Basileus – La scuola dei re

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7.0 Awesome
  • voto 7

L’erba cresce anche nel cemento

In una scuola dell’estrema periferia romana, un giovane insegnante, nuovo dell’ambiente, invece di disinteressarsi della sua aula semivuota, decide di affrontare il problema del mancato rispetto dell’obbligo scolastico non in maniera burocratica, ma cercando per il quartiere i bambini che non frequentano le lezioni e dando a queste un assetto assolutamente atipico, quasi rivoluzionario per i programmi dell’epoca. Ne nasce un’esperienza di arricchimento reciproco tra i piccoli alunni e il maestro Bruno D’Angelo, raccontata dal compianto Vittorio De Seta nel lontano 1973 nella sua indimenticabile mini-serie televisiva in 4 puntate Diario di un maestro, tratta a sua volta dal libro autobiografico “Un anno a Pietralata” di Albino Bernardini.
Ed è alle immagini e a certe dinamiche mostrate dal compianto cineasta palermitano che la nostra mente è ritornata al cospetto dell’ultima fatica dietro la macchina da presa di Alessandro Marinelli dal titolo Basileus – La scuola dei re, presentata lo scorso luglio alla 46esima edizione del Giffoni Film Festival. Questo perché il regista e montatore ha riportato la cinepresa nuovamente nella periferia capitolina, per la precisione in quel di San Basilio, nell’area nord-est della città, per dipingere sullo schermo un ritratto di vita vissuta tra le quattro mura di un istituto scolastico situato in uno dei quartieri della Capitale più difficili e fortemente esposti alla malavita. Lì Marinelli vi entra per un lasso di tempo (sei mesi) per osservarne il microcosmo umano e topografico, dando forma e sostanza ad un documentario animato da uno spirito fortemente antropologico che non stravolge e non altera mai il DNA originale. Un modus operandi, questo, che alimenta il progetto di Basileus e al quale l’autore ha fatto ricorso anche nei suoi precedenti lavori da regista, in primis nel pregevole Frammenti di Libertà, incentrato sulla toccante e intensa storia dell’Atletico Diritti, una squadra di calcio composta da ex detenuti, immigrati, rifugiati politici e studenti, messa in piedi dalle associazioni Antigone, Progetto Diritti e con il sostegno dell’università di Roma Tre in nome dell’anti-razzismo e dei diritti umani.
Lasciato il rettangolo di gioco, Marinelli ci conduce per mano nella scuola media Federico Fellini per mostraci i percorsi di formazione di un gruppo di adolescenti, ma anche per raccontare cosa significhi essere insegnanti in contesti non semplici come quelli delle scuole di periferia. In tal senso, Basileus porta a termine in maniera impeccabile entrambe le mission, creando un equilibrio tra di esse senza che l’una prenda mai il sopravvento sulle altre. Il risultato è un viaggio fisico ed emozionale in un mondo incredibilmente denso da scoprire, trasudante della vitalità tipica dell’adolescenza, di speranze, sogni, ma anche carico di difficoltà, di paure e d’incertezza verso il futuro. Aule, corridoi, laboratori, palestre, gite fuori porta, uffici e cortili, diventano teatro e cornice di quest’opera di pura osservazione, che non ha bisogno di interviste frontali ai protagonisti (alunni e docenti) ma si affida ad un flusso di parole e situazioni catturate e assemblate per restituire sullo schermo un sincero e vero crocevia di esistenze che si spalanca agli occhi dello spettatore di turno come una finestra aperta su uno spaccato di vita vissuta.

Francesco Del Grosso

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