América

0
8.0 Awesome
  • voto 8

Angeli custodi

Tra le sorprese presenti nella competizione della 54esima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro c’è senza ombra di dubbio América, l’ultima fatica dietro la macchina da presa del giovane duo statunitense formato da Erick Stoll e Chase Whiteside, approdata in anteprima italiana sugli schermi pesaresi dopo una serie di prestigiosi riconoscimenti ottenuti nel circuito festivaliero internazionale, tra cui la menzione speciale al festival di documentari danese CPH DOX 2018.
La pellicola ci trascina per mano in quel di Colima, al seguito di the fratelli messicani, molto diversi fra loro, che si trovano riuniti loro malgrado a causa di una caduta dal letto della nonna 93enne, América. Doversi prendere cura di lei in sostituzione del padre finito in carcere per un’accusa di maltrattamenti proprio nei confronti dell’anziana donna, si trasforma in una sorta di avventura per tutti e tre, accomunati da uno spirito libero e da un penchant per il tabacco verde, lo yoga e la meditazione, che tuttavia tengono sopiti, fino a un certo punto, sotto lo stile di vita più rilassato e quasi poetico, annosi conflitti. Riuscirà il senso di responsabilità nei confronti della nonna a sanarli? È possibile che América si sia lasciata cadere dal letto con lo scopo di riunire la famiglia?
Ovviamente non saremo noi a fornirvi le risposte a queste domande, ma la visione di un’opera che fa della verità e del realismo di ciò che mostra e racconta il suo cuore pulsante. Verità che viene meno solo quando quelle rare volte gli autori mettono da parte l’osservazione per dare spazio a forzature della realtà, ad esempio alterando il corso degli eventi facendo in modo che certe situazioni non nascano in maniera spontanea (vedi ad esempio alcuni confronti dialettici tra i fratelli). È questo l’unico neo su un corpo filmico altrimenti impeccabile ed efficace, costruito benissimo su due piani narrativi che finiscono poi per convergere: da una parte la quotidianità del nucleo familiare con la macchina da presa che segue le vicende fuori e soprattutto dentro i perimetri casalinghi, dall’altra l’odissea giudiziaria del padre vissuta fuori campo attraverso contatti telefonici con i legali e incontri dei fratelli con rappresentanti istituzionali.
La pellicola del duo statunitense è un autentico colpo al cuore, al tempo stesso capace di accarezzarlo e di trafiggerlo in modalità randonomica. Un’opera che consegna allo spettatore di turno un ventaglio di emozioni diverse, che si cedono vicendevolmente il testimone arrivando alla platea come folate di vento. Arduo, per non dire impossibile, restare indifferenti al cospetto di qualcosa che attraversa la retina e scende sino al profondo. Il tutto grazie a un approccio alla materia umana che si tramuta in un bypass capace di aprire anche una porta blindata. Sincera e mai superficiale, onesta con i suoi protagonisti ma anche con chi la guarda quando si tratta di mostrare tanto i momenti felici quanto quelli più difficili, América consegna al fruitore una storia intensa e a tratti struggente di legami familiari e conflitti generazionali tra le mura domestiche, ma anche una denuncia nei confronti di un sistema sanitario e giudiziario che nel primo caso ti abbandona e nel secondo può commettere errori che possono segnare in maniera indelebile. I cineasti americani non epurano, ma catturano anche quelle situazioni sgradevoli legate alla condizione dell’anziana protagonista. Perché quello di Stoll e Whiteside è anche e soprattutto un film sulla senilità, che per veridicità e importanza dei contenuti riporta la mente a Zavorra di Vincenzo Mineo.

Francesco Del Grosso

Leave A Reply

undici + due =