Codice Unlocked

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5.0 Awesome
  • voto 5

Meglio non fidarsi

Per una volta vogliamo provare a essere sinceri fino in fondo con voi lettori. Solitamente non dichiariamo apertamente, anche se la nutriamo e la coltiviamo da tempo, un’idea pregiudiziale nei confronti di questo o quel regista. Il nostro mestiere ci “impone” spesso di tenere a freno o addomesticare certe dichiarazioni, in nome della professionalità e del “quieto vivere”. Questa volta abbiamo tutta l’intenzione di violare il patto di non belligeranza puntando il dito contro Michael Apted, nei confronti dei quali non abbiamo mai nutrito una particolare stima a causa dei tantissimi bassi e dei rarissimi alti che hanno segnato la sua carriera dietro la macchina da presa. Se non fosse per pellicole come Gorky Park, Gorilla nella nebbia e Nell, probabilmente avremmo già perso definitivamente, moltissimo tempo fa, le speranze di trovare un motivo valido per continuare a guardarne le creazioni per il grande schermo, a maggior ragione adesso che siamo reduci dalla visione di Codice Unlocked.
Quello presentato tra le Anteprime Internazionali dell’ottava edizione del Bif&st, e da maggio nelle sale nostrane, è l’ennesimo passo falso compiuto da un regista che dal 1994, anno in cui ha realizzato il già citato Nell, non ha più ritrovato la bussola. Da Extreme Measures, infatti, non ha fatto altro che collezionare scivoloni e rovinose cadute. Con Codice Unlocked, in tal senso, si è fatto davvero male e soprattutto ne ha fatto al pubblico di turno, portando al cinema le disavventure di Alice, un agente della CIA che riesce ad ottenere da un giovane prigioniero, membro di una cellula terroristica, delle informazioni vitali su un prossimo attacco contro un obiettivo americano a Londra. La donna riferisce tutto a Frank Sutter, uno dei responsabili dell’operazione, ma presto scopre di essere stata raggirata favorendo involontariamente l’attentato, perché Sutter non è chi lei pensa.
Cimentarsi con la più classica delle spy story, infarcita di temi attuali come la violazione della privacy, la videosorveglianza, i metodi poco chiari dei servizi segreti e soprattutto la lotta al terrorismo, non è servito al regista britannico a rialzare la testa. Così come non gli è servito avere a disposizione un cast di tutto rispetto, pieno zeppo di nomi di peso come Noomi Rapace, Michael Douglas, Orlando Bloom e John Malkovich, che risponde all’appello con performance lontane anni luce da quelle alle quali ci hanno abituato nell’arco delle rispettive carriere. Apted e il cast sembrano tutti pesci fuor d’acqua in un film dove nessuno è esente da colpe, a cominciare dallo sceneggiatore Peter O’Brien che, nel disperato tentativo di mettere in piedi una sorta di Jason Bourne al femminile, prova a costruire uno script stratificato e pieno di depistaggi, ottenendo alla fine solamente una serie di buchi sulla timeline nei quali il primo a caderci è proprio lui. Peccato che Apted non sia Paul Greengrass e che i miracoli al cinema accadano solo di rado. Se non fosse per qualche scena d’azione di buona fattura, Codice Unlocked  sarebbe un fallimento su tutti i fronti.

Francesco Del Grosso

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