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Bros

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VOTO: 8

When Bobby met Aaron

Immaginate una versione del cult romantico Harry ti presento Sally (1989) che non rifugga affatto il politicamente scorretto, anzi lo cerchi con insistenza. In pratica un sogno che si avvera. Sostituite poi i due protagonisti, ovviamente eterosessuali, con due gay maschi e avrete una vaga idea di cosa possa essere Bros, ultima fatica del premiato duo Nicholas Stoller (regista) e Judd Apatow (produttore). I quali non nutrono nessun timore ad alzare ogni volta l’asticella di ciò che può essere mostrabile ad un pubblico mainstream.
Il caso di Bros, nella fattispecie, è addirittura esemplare. Ci troviamo infatti nella zona del film spartiacque, ben lontano da quei lungometraggi, peraltro argutamente ridicolizzati ad inizio film, a tematica omosessuale fatti apposta per piacere ad una platea etero. Pensiamo ad esempio al pur simpatico In & Out (1997) di Frank Oz, con un irresistibile Kevin Kline. Con Bros – il titolo rappresenta già una dichiarazione politica d’intenti, essendo il diminutivo di Brothers, cioè fratelli; così venivano etichettati i gay nell’antichità, evitando di affrontare lo “scabroso” argomento – la musica cambia radicalmente. Soprattutto grazie all’imprescindibile contributo di Billy Eichner – show man piuttosto noto negli States – qui attore protagonista e cosceneggiatore a fianco del regista Stoller. Classe 1978, gay dichiarato, Eichner trasferisce in pratica se stesso, con il nome fittizio di Bobby, sul grande schermo, regalando al lungometraggio quella completezza descrittiva dell’universo gay e LGBT mai ammirata prima d’ora nel cinema cosiddetto da “botteghino”. Se i toni sono, come ovvio, da commedia talvolta sfociante nella satira più salace, Bros non disdegna per nulla l’approfondimento di momenti più intimi, a sottolineare in modo ulteriore la capacità di Apatow e Stoller di tratteggiare un’umanità tridimensionale affatto ghettizzata, ma anzi vitale e riconoscibile. Attrazione fisica, sesso, promiscuità, ipocrisie, ironia, sentimento. Necessità assoluta di vincere la solitudine come esigenza di chiunque respiri su questa terra. Una relazione che inizia, come molte altre, in una discoteca, allorquando gli sguardi di Bobby (Eichner, appunto) ed Aaron (funzionale Luke Macfarlane in ruolo non solo fisico) finiscono con l’incontrarsi. Un colpo di fulmine da cui scaturisce una relazione cui Nicholas Stoller riesce a donare la medesima profondità e complessità già esibita, in chiave etero, nell’ottimo 5 anni di fidanzamento (2012). Ed è proprio questo l’obiettivo più importante, raggiunto peraltro trionfalmente, da un’opera come Bros: raccontare l’omosessualità senza compromessi, con accenti di verità, sommo divertimento e non lesinando spirito critico, ove necessario.
Anche per tali motivi ci sentiamo in dovere di ribadire che mai un lungometraggio “commerciale” aveva osato tanto ed ottenuto un tale esito. Se ogni singolo spettatore etero proverà inizialmente un leggero senso di disagio dovuto a qualche sequenza geniale ma in apparenza sopra le righe, non deve minimamente preoccuparsi; perché passerà in fanfara nel corso della visione di Bros. Poiché al tirar delle somme risulterà molto più spontaneo di quanto si creda immedesimarsi in una storia d’amore comunque universale.
L’ennesimo piccolo/grande miracolo che si avvera grazie al Cinema.

Daniele De Angelis

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