Baradar

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Dove tramonta il sole

La migrazione è un tema destinato a rimanere sempre attuale. Lo è stato in passato e continuerà ad esserlo nei decenni futuri, a maggior ragione in un’epoca dove le odissee umane marittime di uomini e donne costretti a scappare dalle proprie terre di origini sono all’ordine del giorno e il numero di decessi non sembra volere diminuire. Per non parlare dello scontro politico e del dibattito internazionale che quotidianamente ruotano intorno a tutto questo. Di conseguenza, il numero di progetti audiovisivi, indipendentemente dalla provenienza e dal formato, prodotti sull’argomento in questione è elevatissimo. Si fa fatica pertanto a censire e a tenere il passo dell’enorme materiale rilasciato alle varie latitudini, tanto sulla lunga quando sulla breve distanza, ma una cosa è certa: alla quantità il più delle volte non corrisponde la qualità, soprattutto dal punto di vista dei contenuti e del modo in cui un tema così delicato e abusato arriva sullo schermo.
Il più delle volte è l’approccio alla materia a fare la differenza, permettendo all’opera di turno di emergere o distaccarsi dal mucchio. È il caso di Baradar, il cortometraggio diretto da Beppe Tufarulo che, nel pieno del fortunato tour festivaliero, ha potuto fare tappa alla 17esima edizione del Sa.Fi.Ter, laddove ha conquistato il premio per il miglior film della sezione “Diritti Umani”. Nata dal desiderio di fare luce su uno spaccato di vita vera, la pellicola è al contempo una storia d’amore, di coraggio, di dolore e di speranza che mai come oggi ci serve conoscere. Pensando alla cronaca che a getto continuo riempie pagine di giornali e palinsesti televisivi, può apparire una storia come tante e a conti fatti lo è, ma l’intensità, l’umanità e il realismo con i quali il regista l’ha trasposta in immagini, silenzi e parole, permette al tutto di acquistare un valore intrinseco e un peso specifico rilevanti. Senza contare la componente emotiva, con le dinamiche relazionali tra i due giovani protagonisti che raggiungono picchi che accarezzano e schiaffeggiano le corde del cuore senza passare attraverso l’esasperazione del dolore e la sua spettacolarizzazione. Caratteristica che riporta la mente a quei lavori sulla breve distanza che condividono con Baradar il medesimo modus operandi, tra cui Bismillah di Alessandro Grande.
I meriti del corto di Tufarulo vanno rintracciati in primis nello script e poi nella sua messa in quadro. Baradar, che in lingua persiana vuol dire fratello, è un film di 14′ liberamente tratto dal romanzo “Stanotte guardiamo le stelle”, edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore, scritto da Francesco Casolo, che ha curato anche la sceneggiatura insieme ad Alì Ehsani, il vero protagonista di questa storia. La pellicola ne trasferisce sullo schermo le fasi salienti, concentrando il plot sulle esistenze di due fratelli come tanti altri che, perché nati in un paese dilaniato dalla guerra, si sono trovati a crescere in fretta. Ed è proprio in questo contrasto tra l’apparente normalità del quotidiano e la straordinarietà delle circostanze in cui i due fratelli si trovano a vivere che emerge, senza alcuna retorica, la drammaticità della loro situazione, che raggiunge il culmine nelle semplici, dure raccomandazioni che Mohammed lascia ad Alì in una lettera, destinata a diventare il suo testamento spirituale. Dramma umano si mescola senza soluzione di continuità nel romanzo di formazione, tessendo la trama di una vicenda che riflette e fa riflettere. Lungo la timeline abbraccia lo spettatore e lo porta con sé sino agli ultimi fotogrammi, con lampi di puro lirismo (la corsa a perdifiato sino alla spiaggia di Alì) dal forte impatto emotivo e visivo.

Francesco Del Grosso

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