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Beau ha paura

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VOTO: 7

Le mille sfaccettature della paura

Ari Aster ritorna al cinema con un film duro, potente e magistralmente interpretato da un ottimo Joaquin Phoenix (Her, Don’t Worry, Joker). Beau ha paura, il terzo lungometraggio del regista statunitense è un ritratto di un uomo ferito, umiliato, impaurito e con mille traumi. Un uomo che compie un viaggio allucinante che lo porterà a confrontarsi con se stesso e ad affrontare le sue paure, perché solo se si arriva a toccare il fondo si può eventualmente, forse, risalire.
Beau Wessermann (Joaquin Phoenix) è un uomo che vive in completa solitudine in un appartamento situato in una città abitata da tossici, cadaveri, criminali. Ha il terrore di coloro che abitano al di fuori della sua abitazione. L’uomo che ha mille paranoie si imbatte in un lungo viaggio per raggiungere la madre Mona (Patti Lupone), incapace di giungere a destinazione in un mondo completamente impazzito, Beau percorrerà strade che non si trovano su nessuna mappa e sarà costretto ad affrontare le sue paure più recondite.
Aster prende spunto dal cortometraggio Beau, realizzato durante la sua frequentazione all’American Film Institute, per dare forma e vita alla versione di Beau Wessermann. Un’opera della durata di tre ore, suddivisa oltre al prologo della nascita, in quattro parti. La prima parte ci introduce nella vita di un uomo dal passato tormentato, un rapporto complesso con la madre Mona, una donna autoritaria che ha avuto un ruolo predominante durante la sua infanzia. La città in cui vive l’uomo è piena di cadaveri, in preda a un clima di violenza e confusione. Tutta l’opera si basa sul rapporto traumatico tra Beau e sua madre, una figura che ha segnato in maniera negativa e indelebile la sua esistenza, innescando in lui paure che si porta dietro da anni. Non è un caso che Aster abbia preso riferimenti evidenti a opere come Synecdoche, New York di Charlie Kaufman e Inland Empire di David Lynch per dirigere Beau ha paura, mettendo in scena un ritratto intimo di una persona in grave difficoltà psicologica. Non è nient’altro che una lunga seduta psicanalitica, attraverso la magistrale interpretazione di un Joaquin Phoenix in stato di grazia, anche se in questa terza opera di Aster di horror non ce n’è neppure l’ombra, ma c’è l’orrore del pericolo, della follia criminale che è presente nella vita e nella città di Beau. Anche il viaggio dalla città metropolitana del protagonista ai boschi è un’esperienza che sembra sconvolgere lo spettatore, attraverso la presenza disturbante di inquietanti personaggi che portano Beau ad affrontare traumi e ricordi che lo tormentano da anni.
Beau ha paura si rivela un’opera in grado di immergere lo spettatore nella vita del protagonista, quasi a volerlo psicanalizzare e a decifrare ogni suo turbamento, che si differenzia notevolmente dalle opere precedenti di Aster, impreziosita dall’ottima interpretazione di un bravissimo Joaquin Phoenix che si rivela un attore perfetto per mettere in scena ansie e paure di un personaggio disturbato come Beau.

Giovanna Asia Savino

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