Beatrice

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7.0 Awesome
  • voto 7

Un volto inconfondibile

Beatrice era una grande donna, ma il suo volto era sempre triste”. Già. Perché, di fatto, quando, oggi come oggi, pensiamo a un’interprete come la grande Beatrice Vitoldi, non può non venirci in mente il suo viso straziato in una delle scene più simboliche e cruente della storia del cinema e, nello specifico, dell’epoca del muto. Beatrice Vitoldi, infatti, è stata tra i protagonisti del celeberrimo La Corazzata Potemkin, capolavoro del 1925 di Sergej Eisenstein, il cui momento più emblematico è rappresentato dalla sequenza ambientata sulla Scalinata di Odessa. E, di conseguenza, l’immagine di una carrozzina che cade giù per le scale – più e più volte ripresa e citata nel corso degli anni da molti altri cineasti – è ormai impressa nell’immaginario di tutti, così come, appunto, il volto terrorizzato della madre, disperata, che vede il suo bambino in serio pericolo.
In molti la conoscono, dunque, ma in pochi sanno chi sia stata realmente. Eppure, ad approfondire la conoscenza di Beatrice Vitoldi ci ha pensato il regista Vincenzo De Sio, il quale, con il suo Beatrice, presentato all’interno della selezione del Mescalito BiopicFest 2020, in soli cinque minuti ci ha fornito poche ma essenziali informazioni su una delle interpreti preferite da Eisenstein.

Ci troviamo, dunque, in un futuro distopico. Tra dirigibili e bizzarri robot, c’è ancora chi non resiste al fascino di una vecchia sala cinematografica o di un film risalente all’epoca del muto. Una ragazza cammina da sola per strada. Davanti all’ingresso di un cinema, il manifesto de La Corazzata Potemkin cattura la sua attenzione. Unica spettatrice in sala, la giovane, in compagnia di un simpatico robot, si sentirà immediatamente toccata dalla storia di quella povera madre che ha visto cadere la carrozzina del suo bambino per le scale. Ma chi era, di fatto, quella misteriosa donna?
Ciò che immediatamente colpisce, durante la visione di Beatrice, è la tanto semplice quanto raffinata animazione, dove figure bidimensionali si muovo all’interno di ambienti dipinti in rigoroso bianco e nero e dove piccole ma essenziali didascalie stanno a rappresentare un sentito omaggio al cinema del passato. Uno stile, il presente, che nella sua semplicità vede la sua più grande peculiarità, con tanto di volti sì abbozzati, ma anche incredibilmente espressivi.
Ciò a cui Vincenzo De Sio maggiormente punta, dunque, è non soltanto approfondire la vita di una grande interprete del passato, ma anche – e soprattutto – rendere attuale un grande classico della storia del cinema, dimostrando come lo stile inconfondibile delle pellicole realizzate a inizio secolo possa ancora oggi esercitare un certo fascino sugli spettatori. Proprio come, a suo tempo, aveva fatto Michel Hazanavicius con il fortunato The Artist. E questo piccolo e affascinante Beatrice – che, forse, proprio per quanto riguarda l’approfondimento circa il personaggio della Vitoldi, risulta eccessivamente didascalico – riesce complessivamente nel proprio intento. La figura di Beatrice Vitoldi è indubbiamente immortale. Eppure, di quando in quando, c’è sempre bisogno di chi sia disposto a riscoprire chi, in passato, ha contribuito a rendere grande il cinema di tutto il mondo.

Marina Pavido

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