Classe Z

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Una speranza c’è

Il ticchettio inconfondibile dell’orologio, suona la campanella e immediatamente scattano anche i ricordi personali degli spettatori. Un’altra figura cult è il bidello – collaboratore scolastico secondo la recente dicitura – ed è così che si apre Classe Z, l’ultimo lavoro di Guido Chiesa. In rallenti arrivano tre ragazzi: Stella (Greta Menchi), Ricky (Enrico Oetiker) e Viola (Alice Pagani). Quando si cerca di andare controcorrente, si sa, non è semplice esser compresi, ancor più da chi dovrebbe sostenerti e far gioco di squadra – almeno sulla carta.
Una commissione si sta riunendo per decidere, infatti, il provvedimento in merito al comportamento di un docente, Marco Andreoli (Andrea Pisani), andato via a metà anno. Una ragione c’è e sono proprio i ragazzi a spiegarla. Facendo un salto indietro: “Primo giorno dell’ultimo anno per gli studenti di un liceo scientifico, ma a scuola c’è una novità: alcuni ragazzi sono stati spostati dalle rispettive classi in una sezione creata appositamente per loro, la sezione H. Gli studenti della sezione H non sono stati scelti a caso, sono infatti elementi notoriamente problematici, troppo esuberanti e svogliati. Tra loro ci sono Ricky, che è sveglio e non perde occasione per fare irritanti scherzi che poi condivide sul suo canale Youtube, Stella, il cui unico interesse è il suo look e Viola, intelligente ma sempre in guerra con il mondo. Per i ragazzi la vita nella nuova sezione è una pacchia, i professori sembrano aver perso con loro ogni speranza e non provano nemmeno più a farli studiare” (dalla sinossi). Il regista e co-sceneggiatore Guido Chiesa (Renato Sannio e Alessandro Aronadio hanno curato con lui lo script) fa già una scelta di campo, lanciando anche una frecciata verso la riforma scolastica. Come si può evolvere quest’opzione di creare una classe a sé coi cosiddetti “casi”? Forse l’unico modo perché abbia senso è impegnare il triplo delle forze e dell’entusiasmo rispetto a quando ci si trova di fronte a studenti già appassionati o quantomeno diligenti. In quest’ottica il professore nuovo di italiano, Marco Andreoli (un credibile Andrea Pisani), è la persona giusta, forse un po’ troppo idealista, questo sì (ha come modello di riferimento il professor Keating de L’attimo fuggente, ma sarà Viola ad offrirgli un’altra chiave di lettura di quel film cult)… “Dopo molti tentativi per cercare di coinvolgere e appassionare i ragazzi, esasperato dal disinteresse e dalle continue umiliazioni a cui lo sottopone la classe, Andreoli abbandona il lavoro a metà anno. Prima di andarsene però, svela ai ragazzi che la creazione della sezione H è stata un’idea del Preside (Alessandro Preziosi) che aveva deciso di isolarli in una classe “ghetto”, sicuro di poter dimostrare che il rendimento delle altri classi sarebbe migliorato”.
Gli studenti in questione si ritrovano allo sbando a pochi mesi dall’esame di maturità e, personalmente, vien da pensare che il team creativo di Classe Z voglia far riflettere anche sulla parola stessa. “Maturità”. È solo un titolo alla fine degli studi superiori o racchiude in sé l’idea più profonda di una soglia mentre ci si affaccia ancor più nel mondo adulto?
L’obiettivo era di realizzare una commedia che parlasse del mondo della scuola attraverso il conflitto tra due idee di didattica: una più orientata verso l’efficienza, la meritocrazia e la selezione; un’altra più attenta agli studenti in quanto “persone”, alla loro crescita e creatività. Ovviamente, dovendo dar vita ad una commedia, abbiamo volutamente esasperato i toni ed “estremizzato” le situazioni”, ha dichiarato il regista.
Classe Z cerca di offrire, con uno stile leggero, degli spunti di riflessione sulla scuola oggi. Qualche cliché – va detto – si ritrova, ma nel complesso risulta una commedia godibile, che vuole dar spazio ai ragazzi e anche a un’idea di dialogo che, ormai, sembra difficile riscontrare. Il controcanto del prof. Andreoli è, in fondo, una schiera di docenti, rappresentano tipi che si possono incrociare tra le aule dei nostri istituti scolastici, talvolta frustrati magari dalla stessa burocrazia creata dalle istituzioni e/o da un logorio degli anni. Classe Z, senza volervi rivelare nel dettaglio il finale, comunica che una speranza può esserci e da diversi punti di vista.

Maria Lucia Tangorra

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