Anche senza di te

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4.5 Awesome
  • voto 4.5

Di tutto di più

La vita è strana. Spesso e volentieri, infatti, malgrado si sia programmato tutto fin nel minimo dettaglio, accadono eventi inaspettati che stravolgono ogni piano. Capita. E capita anche che, a pochi mesi dal matrimonio, ad esempio, uno dei due sposi si tiri (inspiegabilmente) indietro, deciso a prediligere altri aspetti della vita, quale, ad esempio, la carriera. Questo, infatti, è ciò che accade alla giovane supplente elementare Sara, la quale, innamoratissima e prossima alle nozze con il suo Andrea, viene improvvisamente lasciata da quest’ultimo, in quanto il matrimonio non avrebbe fatto altro che ostacolare la di lui carriera. Tale, inaspettato gesto finirà per far aumentare i già numerosi attacchi di panico a cui Sara è soggetta. Sarà, dunque, soprattutto un non facile percorso interiore, unito ad un lavoro appassionante, ad aiutarla a superare un momento così difficile. O meglio, è naturale pensare che il suddetto percorso interiore non sia affatto facile, né tantomeno breve. Eppure, contrariamente ad ogni aspettativa, in Anche senza di te, ultima fatica del regista, attore e sceneggiatore Francesco Bonelli (in cui, appunto, ci vengono raccontate le avventure e le disavventure di Sara), le cose sembrano andare più velocemente del previsto. Persino troppo velocemente. Ma andiamo per gradi.

Se, appunto, dopo solo una seduta dalla psicologa, immediatamente vediamo una Sara più in forma che mai – in vena di rivoluzionare l’intera sua vita e che anche in campo lavorativo inizia ad avere, di punto in bianco e grazie ad idee innovative, uno straordinario successo, al punto di suscitare l’invidia di colleghe meno competenti – la cosa ci sembra già eccessivamente costruita e poco credibile. Il problema, però, è che, malgrado la freschezza, la spontaneità ed anche una sorta di ingenuità di fondo che caratterizzano l’intero lungometraggio, il regista abbia voluto tirare in ballo numerosi temi non facili (vedi il problema degli attacchi di panico, così come la dipendenza affettiva, ma anche il bullismo, le difficoltà economiche e, non per ultima, l’obsolescenza del sistema scolastico odierno) che, in solo centoquattro minuti, hanno finito inevitabilmente per essere trattati in modo superficiale ed anche piuttosto semplicistico, con tanti, troppi elementi chiamati in inizialmente causa, per poi essere lasciati inspiegabilmente in sospeso. Stesso discorso vale, ad esempio, per il sub-plot riguardante un attore di film porno con un grande talento per la recitazione ed un grande amore per la cultura, che non riesce ad ottenere i ruoli dei suoi sogni: la sua amicizia con Sara ed il suo conseguente ruolo di aiutante all’interno della storia risultano eccessivamente deboli e poco sviluppati, al punto da far sì che un personaggio con non poche potenzialità come il suo venga tristemente sprecato.
Stesso discorso si può fare anche per quanto riguarda determinate scelte registiche: decisamente poco riuscite (al punto di risultare quasi fastidiose), ad esempio, le scene riguardanti gli attacchi di panico vissuti dalla protagonista e, in particolare, quello in apertura del film, dove, con un poco azzeccato bianco e nero, la ragazza rivede tutti i suoi parenti, i quali vengono rappresentati alla felliniana maniera (basti pensare al momento finale di 8 e ½, in cui Guido/Mastroianni rivede tutte le persone che hanno svolto un ruolo importante nella sua vita, prima del meraviglioso girotondo finale), nel momento in cui interagiscono con lei. Momenti del tutto fuori luogo, analogamente alle didascaliche voci fuori campo di due donne che, in chiusura del lungometraggio, spettegolano circa la vita della protagonista, meravigliandosi del fatto che, pur non navigando nell’oro, la donna sia felice delle scelte fatte.
Che, dunque, Bonelli abbia avuto fin da subito le migliori intenzioni, questo ci è ben chiaro. Capita, tuttavia, che, malgrado tutto, non si riesca bene a centrare l’obiettivo. Anche senza di te, a tal proposito, è una commediola che, in fin dei conti, non riesce a comunicare molto, ma che, tutto sommato, non pretende di essere più di ciò che in realtà è. E questa, come sappiamo, non è una cosa che accade spesso.

Marina Pavido

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