Ciruzziello

0
8.5 Awesome
  • voto 8.5

Come un pesce in un’ampolla

Il tema dell’autosufficienza è qualcosa di molto più ampio e complesso di quanto si possa pensare all’inizio. Ognuno di noi è come la monade di Leibniz? Perfetti e perfettamente autosufficienti, capaci di bastare a noi stessi? No, viviamo dei nostri rapporti e dell’assenza di essi. Siamo inestricabilmente interconnessi e l’autosufficienza è qualcosa di molto relativo ed effimero. In fondo, se ci si sofferma un istante, è una delle convinzioni alla base del pensiero socialista. Abbiamo bisogno gli uni degli altri e dunque mettiamoci insieme per poter vivere tutti meglio. Tale idea è anche ciò che, a suo tempo, spinse lo Stato a farsi “sociale” ovverosia a fornire servizi gratuiti o quasi per sanità ed istruzione, ad esempio, in modo che tutti i cittadini, a prescindere dal loro reddito, potessero avervi libero accesso. Questo almeno nella teoria, la pratica è molto diversa.
Il giovane autore napoletano Ciro D’Aniello, con il sostegno e la collaborazione di Gaetano Ippolito, mette il tema dell’autosufficienza nella nostra società, e tutto ciò ad essa collegata, al centro del suo cortometraggio Ciruzziello.
La narrazione è molto breve, solo undici minuti, epperò questa brevità non inficia assolutamente la qualità della narrazione riuscendo a calibrare precisamente un dramma potente che sfugge al facile patetismo per affrontare senza sconti una storia forte e scabrosa. In questo ed in un inizio nel quale si respira una certa atmosfera favolistica si avverte l’influenza di quella nuova scuola napoletana di cinema che da alcuni anni guadagna sempre più spazio e consensi all’interno del cinema italiano.
Ben presto la leggerezza viene spazzata via, il tono cambia completamente, ma senza traumi o cesure nella narrazione. Evitando vouyerismi e schiamazzi, ma con empatia e delicatezza, si fluisce verso il profondo dramma centrale. Non è un tentativo di mettere alla berlina la società come in certo cinema politico italiano, un titolo su tutti Sbatti il mostro in prima pagina (1972) di Marco Bellocchio; è qualcosa di molto più intimo. Un grande merito non può non essere riconosciuto alla protagonista Isa Danieli, talentuosa attrice napoletana di lunga esperienza che costruisce il ritratto di un’esistenza dolorosa, senza prospettive ma che non rinuncia mai alla dignità. Attraverso questa interpretazione la Danieli offre corpo e voce a innumerevoli esistenze come quella del personaggio che impersona, costringendo lo spettatore a volgere la mente ad un mondo sommerso che non si vuole vedere perché incapaci di articolare una risposta. Probabilmente il pregio maggiore del film è la misura. Una misura, tuttavia, che non diventa mai fatalismo nordico, ma nella quale si avverte il fuoco di braci ancora ardenti e pronte a divampare per l’indignazione suscitata dall’indifferenza in cui le persone come Gaetana ed il figlio Vincenzo sono costretti a vivere, abbandonati da tutti. Pesci in un’ampolla perché incapaci di vivere nel gran mare che li inghiottirebbe senza una piega per farli scomparire nelle sue immensità.

Luca Bovio

Leave A Reply

quindici − otto =