Home In sala Ancora in sala Assassin club

Assassin club

363
0
VOTO: 6,5

Sei contratti per l’assassino

Tutto si può dire, tranne che Camille Delamarre non abbia confidenza con il genere. Se da un lato in qualità di regista si era ritrovato pochi anni fa a raccogliere l’eredità (letteralmente, potremmo dire, visto il titolo The Transporter Legacy utilizzato dalla distribuzione italiana) lasciatagli da Luc Besson e Robert Mark Kamen, artefici della fortunata saga iniziata parecchio tempo prima con The Transporter, anche da montatore (Colombiana, Lockout, Taken 2 e per restare in tema Transporter 3) il cineasta transalpino aveva dimostrato di saper gestire in scioltezza scene d’azione, ritmi adrenalinici, sfide ad alta velocità, tagli bruschi e violenti almeno quanto le situazioni – spesso di natura criminale – introdotte sullo schermo. In questo suo Assassin club tale propensione va incontro alle conferme del caso, sebbene la pur intrigante sceneggiatura qua e là mostri la corda.

Vi è comunque qualcosa di assai accattivante proprio nel plot, che ci verrebbe da definire “alla Suzuki Seijun”, laddove il protagonista è un killer formidabile ma con una sua etica costretto qui a sfidare ben sei colleghi furenti, implacabili, così da rispettare una serie di contratti offerti a lui come agli altri da un misterioso committente, apparentemente intenzionato a coinvolgere tutti quei professionisti del crimine in un gioco mortale. Se le premesse sono quindi buone, anche le ambientazioni assai variegate (da Praga all’Italia) e una nutrita schiera di personaggi, rappresentativi di un cast internazionale da leccarsi i baffi, tendono a ingolosire lo spettatore generando una certa curiosità intorno all’intricata vicenda. Tali aspettative vengono però rispettate solo in parte. Sicuramente azzeccata è la caratterizzazione del protagonista, un Henry Golding decisamente in parte, di cui vengono descritti bene sullo schermo sia il valore in combattimento, sia i legami affettivi e il desiderio di cambiare vita. Da parte sua una Noomi Rapace beffarda, spiritata e crudele incarna bene il più ostinato e furbo tra gli antagonisti. Mentre il vero tocco di classe è rappresentato, a nostro avviso, da un Sam Neill perfettamente a suo agio nei panni, affabili ed eleganti ma non per questo meno letali, dello scaltro mentore del protagonista.

Cos’è allora che funziona di meno, nel labirintico intreccio che ruota intorno al tormentato sicario Henry Golding? Quasi avesse avuto qualche problemino proprio in post-produzione, al montaggio, magari come reazione un po’ isterica a un minutaggio già abbastanza cospicuo di suo, Assassin club proprio quando gli avversari di Henry Golding scendono in campo sembra liquidare alcune vicende e qualche “villain” dal notevolissimo potenziale con superficialità, in modo pacchiano, senza rispettare in toto il carisma degli antagonisti di turno. Se per esempio la questione un po’ più complessa dell’avvelenatore spagnolo viene gestita con maggior attenzione a tutti i risvolti, anche quelli più intimi, psicologici, dà invece l’impressione di un’occasione sprecata veder già più circoscritta l’azione della spietata combattente orientale e – soprattutto – quella del pazzo omicida dal modus operandi particolarmente sadico, spregiudicato, ben incarnato da un Claudio Del Falco sempre più lanciato nel panorama dell’action italiano (vedi Karate Man) e internazionale; tutto ciò anche per le troppo sbrigative eliminazioni, cui vanno incontro i suddetti elementi.

Altrettanto affrettata ci è parsa la soluzione della scabrosa faccenda iniziale, ovvero l’agguato in cui aveva perso la vita un oligarca dell’Europa Orientale mentre sua figlia si era salvata a stento, considerando quanto la vendetta di lei diventi in qualche modo il motore dell’azione. Forse certi aspetti, specie verso la fine, sono stati lasciati sullo sfondo perché si conta di realizzare un sequel? Qualora sia così, auspicheremmo allora per esso una scrittura più attenta ed equilibri diversi al montaggio, poiché in fondo la ferocia e le contorte implicazioni emotive dell’universo affrescato in Assassin club meritavano già qui maggior cura, quella che a tratti si percepisce nella barbarica e brutale coreografia di scontri, fughe e inseguimenti.

Stefano Coccia

Articolo precedentePlima
Articolo successivoUna relazione passeggera

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here

16 + uno =