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Bob and Weave

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VOTO: 9

Il viaggio dell’antieroe

Bob and Weave, il nuovo cortometraggio di Adelmo Togliani, scritto a quattro mani con Gianni Quinto, richiama nel titolo il bobbing e weaving, tecnica difensiva della boxe che consiste nello spostare la testa sotto o lateralmente ad un pugno in arrivo; ed il pugilato è il cuore di questa opera ad un tempo artistica ed educativa che unisce in sé sport e bullismo, in un viaggio dell’antieroe dalla caduta alla redenzione: una rinascita che inizia tra le quattro mura di una palestra, tra sacchi da boxe ed esperienze di vita, dalla presa di coscienza al riscatto finale.

Gabriele (il bravissimo Simone Casanica) deve scontare una pena alternativa per aver commesso un reato di bullismo nella palestra diretta da Laura (Bianca Guaccero) e dove lavora Gino (Alessandro Benvenuti), entrambi ex pugili. Laura accetta la sfida di accogliere Gabriele e condurlo lungo un percorso di riabilitazione morale, ma sarà soprattutto il ruolo di mentore assunto da Gino, che rivela al ragazzo il motivo per cui ha dovuto interrompere bruscamente la sua carriera sportiva, a penetrare nel cuore e nella coscienza di Gabriele, favorendone la redenzione. Nel cast anche il pugile Emanuele Blandamura nel ruolo di se stesso, ed il giovane campione di karate Roberto Manieri nella parte del bullizzato Mattia.

Girato in un inusuale e claustrofobico 1:1, simbolo della gabbia in cui si sente intrappolato il protagonista ma anche del quadrato del ring, costringe lo spettatore a concentrare l’attenzione sul cuore dell’azione, senza distrazioni; i personaggi, il loro vissuto, le loro scelte, assumono in sé il focus della narrazione, dalla consapevolezza del proprio passato alle rinnovate responsabilità per il futuro. È inoltre un formato pensato per i giovani, cui il cortometraggio è rivolto, che vedono i video sul piccolo schermo di uno smartphone. E l’utilizzo dei social ha anch’esso una parte importante nel plot; testimoni troppo spesso di atti di cyberbullismo, se usati in modo corretto possono essere uno strumento importante per evitarlo.

Bob and Weave evidenzia inoltre l’estrema fragilità dei giovani d’oggi, che fanno branco per sentirsi sicuri; anziché ammettere, in famiglia, con gli insegnanti, di avere difficoltà, si rifugiano nei social, li utilizzano come strumenti di difesa ed offesa, e cercano l’omologazione con gli altri per essere accettati, prendendo le parti dei più forti a scapito dei più deboli.

Il ruolo dello sport, in questo scenario, assume l’importante valore educativo dell’autodisciplina e della correttezza; il pugilato, nello specifico, insegna ai ragazzi che anche se cadono possono sempre rialzarsi, perché non è un errore, una sconfitta a determinare chi sei, ma come reagisci ad essa: nella vita ogni comportamento ha le sue conseguenze e le scelte personali contano. Come conta accettare se stessi e gli altri per come sono, riconoscendo il valore ed i diritti di ogni singolo individuo, accogliendo le differenze, dando spazio all’empatia ed ai sentimenti.

Michela Aloisi

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