Cliff Walkers

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Storie di spie

La zampata di un vecchio leone. Vista la tematica per certi versi simile, il crepuscolare Cliff Walkers (Xuan ya zhi shang, in cinese) ci ha fatto un po’ l’effetto che ci fece a suo tempo Il ponte delle spie di Steven Spielbeg: ossia un film classico nella struttura, narrativamente avvincente, solido, “retro”, dotato poi di quelle apprezzabili connotazioni umanistiche che rendono più facile sviluppare una sana empatia, nei confronti dei protagonisti.
Presentato al Far East Film Festial 2021 nella giornata d’apertura, associato con acume nella programmazione ad 800 eroi, il lungometraggio di Zhang Yimou si discosta dall’altro imponente kolossal “Made in China” per i toni, almeno in parte distanti da quella costante, martellante e in ciò anche un po’ alienante esaltazione del sacrificio totale per la nazione, come pure da altri artifici retorici; per quanto, poi, i toni adoperati dal Maestro non siano comunque estranei all’orgogliosa rivendicazione delle sofferenze, degli atti di coraggio e della strenua resistenza che un popolo frammentato ma desideroso di ricompattarsi di fronte all’incombente tragedia seppe portare avanti, negli anni durissimi in cui il Giappone occupava parte del territorio cinese.

Zhang Yimou, in sostanza, dalle didascalie iniziali all’intensissimo epilogo dichiara l’intento di celebrare l’impresa disperata di alcuni uomini, pronti a sacrificare le proprie vite, senza rinunciare però ad approfondirne i caratteri, raccontando così anche di risvolti melodrammatici, scelte crudeli, tradimenti estorti con la tortura e perdite private estremamente dolorose.
L’impresa di cui si parla è quella di quattro agenti del Partito Comunista Cinese, addestrati in Unione Sovietica, che vengono inviati clandestinamente nel nord della Cina in un periodo, gli anni Trenta, durante il quale gli invasori giapponesi appoggiandosi a forze locali collaborazioniste erano riusciti a creare uno stato fantoccio, il Manchukuo, di fatto controllato dal Paese del Sol Levante. I prigionieri e gli oppositori venivano trattati in modo disumano. Lo scopo della missione organizzata in incognito era proprio prelevare ad Harbin un testimone diretto delle esecuzioni, delle torture, degli atroci esperimenti subiti dai detenuti di prigioni e campi di concentramento, così da denunciare al mondo intero le nefandezze dell’occupazione nipponica. Non tutto naturalmente andrà secondo i piani, anzi, la piccola spedizione subirà l’infiltrazione di elementi legati al nemico, che rischieranno di comprometterne l’esito. La dedizione dei quattro temerari incursori, due uomini e due donne, pur con costi umani gravissimi saprà bilanciare la crudeltà dell’oppressore…

Non è neanche la prima volta, volendo, che Zhang Yimou mette in scena un periodo così tormentato della storia nazionale e che si sofferma sulle azioni più truculente compiute dai militari giapponesi. Il memorabile Sorgo rosso (1987) è in tal senso la testimonianza più forte. Di Cliff Walkers, oltre al modo di guidare un cast senz’altro degno di nota, ci è particolarmente piaciuta la maestria nell’addomesticare le convenzioni di genere, calandole in un’atmosfera livida, dove tra doppi e tripli giochi sia i selvaggi ambienti naturali della parte iniziale che il successivo contesto urbano rivelano insidie su insidie. Esemplare, in tal senso, la lunga sequenza in treno, una lezione di suspense cinematografica che solo pochi grandi autori possono impartire.

Stefano Coccia

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