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Close

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VOTO: 8.5

L’amore non ha confini

Sorprende Close, il secondo lungometraggio del regista belga Lukas Dhont (classe 1991), che si era aggiudicato la Caméra d’Or alla 71° edizione del Festival di Cannes per Girl, la sua opera d’esordio in cui raccontava con grande delicatezza il percorso di transizione di Lara, interpretata dall’ottimo Victor Polster, vincitore di Un Certain Regard per la miglior interpretazione. In questa sua seconda opera restiamo sorpresi perché la storia di un’amicizia tra due ragazzini che si vogliono un gran bene, non sembra preludere un tragico evento che segnerà in modo indelebile la loro vita. Close, presentato alla 75° edizione del Festival di Cannes dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria, è attualmente nelle sale cinematografiche italiane distribuito da Lucky Red.
Léo (Eden Dambrine) e Rémi (Gustave De Waele) sono cresciuti in simbiosi. Amici per la pelle, trascorrono le loro giornate tra corse nei boschi, giochi e vacanze insieme. Le loro famiglie si frequentano e si vogliono bene. L’inizio delle scuole medie segna un profondo divario tra i due ragazzi. Mentre Léo è estroverso e pronto a fare nuove amicizie, Rémi è introverso e chiuso in se stesso. Inoltre, i loro slanci di affetto non vengono capiti dai loro compagni di scuola, arrivando a una serie di inevitabili conseguenze che incrineranno il loro idilliaco rapporto.
Close racconta di un passaggio inevitabile quello dall’infanzia all’adolescenza, segnato da profondi cambiamenti, capaci di segnare in maniera profonda la vita di una persona. Non è un caso che il personaggio di Rémi, interpretato da un bravissimo Gustave De Waele, sembra vivere con estrema difficoltà i cambiamenti e il distacco da una persona a lui cara. Non si parla di identità sessuale in questa seconda opera di Dhont, ma quel che vengono mostrati sono gli affetti, nel senso più puro della parola, che superano i confini dell’orientamento sessuale. I due ragazzi vivono il loro rapporto senza filtri, nutrendo uno nei confronti dell’altro un bene che va al di là di ogni cosa. Dhont si è rivelato fin dal suo esordio alla regia in grado di raccontare in maniera eccelsa l’adolescenza nelle sue mille sfaccettature e Close ne è un esempio. La macchina da presa segue i primi piani sui volti dei protagonisti, quasi a penetrare nella loro anima, infatti, non è un caso che Eden Dambrine riesca a far parlare il suo personaggio attraverso lo sguardo e i suoi lunghi silenzi, descrivendo continuamente il suo stato d’animo. Non possiamo che elogiare la bravura di Eden Dambrine e Gustave De Waele, i due giovanissimi attori hanno una chimica pazzesca e lo si vede fin dalla loro prima scena insieme. In questa seconda opera non assistiamo allo sbocciare di una nuova vita come era accaduto in Girl, ma si descrive l’inevitabile cognizione del dolore, poiché solo da esso si può ricavare qualcosa che possa permettere a una persona di andare avanti e di non lasciarsi travolgere dai tragici eventi. Close è un’opera in grado di raccontare temi importanti come l’amicizia, la morte e la rinascita e in questo Lukas Dhont si rivela un maestro indiscusso, grazie anche a una regia capace di penetrare l’animo umano, caratteristica riservata solo a pochi.

Giovanna Asia Savino

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