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Ausonia 1946-1961

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VOTO: 7.5

Acqua specchio della memoria

Ausonia vive nell’oblio: è un luogo che fa parte della storia di Cagliari di cui non rimane alcuna traccia materica. I racconti degli sfollati che l’hanno abitata nel dopoguerra si trasformano in suggestioni visive, richiamando il modo in cui i vuoti di memoria vengono naturalmente riempiti con la fantasia, che si mescola alla realtà.
Questa didascalia posta al termine di Ausonia 1946-1961, cortometraggio di Giulia Camba e Elisa Meloni realizzato nel 2019, ed ora in concorso alla terza edizione del Molo Film Festival, ne sintetizza già in parte la poetica. Ma c’è sicuramente dell’altro nella ricerca sull’immagine e nell’estetica di questo lavoro, il cui taglio così umbratile, enigmatico, etereo, quasi ectoplasmatico, ci ha conquistato dalla prima all’ultima inquadratura.

Sin dall’iniziale, magnifica ripresa dall’alto le superfici acquatiche e l’elemento liquido si impongono allo sguardo, quasi a fluidificare i meccanismi stessi della memoria; ovvero a creare rifrazioni, riflessi; a porsi quale specchio di una pagina della storia recente di Cagliari, le cui labili tracce rimandano però a un vissuto molto intenso, come abbiamo appreso da questa descrizione trovata per caso in rete: “Ausonia è un quartiere di Cagliari esistito per 15 anni, dal 1946 al 1961. Alcuni sfollati della Seconda Guerra Mondiale occuparono i box dell’ex stabilimento balneare Ausonia, le stalle del vecchio ippodromo e le casermette che furono costruite per affrontare l’esercito anglo americano. Ausonia raggiunse circa i 2000 abitanti e si racconta che fosse una comunità molto unita e vivace: nonostante le condizioni di vita precarie organizzavano grandi cene, cinema all’aperto, concerti e balli.
Nel 1961 fu deciso lo sfratto e il trasferimento degli abitanti nelle nuove case popolari di San Michele. Ma gli abitanti non volevano lasciare Ausonia, non volevano abbandonarla….”

Non l’hanno di certo abbandonata all’oblio, Ausonia, queste due cineaste dotate di uno sguardo sulla realtà obliquo come certe riprese presenti nel corto e di una sensibilità non comune, rivolta sia al valore del passato che a quello dell’immagine in sé. Complimenti dunque a Giulia Camba e Elisa Meloni per un simile, lodevole approccio. Al confine (sempre più tenue, nella cinematografia contemporanea, specie quando sono di scena i formati brevi) tra film di montaggio, documentario, videoarte e cinema sperimentale in senso lato, Ausonia 1946-1961 ci trascina per pochi minuti in un ipnotico flusso di storie e di presenze, agganciate tra loro ricorrendo a sovrimpressioni, come pure a dettagli o inquadrature comunque parziali di oggetti, di persone e di meravigliosi equini, o magari all’esplorazione di quelle superfici liquide che continuano ad assorbire e riflettere la memoria. Antichi ritratti di bimbette del posto simili a sirene spiaggiate, cavalli al galoppo e classiche scene di pesca concorrono così a riformulare un immaginario senz’altro frammentario, rapsodico, ma di grande impatto emotivo.

Stefano Coccia

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