Brutal Realty, Inc.

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9.0 Awesome
  • VOTO 9

La libertà di essere strani

Il cortometraggio più originale della 40ma edizione del Fantafestival è sicuramente lo statunitense Brutal Realty, Inc. di Erik Boccio, con un eccezionale London May nei panni di un musicista black metal che sogna di diventare agente immobiliare.

The Summoner, l’Evocatore, demoniaco rocker dal volto dipinto in stile Kiss, è stanco della sua quotidiana routine: “suono il metal e promuovo la depravazione fin da quando ho memoria e mi sembra di saper fare solo questo“, si lamenta. E allora perché non cambiare vita e realizzare il proprio sogno, senza però cambiare se stesso? Decide così di iniziare una nuova carriera nel mercato immobiliare, in giacca e cravatta ma senza rinunciare al face painting. Ma il mercato non è ancora pronto per un venditore che percepisce come mostro. A rendergli le cose più difficili, la gang di agenti immobiliari del Sunset Drive, capeggiati dal viscido Chadly Derekson.
Brutal Realty, Inc. è una black comedy che vira verso l’horror e lo splatter con ironia; the Summoner nel suo nuovo ruolo appare goffo e simpaticamente imbranato, eppure caparbio nel portare avanti la sua passione. Lo vediamo alle prese con potenziali clienti lontani anni luce dal suo mondo, perlopiù graziose famigliole borghesi, smarrite davanti a cotal venditore, che fuggono a gambe levate dalle sue ‘stranezze’, lasciandolo incredulo; fino alla rivelazione che parte del suo insuccesso è causato dalla pessima pubblicità che di lui fa la gang di venditori del Sunset Drive. Qui la commedia vira sullo splatter, ma senza perdere la sua verve ironica; fino al lieto fine, con la rivincita dell’Evocatore assoluta e la conquista del mercato immobiliare dell’intero paese prossima.

Il regista ha realizzato un incastro perfetto di black comedy e horror, con un plot originale e personaggi ambigui ed accattivanti; mentre London May nei panni di The Summoner dà quel tocco in più che caratterizza il personaggio rendendolo ambiguo eppure ispiratore di fiducia e simpatia. Un musicista, già ossimoro di persona fuori dagli schemi; per di più di black metal e con il volto dipinto. Un mostro, agli occhi della media borghesia costretta in un ruolo ordinario. In realtà, un uomo che ha fatto delle sue passioni, la musica prima, il mercato immobiliare dopo, la sua vita; un uomo che ha scelto di essere se stesso, sempre; un uomo libero.

Michela Aloisi

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