra’

Dopo Tutto il mio folle amore (presentato nel 2019 a Venezia), in cui aveva ritrovato alcune delle sue corde più empatiche – servite sul piatto d’argento dalla storia di partenza (nasce dal romanzo “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas) ma ben suonate, merito anche degli attori tra cui Giulio Pranno presente anche in questo ultimo lavoro -, Gabriele Salvatores sceglie di fare i conti, oggi e attraverso il linguaggio il linguaggio cinematografico, con un testo che aveva trattato da giovane e per la scena: “Comedians” di Trevor Griffiths. «35 anni fa la messa in scena al Teatro dell’Elfo di Milano (con Roberto Vezzosi, Paolo Rossi, Renato Sarti, Claudio Bisio, Antonio Catania, Silvio Orlando, Bebo Storti, Gianni Palladino, Gigio Alberti, Giorgio Giorgi e i costumi curati da Ferdinando Bruni, ndami aprì la strada per arrivare al Cinema», ha specificato nelle note di regia, continuando con una sottolineatura importante: «Oggi, in piena pandemia, mi permette di realizzare un film nonostante tutto e di continuare a lavorare con la mia ‘famiglia’ cinematografica che si era trovata senza lavoro per l’impossibilità di realizzare il progetto a cui stavamo lavorando e che era troppo complicato da girare in condizioni di emergenza sanitaria.
Nel lontano 1985, data debutto a teatro, eravamo giovani alla ricerca del successo, spericolati e anarchici, irregolari e affamati; e, nelle nostre mani, il testo si trasformò in un ottimo contenitore per una sarabanda di gags e battute comiche, a volte improvvisate sul palco, come nel Jazz. Oggi, rileggendolo, il testo di Griffiths mi mostra il ‘Dark Side of the Moon’ come direbbero i Pink Floyd, il suo lato oscuro, il suo cono d’ombra. Certo, il testo è un’indagine sul concetto di comicità e non mancano i momenti divertenti, ma, probabilmente condizionato dai tempi che stiamo vivendo, ho visto emergere dalle parole di Griffiths delle persone sull’orlo del fallimento, pronte a tradire un’amicizia o un maestro, un’umanità minima che cerca in tutti i modi di sopravvivere, lottando senza sosta contro un destino avaro. E ho deciso di rimanere molto più fedele al testo originale: siamo tutti “Comedians”!».
In quest’ottica non è affatto un caso che i sei protagonisti provengano da esperienze teatrali, a partire da Marco Bonadei e Vincenzo Zampa – i quali appartengono alla ‘famiglia’ dell’Elfo di questi anni -, passando per Walter Leonardi e ancora Ale e Franz, fattisi notare e conoscere in qualità di duo comico, hanno voluto mettersi recentemente alla prova con una regia di Leo Muscato, dove da attori interpretavano i comici in “Nati sotto contraria stella”. E, infine, Pranno, che proprio durante le medie si era cimentato con il Puck shakespeariano. A guidarli Natalino Balasso, il quale ha fatto ‘palestra’ col Ciak di Milano per poi essere diretto anche da signori registi come Gabriele Vacis e Valerio Binasco, cimentandosi – a suo modo – con grandi classici come “Aspettando Godot”, “Arlecchino servitore di due padroni” e “Il giardino dei ciliegi”. In Comedians «sei aspiranti comici, stanchi della mediocrità delle loro vite, al termine di un corso serale di stand-up si preparano ad affrontare la prima esibizione in un club. Tra il pubblico c’è anche un esaminatore (Christian De Sica), che sceglierà uno di loro per un programma televisivo. Per tutti è la grande occasione per cambiare vita, per alcuni forse è l’ultima. Le esibizioni iniziano e ogni comico sale sul palco con un grande dilemma: rispettare gli insegnamenti del proprio maestro, devoto a una comicità intelligente e senza compromessi o stravolgere il proprio numero per assecondare il gusto molto meno raffinato dell’esaminatore? O forse cercare una terza strada, di assoluta originalità? Attraverso le storie di sei comici, Comedians è una riflessione sul senso stesso della comicità nel nostro tempo, affrontando temi di assoluta attualità» (dalla sinossi ufficiale).
Questa è una delle ragioni per cui ci sentiamo di rilanciare la palla a voi, spettatori, in quanto non solo avrete modo di conoscere nuovi attori (anche se, ad esempio, Zampa ha già alcune esperienze cinematografiche e televisive alle spalle, tra cui In arte Nino, Leonardi ha esordito sul grande schermo diretto da Neri Parenti e Bonadei ha preso parte anche a La gente che sta bene di Patierno e a fiction) – che ci auguriamo possano, un po’ come i personaggi che interpretano, interrogarsi e chissà trovare sempre più la propria strada – ma assisterete anche alla preparazione e al ‘gioco dell’attore’, a cosa ci sia dietro la comicità, oltre che al ‘duello’ di vedute tra il loro maestro, Eddie Barni (Balasso)  e Bernardo Celli (De Sica) e quello interiore in ognuno di loro. Il punto sta nel seguire il testo e la sua profondità, non fatevi ingannare dall’idea che spesso ci è stata propinata dei ‘comici’, con la battuta facile; il testo di partenza dell’opera teatrale va ben più a fondo e, di conseguenza, l’adattamento di Salvatores, il quale per dargli corpo doveva ‘servirsi’ di interpreti che conoscono l’arte dell’attore (nota di merito va a Elena Callegari nel ruolo della bidella) e anche cosa ci sia dietro la commedia.
«Un comico è uno che osa. Osa andare a scoprire da che cosa fuggono i suoi ascoltatori e di cosa hanno paura e ciò che lui scopre è una sorta di verità, sulle persone, sulla loro situazione, su ciò che le ferisce o le spaventa, su ciò che per loro è duro e, soprattutto, su ciò che vorrebbero. Una battuta allenta la tensione, qualsiasi battuta più o meno; ma una vera battuta, la battuta di un comico, non basta che allenti la tensione. Una vera battuta deve liberare la volontà e il desiderio, deve aver voglia di cambiare la situazione» – Barni/Balasso.
«Quello a teatro era il mio “Comedians” a 35 anni. Questo è il mio Comedians a 70. E, come dice Griffiths: “L’uomo è l’unico animale che ride”. A volte solo per allontanare la paura».

Maria Lucia Tangorra

Leave A Reply

4 + tre =