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Border

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VOTO: 7

Il passeggero NON può recarsi immediatamente al Gate

Nella società attuale l’aeroporto viene sì identificato quale luogo di transito, ma anche come potenziale labirinto, da dove non è sempre così agevole uscire. Per motivi di sicurezza. O magari per ragioni burocratiche. A livello cinematografico ne è un lampante esempio The Terminal di Steven Spielberg.
Singolare, comunque, che a ricordarci tale evidenza (rincarando persino le dosi) sia stato in realtà questo corto proveniente da uno dei Paesi del Golfo, non considerati di certo in Occidente, eufemisticamente parlando, un luminoso esempio di democrazia e libertà d’espressione; ed è curioso anche che in questo caso si stia parlando proprio del Qatar, ultimamente sulla bocca di tutti per il fatto che ospiterà a breve uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo, i Mondiali di Calcio.

Fatte certe osservazioni di natura geopolitica, che qui parevano doverose, va comunque riconosciuto che Border di Khalifa Al-Thani, con le sue atmosfere kafkiane, oltre a essere molto ben girato getta luci inquietanti sul vivere contemporaneo. Selezionato tra i Fantastic Shorts del Trieste Science + Fiction Festival 2022, il cortometraggio narra le contorte procedure e le quasi consequenziali disavventure cui va incontro, in un futuro distopico che non sembra poi troppo lontano dal nostro presente, un viaggiatore in attesa della partenza. Le regole per l’imbarco lo costringono intanto ad accettare che durante la prima, attenta perquisizione un regalo destinato alla propria famiglia venga parzialmente danneggiato. Ma questo è solo l’inizio del possibile incubo…

Lo strumento elettronico di controllo che hanno in dote i passeggeri è un altro segno evidente della paranoia diffusa e della mancanza di libertà. L’atmosfera claustrofobica è resa del resto molto bene, sin dalla componente fotografica: ciò ci ha spinto ad indagare (per non essere da meno dei fin troppo solerti funzionari visti all’opera nel film) un po’ di più sul regista, Khalifa Al-Thani, che in effetti può vantare un curriculum alquanto interessante, se si considera che tale cineasta (già autore di alcuni lavori per Al Jazeera Documentary) si è formato nei corsi di Film e Video della School of Visual Arts a New York City e collabora ora con il Doha Film Institute.
Questa sua educazione visiva esce fuori molto bene, in Border, mentre dal punto di vista tematico colpiscono certe scelte sibilline, allusive, anche in chiave post 11 settembre: il pensiero va ovviamente a quella scena in cui il protagonista chiude una telefonata col saluto “Inshallah”, ed un inserviente dell’aeroporto fino ad allora apparentemente distratto d’istinto si volta dalla sua parte, mostrando un atteggiamento a dir poco indagatorio.

Stefano Coccia

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